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Coronavirus, seconda ondata peggiore della prima? Il confronto con l'influenza spagnola | I DATI

Con l’arrivo dell’autunno in tutta Europa è arrivata anche la seconda ondata di coronavirus: anche l’Italia, ultima tra i paesi del Vecchio continente, sta vedendo i suoi casi esplodere. Ma questa seconda ondata sarà peggiore della prima, come è stato per l’influenza spagnola? Ecco le similitudini e le differenze con la pandemia di cento anni fa

La seconda ondata della pandemia di coronavirus si rivelerà peggiore della prima? La domanda, di fronte alla crescita verticale dei contagi in tutta Europa, comincia a circolare insistentemente, insieme alla paura di ripiombare nell’incubo vissuto a marzo. E anche perché si cominciano a fare paragoni con la seconda ondata pandemica dell’influenza spagnola, che in pochi mesi uccise oltre cinquanta milioni di persone. Ma quali sono le similitudini, le differenze e le lezioni che possiamo imparare da quanto successo cento anni fa?

Nel caso dell’influenza spagnola, come detto, la seconda ondata fu molto più grave della prima. Dopo una prima crescita nella primavera del 1918, con l’estate sembrò che il virus fosse sparito. Ma tra settembre e ottobre i casi esplosero improvvisamente, causando in tutto il mondo un numero di morti stimato tra i 50 e i 100 milioni dall’autunno di quell’anno fino alla fine della terza ondata pandemica nel 1920. 

Uno scenario che suona, per certi aspetti, simile come scadenze temporali e ovviamente molto diverso come numero di morti: per fortuna il coronavirus si è mostrato finora molto meno letale dell’influenza spagnola. I numeri sono così diversi da risultare difficili da comparare, ma il comportamento simile dei due virus è stato sottolineato anche dal direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra a fine giugno: la spagnola infatti “si comportò esattamente come il Covid, andò giù in estate e riprese ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata”, ha detto Guerra il 27 giugno parlando della possibilità che ci fosse una seconda ondata.

Seconda ondata che puntualmente è arrivata, prima dai nostri vicini come Spagna e Francia, e adesso anche in Italia. Un’importante lezione che poteva essere imparata e che invece sembra sia stata ignorata. Un’opinione non nostra:  "È stato sottovalutato il fatto storico che tutte le pandemie hanno una seconda ondata, più pericolosa della prima". Queste parole, pesanti come macigni, sono state pronunciate da Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute per la pandemia del coronavirus. 

Resta comunque aperta una domanda: come nel caso della spagnola anche la seconda ondata di coronavirus sarà peggiore della prima? E’ ancora presto per poterlo dire, anche perché i numeri dei contagiati sono inevitabilmente influenzati dalla capacità di test: oggi siamo molto più pronti che a marzo, e se i nuovi positivi salgono rapidamente è anche perché siamo più attrezzati per scovarli. 

Tuttavia non bisogna sottovalutare la diffusione del virus: ieri sono stati registrati 5.456 nuovi casi. Il giorno record è stato il 21 marzo, con 6.557 positivi. Nell’ultima settimana, i nuovi casi sono stati 29.621 contro la settimana record del 22/28 marzo in cui se n’erano registrati 38.551. Cifre sempre più simili e che probabilmente sono destinate a essere superata, visto l’andamento ascendente della curva epidemica in questo periodo. Dobbiamo insomma aspettarci che in questa seconda ondata il numero di casi registrato sia ampiamente superiore a quello della prima ondata, anche se come detto gioca un ruolo chiave la migliorata capacità di scovare i contagiati.

Per quanto riguarda il numero di decessi, invece, siamo fortunatamente molto lontani dai picchi della prima ondata: ieri se ne sono registrati 26, contro il triste record di 919 del 27 marzo. La scorsa settimana sono stati 180, contro i 5.303 registrati dal 22 al 28 marzo. Qui i numeri sono ancora lontanissimi, sebbene in crescita, a ulteriore testimonianza del fatto che oggi scoviamo molti più casi asintomatici o con pochi sintomi grazie alla migliore capacità di effettuare e analizzare i tamponi.

Insomma, si può concludere che nella seconda ondata il numero di nuovi casi registrati probabilmente supererà - e non di poco - quello della prima. Esattamente come avvenuto, si stima, nella seconda ondata dell’influenza spagnola. Le vittime invece, se le strutture ospedaliere reggeranno il peso dei numeri crescenti e continueremo a rispettare il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine, non dovrebbero tornare a toccare quei picchi. Nel caso della spagnola invece le vittime furono molte di più nella seconda ondata, anche a causa della scarsa preparazione sanitaria comparata a quella odierna e alle conseguenze della Prima guerra mondiale.

Con un’ultima avvertenza: l’influenza spagnola ebbe anche una terza ondata, meno forte della seconda ma più forte della prima. In attesa dei vaccini, la raccomandazione è sempre la stessa: usare le mascherine, stare a distanza, lavare spesso le mani. E’ la nostra migliore arma per non dover tornare come a marzo. Con una nota di speranza: Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, ha dichiarato al Corriere che entro un “paio d’anni presumibilmente saremo tornati a una normalità”. Teniamo duro.

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