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Coronavirus in Sardegna: “Noi, positivi, abbandonati a noi stessi mentre il villaggio è rimasto aperto”

La storia che ci è stata raccontata arriva dalla Costa Smeralda, noto luogo di vacanze e uno dei più colpiti dal coronavirus in questo periodo. Un gruppo di ragazzi ospiti di un villaggio turistico è stato a contatto con positivi, e alcuni si sono ammalati: “Ci hanno abbandonato a noi stessi, e non hanno detto nulla agli altri ospiti: se non fosse per la disponibilità dei vicini, non mangeremmo da due giorni”

Da zona Covid-free a nuovo focolaio d’Italia, la situazione del coronavirus è rapidamente degenerata in Sardegna. Tanto che c’è chi immagina nuove restrizioni tra i movimenti tra le regioni, come il governatore della Campania De Luca. E la storia che ci hanno raccontato alcuni ragazzi, ospiti di un centro vacanze in Costa Smeralda, sembra sollevare più di un dubbio su come viene gestita la pandemia sull’isola sia da parte delle strutture private che da parte della autorità sanitarie.

“Siamo un gruppo di ragazzi, arrivati in Costa Smeralda per fare una vacanza in un villaggio turistico nella zona di Arzachena”, ci raccontano Michael e Federico. “Qui abbiamo conosciuto tante altre persone, anche alcune ragazze di Roma: abbiamo passato una settimana insieme, tutto il giorno tutti i giorni”. E’ il periodo dal 10 al 17 agosto, e fin qui sembra una normale vacanza di giovani in un paradiso terrestre come la Costa Smeralda.

Ma, almeno a sentire il loro racconto, la vacanza diventa velocemente un incubo: “Tornate a Roma, le ragazze hanno fatto il test e sono risultate positive al coronavirus”. Saputa la notizia, i sei ragazzi del gruppo ancora nel villaggio turistico si radunano e comunicano tutto alla direzione della struttura: “La prima cosa che ci hanno detto è ‘state zitti, non dite niente a nessuno’. Noi però avevamo il volo di rientro il giorno dopo, e non potevamo mentire nell’autocertificazione negando di essere stati a contatto con delle persone positive”.

I ragazzi quindi, sempre secondo il loro racconto, responsabilmente decidono di non partire: “Poco dopo a uno dei nostri compagni è venuta la febbre a 38, lo abbiamo detto alla direzione e loro ci hanno dato un bungalow in più per isolarlo. Lo abbiamo chiesto noi, perché loro inizialmente non volevano darcelo”. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma qualcuno ha avvertito le autorità competenti del possibile focolaio? “Loro ci hanno detto di essersi mossi con l’Asl, solo che noi non abbiamo avuto nessun tipo di contatto. Ci hanno anche detto che entro un giorno sarebbero venuti a farci il tampone, ma non è successo”.

E nel frattempo? “Noi ci siamo isolati di nostra spontanea volontà”, raccontano. “L’organizzazione della struttura non ci ha detto di farlo. Noi abbiamo avuto contatti con un sacco di gente lì presente, ma le attività come i balli di gruppo sono continuate senza che fosse detto niente a nessuno”. E così si arriva a giovedì sera, quando “alle nove vengono da noi e ci dicono: ‘preparate la roba, tra un quarto d’ora vi portiamo via’”.

I ragazzi vengono trasferiti in una villetta fuori dal villaggio turistico: “A spese della struttura, che ci ha detto di essere d’accordo con l’Asl e i carabinieri”. Ma ci sarebbe un problema: “Il proprietario della villetta non sapeva che noi fossimo in isolamento in attesa di tampone, ci ha detto che il villaggio non lo aveva informato. Era incazzato nero, diceva di voler far denuncia”.

Noi di Iene.it abbiamo contattato il proprietario della villetta, che ci ha confermato la versione dei ragazzi e di aver interessato i suoi legali. “Noi ci siamo sentiti presi in giro perché ci hanno cacciato dal campeggio senza dire niente a nessuna delle persone ancora presenti”, ci raccontano ancora Michael e Federico. “Sono tutti in pericolo. Se ci fossero contagiati nella struttura e uscissero, si rischierebbe un disastro”.

Nella casa in cui sono stati trasferiti, intanto, nessuno sembra aver fornito loro assistenza: “Per fortuna che ci sono dei vicini molto cordiali che ci hanno portato qualcosa da mangiare, sennò era da due giorni che non mangiavamo: siamo abbandonati a noi stessi, il campeggio non ci ha aiutati in niente”. Intanto i ragazzi, che sono nella villetta da due giorni, hanno ricevuto i tamponi dell’Asl: “Tre di noi sono positivi, due per fortuna no e stiamo ancora aspettando l’ultimo esito, quello di Michael. Però l’Asl non ci ha detto nulla, siamo stati abbandonati qui e nemmeno separati tra positivi e negativi. E’ assurdo”.

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