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Corrida, fine dello spettacolo finanziato anche dagli italiani? | VIDEO

Il coronavirus ha messo particolarmente in crisi la corrida, e ora in tanti stanno facendo pressione sul governo per mettere fine a tutti i sussidi pubblici al settore, anche quelli dall'Europa, cui contribuiamo anche noi italiani

Sono in tanti a chiedersi se il coronavirus segnerà la fine della corrida in Spagna. Questo non solo perché lo spettacolo, che inizia a marzo e finisce a ottobre, quest’anno non è ancora partito, visto che sono vietati gli assembramenti. Ma anche perché il governo ha stanziato per tutti gli aiuti per questo periodo difficile, escludendo però la corrida. Anche perché gli animalisti, al grido di "la tortura non è cultura", stanno facendo pressione proprio sul governo per mettere fine a tutti i contributi pubblici che riceve la corrida. E quindi anche quelli legati alla politica agricola comune, cui contribuiamo anche noi italiani con le nostre tasse.

La pac, politica agricola comune, sono l'insieme di regole e soldi per chi fa agricoltura e allevamenti. Si tratta di oltre 300 miliardi per sette anni. Un report del 2013 dei verdi spagnoli del Parlamento europeo ha calcolato che di questi alla corrida vanno 130 miloni di euro l’anno. Il pagamento della pac, infatti, viene erogato a pioggia, cioè con pagamenti diretti a seconda degli ettari di terreno o il numero di capi.

E quindi non conta che fine farà l’animale.

E la corrida non riceve solo finanziamenti europei. Sempre il report dei Verdi spagnoli ha calcolato che di sussidi dalla Spagna il settore riceve 571 milioni di euro l’anno. "Senza i contributi pubblici la corrida non sopravvivrebbe", sostiene Eleonora Evi, eurodeputata M5S.

Come mostrano in esclusiva le immagini filmate da un investigatore della Lav in una delle ultimissime corride di ottobre scorso a Madrid, lo spettacolo è scandito da una sua ritualità. Prima di entrare nell'arena il toro viene trafitto da un arpione di 9 centimetri, così si mette immediatamente sulla difensiva, perché il toro è un erbivoro che altrimenti non sarebbe portato ad attaccare l'uomo. Poi cominciano tre fasi della corrida. Il primo è quello del cavallo del picador, che inserisce una lancia di legno con la punta affilata di anche trenta centimetri dentro i muscoli dei tori. Poi sulle ferite vengono conficcate le banderillas, arpioni da 6 centimetri, che rimangono dentro l'animale. E poi arriva la fase finale, il tercio de muerte, con il mantello, così l'animale si esaurisce completamente. Il torero si posiziona nell’angolo cieco del toro, perché il toro ha gli occhi sulle parti laterali del muso, e lo colpisce con la spada nel torace. Ma per decretare la vittoria del torero il toro deve cadere, e allora con una spada tra la prima e la seconda vertebra cervicale gli taglia il midollo spinale. Così l'animale si accascia a terra, e muore per il soffocamento causato dal sangue in un lasso di tempo che va da uno a tre minuti.

Come premio al torero, se il pubblico ha apprezzato lo spettacolo, si taglia l’orecchio del toro, talvolta quando l'animale è ancora vivo. E questo viene lanciato anche al pubblico, e spesso sono i bambini a raccoglierlo e a mostrarlo con orgoglio, come si vede nelle immagini raccolte dalla Lav.

E proprio sui bambini l'Onu nel 2018 ha fatto una raccomandazione alla Spagna: “Andrebbe proibita la partecipazione dei bambini sotto i 18 anni sia come toreri che come spettatori”. Già perché i bambini possono anche imparare a diventare toreri, e uccidere tori all'età di quattordici anni, come mostrano le immagini registrate da Animal Guardians.

La carne ottenuta dai tori che hanno partecipato alla corrida può essere venduta, ma va indicata la sua provenienza, visto che, come spiega a Giulia Innocenzi Marta Estaban, "è considerata un sottoprodotto perché è di un colore scuro, è dura e secca, e conservata in malo modo". Anche a causa dello “stress del trasporto e della corrida, gli sbalzi emotivi, l’intenso lavoro dei muscoli e le ferite”, come spiegano i veterinari spagnoli di Avatma. Inoltre la carne di toro ha anche "un rischio molto elevato di contaminazione batterica, a causa delle lesioni che subiscono questi animali durante la corrida. Ed è per questo che costa molto poco, circa un euro al chilo.

"In questo c’è una violazione molto chiara della pac", commenta Roberto Bennati della Lav a Giulia Innocenzi. "L’Unione europea, attraverso la politica agricola comune, vuole garantire che il cibo che arriva sulla tavola dei cittadini sia di qualità". E proprio in questi mesi si sta discutendo la riforma dei finanziamenti all'agricoltura, e sui sussidi alla corrida c'è da scommettere che si aprirà un vero e proprio campo di battaglia. "Già nella scorsa legislatura abbiamo tentato di emendare il bilancio dell’Unione europea per evitare di finanziare pratiche antistoriche come la corrida", spiega l'eurodeputata Evi. "Venne votato a larga maggioranza, ma successivamente calpestato dal Consiglio e dalla Commissione europea, perché le modifiche per entrare in vigore devono essere fatte all’interno della pac". Staremo a vedere come andrà a finire.

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