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Coronavirus, chiuso in un monolocale in quarantena e a corto di soldi: “Sono stremato”

Da 5 settimane è in quarantena in Italia perché positivo al Covid: a Iene.it Miguel Roa racconta com’è la vita in isolamento all’estero, scandita da tamponi che da negativi diventano positivi dopo qualche ora. Oltre che con il coronavirus, questo cuoco 28enne deve fare i conti anche con il lavoro e i problemi economici

“Da cinque settimane sono in quarantena in Italia perché positivo al coronavirus”: se vi siete mai chiesti come sarebbe contagiarsi all’estero e finire bloccati in un Paese per voi straniero, la storia di Miguel Roa racconta proprio questo. Miguel, che è venezuelano, da più di un mese è in quarantena in Italia insieme al marito. E tra un’attesa interminabile di guarire, i problemi con il lavoro e i soldi, racconta a Iene.it com’è trovarsi in questa situazione.

“Sono un cuoco, ho 28 anni. Da metà agosto sono bloccato a Solofra, un comune di 12mila abitanti nella provincia di Avellino”, ci racconta Miguel. “Dopo essere partito da Barcellona assieme a mio marito mi sono messo in quarantena a casa della famiglia: mamma e papà sono originari del Venezuela, ma le mie radici sono italiane. I nonni erano di questo paese, dove ora mi trovo bloccato da più di un mese. Chiuso in un monolocale aspettando gli esiti dei tamponi”.

“Nessuno mi ha detto di sottopormi al tampone né a Barcellona né al porto di Civitavecchia, ma l’ho voluto fare per stare tranquillo anche se non avevo sintomi strani”, prosegue Miguel. È il 17 agosto, quando lui e il marito si sottopongono al primo tampone, dopo qualche giorno arriva l’esito che non è quello sperato: sono entrambi positivi al Covid e devono rimanere isolati fino alla guarigione. 

“Ci siamo messi nell’appartamento sotto ai miei genitori aspettando il 2 settembre, giorno in cui ci fissano un nuovo tampone”, ci racconta. Da questo giorno, in base alla sua testimonianza, inizia un ping-pong continuo e snervante di tamponi che non fanno vedere la fine di questa quarantena. A 48 ore dal primo test arriva l’esito: negativo al Covid. Rimane quindi da sottoporsi due giorni più tardi al secondo tampone che però ribalta la situazione. Miguel è ancora positivo al coronavirus: “La quarantena si allunga di un’altra settimana e anche la lista dei tamponi che devo fare”. Il 12 settembre viene ripetuto un altro test che dà risultato negativo, ma come la prima volta alla seconda verifica l’esito diventa positivo. “Tutte le volte per avere il risultato devo fare tantissime telefonate accompagnate da ansia, angoscia e nervosismo”, ci racconta. E intanto lunedì si è sottoposto al primo di un’altra coppia di tamponi, il cui esito arriverà nelle prossime ore. 

Miguel è comprensibilmente stremato, anche perché oltre che con il coronavirus deve fare i conti con il lavoro e le spese per affitto e noleggio dell’auto in Spagna. “Con mio marito lavoro in un ristorante. Io sono cuoco, lui cameriere. Prima del Covid portavamo a casa 800 euro a testa, ma ora è tutto fermo. Abbiamo ogni mese 600 euro di affitto a cui dobbiamo aggiungere 160 euro di bollette tra luce, gas, internet e il noleggio di un’auto e di un motorino”, spiega Miguel. Spese che continuano a lievitare, nonostante loro due si trovino da più di un mese in quarantena in Italia. Almeno suo marito è guarito dal Covid, ma per Miguel questo epilogo sembra ancora lontano.

“In questa situazione senza fine ho chiesto aiuto all’Asl, al Comune, alle forze dell’ordine. Nessuno mi ha dato una mano, neppure quando ho detto che avrei tentato un gesto estremo”, ci racconta ancora. “Non riceviamo assistenza, non vorrei pensare che si tratti di omofobia. Ma stare chiusi in un monolocale per così tanto tempo mi sta mettendo a dura prova”. E lo si sente anche dalle sue parole che si rompono dalle lacrime mentre ci racconta questo incubo. 

Vorrei solo poter finire in Spagna la mia quarantena, il posto dove vivo e lavoro. Più sto lontano da lì, più rischio di perdere tutto dopo cinque settimane bloccato in Italia. Ora ho proprio bisogno di casa”. 

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