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Coronavirus, i vaccini stanno arrivando ma non sappiamo quanto li abbiamo pagati

La corsa al vaccino è ormai finita, molti prodotti sono in attesa del via libera dell’Agenzia europea del farmaco per essere distribuiti. L’Unione europea ha già acquistato 1,3 miliardi di dosi, mettendo in campo decine di miliardi di euro per lo sviluppo e la distribuzione: eppure ha deciso di non dire quanto ha pagato quelle dosi

Ormai la corsa al vaccino per il coronavirus sembra finita: con l’iniezione della prima dose a una cittadina del Regno Unito, e con l’arrivo in Italia di 28 milioni di vaccini previsto entro fine marzo, la luce in fondo al tunnel sembra sempre più vicina. C’è però una importante informazione che - per adesso - non abbiamo: quanto ci costa quella luce? Cioè quanto paghiamo per avere quei vaccini?

Facciamo un passo indietro: subito dopo l’esplosione della prima ondata in Europa, è diventato evidente quanto fosse urgente potenziare i sistemi sanitari e adoperarsi per avere il prima possibile un vaccino. Il 4 maggio, il giorno della fine del lockdown in Italia, la Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen ha lanciato il Coronavirus Global Response, un’azione globale - si legge sul sito stesso - per garantire “accesso universale economicamente sostenibile al vaccino, ai trattamenti e ai test”.

A oggi, secondo quanto recita il sito stesso, sono stati raccolti 15.9 miliardi di euro. Di questi, 11.9 sono stati messi sul piatto dagli Stati membri, dalla Commissione europea e dalla Banca europea d’investimento. Inoltre 6.15 miliardi sono stati mobilitati grazie al summit ‘Global Goal: Unite for our Future’, organizzato da Global Citizen e dalla Commissione. Fondi destinati a “finanziamenti aggiuntivi per aiutare a sviluppare e assicurare un accesso equo ai vaccini, ai test e alle cure”.

Come sono stati utilizzati questi soldi? A comunicarlo è lo stesso sito del progetto della Commissione europea, che rendiconta dove sono stati investiti circa 9.8 miliardi di euro raccolti al 28 maggio: 4,3 miliardi sono stati destinati a partnership per i sistemi sanitari, 800 milioni a partnership terapeutiche, 200 milioni a partnership diagnostiche, 2 miliardi sono ancora da utilizzare e 2,3 miliardi sono stati destinati a partnership per i vaccini.

Ma non è tutto, perché a giugno la commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides aveva annunciato che l’Unione avrebbe finanziato le case farmaceutiche con sede in Europa in cambio di contratti che assicurino la fornitura del vaccino ai cittadini europei “velocemente e nelle quantità necessarie”, una volta disponibile. “Una parte della proposta è stilare un accordo di acquisto con i produttori di vaccini, dando agli Stati membri il diritto di acquistare un certo numero di dosi, per un certo prezzo”, per il quale sarebbero stati impegnati 2 miliardi di euro provenienti dall'Emergency support Instrument, uno strumento dell’Unione europea per assistere i paesi colpiti da gravi crisi.

La commissaria aveva poi spiegato che “questa iniziativa sarà strettamente coordinata con quella per raccogliere fondi a livello internazionale”, cioè la Coronavirus Global Response di cui vi abbiamo parlato prima. Insomma, una vera montagna di soldi. Molti, moltissimi dei quali provenienti da fondi pubblici.

Oggi la corsa a sviluppare il vaccino è finita, e molte case farmaceutiche sono in attesa del via libera dell’Agenzia europea del farmaco per distribuire i loro prodotti. A oggi la Commissione europea ha siglato accordi o pre-accordi con Pfizer-BioNtech, CureVac-Moderna, AstraZeneca, Sanofi-Gsk e Johnson&Johnson per raccogliere 1,3 miliardi di dosi, circa tre volte la popolazione dell’Unione, subordinati all’effettivo via libera per la distribuzione.

Ma, dopo tutte le risorse messe in campo di cui vi abbiamo dato conto qui sopra, quanto sono stati pagati questi vaccini? Ebbene, non lo sappiamo. La Commissione europea infatti ha deciso di non rendere pubblici gli accordi con le case farmaceutiche. A spiegare il perché è la stessa Commissione sul suo sito: “I contratti sono protetti per ragioni di riservatezza, garantita dalla natura altamente competitiva del mercato globale”. Tradotto, per paura che qualcuno faccia un’offerta più alta e si porti via quelle dosi di vaccino per cui l’Unione ha già impegnato una fortuna.

Per la Commissione la decisione di non pubblicare gli accordi è presa per “proteggere le trattative importanti e le informazioni industriali, come i dati finanziari e i piani di sviluppo e produzione”. Specificando poi che “tutte le compagnie richiedono che tali informazioni sensibili rimangano confidenziali tra le parti in causa”.

Quello che sappiamo invece, per voce delle case farmaceutiche stesse, è quanto costano le singole dosi: i produttori dei vaccini infatti avevano dichiarato già all’inizio di questa corsa che si sarebbero impegnati a mantenere il costo d’acquisto intorno a quello di produzione. Il vaccino di AstraZeneca - come riporta il Sole24Ore - dovrebbe costare 2,8 euro a dose, quello di Moderna 25 dollari, quello di Pfizer 19,5 dollari.

Proprio quest’ultimo vaccino però, secondo quanto riporta Reuters, dovrebbe costare all’Europa meno dei 19,5 dollari di costo della singola dose per via dei finanziamenti ricevuti da parte dell’Unione europea e della Germania per sviluppare il vaccino.

Quale sarà il costo finale però non lo sappiamo, appunto perché la Commissione ha deciso di non rendere noti i dettagli degli accordi. Serve davvero tutta questa riservatezza, dopo i tantissimi soldi pubblici che sono stati investiti? Oppure i cittadini hanno diritto di conoscere dalle loro istituzioni quanto abbiamo pagato questi vaccini?

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