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“Covid, Asia orientale meno colpita grazie a un'immunità da virus simili”

La teoria arriva dal prestigioso quotidiano statunitense The Wall Street Journal sulla base di studi giapponesi. La circolazione, più volte e a più ondate, di coronavirus simili al SARS-CoV-2 avrebbe fatto sviluppare una maggiore immunità al Covid. Per questo, anche se tutto è partito dalla Cina, l’impatto della pandemia sarebbe stato più basso in Oriente rispetto a Europa e America come totale di contagi e di morti

Essersi imbattuti in forme di coronavirus simili al SARS-CoV-2, di più e prima degli altri paesi del mondo, potrebbe aver favorito l’Asia orientale, che ha risentito molto meno rispetto a Europa e America soprattutto delle ondate di Covid successive a quella di inizio anno. La teoria viene riportata dal prestigioso quotidiano statunitense The Wall Street Journal.

Come potete vedere dal grafico qui sotto riportato dal Wall Street Journal, sui dati registrati ogni settimana per milioni di abitanti da inizio anno, che ci siano meno morti e contagi anche in termini assoluti nell’Est e Sud-Est asiatico è un dato di fatto, anche se l’epidemia è partita proprio dalla Cina.


 

Certo, c’entrano anche altri fattori come le politiche di prevenzione e quarantena molto rigide adottate in queste aree, anche per la presenza di governi autoritari o comunque molto “forti” che potevano imporle come è successo a Pechino come a Seul. Come c’entra il fatto di aver avuto in Asia dei piani pandemici già pronti da attuare, preparati e migliorati fin dai tempi della Sars, il SARS-CoV-1, del 2002. Fatto sta che in Cina, secondo quanto riportano le autorità locali, l’epidemia sembra finita mentre Corea del Sud e Giappone stanno affrontando efficacemente addirittura una terza ondata, con una vita molto più vicina alla normalità rispetto al mondo occidentale.

Del perché sia successo si è occupato Yasuhiro Suzuki, il medico più alto in grado del ministero della Salute giapponese, prima di andare in pensione in agosto. “C’è una teoria molto importante che sostiene che i paesi dell’Asia orientale come Corea del Sud, Giappone, Cina, Vietnam, Taiwan, Malaysia e Singapore hanno avuto meno infezioni e morti di Stati Uniti e Europa perché sono stati esposti prima a infezioni da patogeni di questo tipo”, sostiene Yasuhiro Suzuki. In pratica molte persone qui si sarebbero ammalate o avrebbero comunque preso in precedenza coronavirus simili al SARS-CoV-2. Avrebbero sviluppato così “una sorta di immunità”, prendendo il Covid mediamente in meno casi e in forme meno acute.

“Non c’è la ‘pistola fumante’ come prova né ancora una ricerca strutturata per confermarlo”, ammette Suzuki. Alcune ricerche hanno trovato intanto anche in Occidente forme di “immunità” sviluppate da alcuni probabilmente dopo essersi imbattuti in coronavirus simili a quello dell’attuale epidemia. In particolare uno studio del Francis Crick Institute di Londra, su campioni prelevati prima della pandemia in Gran Bretagna e pubblicato sulla rivista Science, sostiene che un adulto 20 e quasi la metà di bambini e adolescenti avevano sviluppato già anticorpi per il SARS-CoV-2. Secondo una ricerca dell’università di Boston, chi si è già imbattuto in altre forme di coronavirus affronta meglio il Covid con una mortalità ridotta del 70%. Non esistono ancora però studi comparati su più paesi del mondo.

Un altro studioso giapponese, Tatsuhiko Kodama, del Centro di ricerca per le Scienze avanzate e la tecnologia dell’università di Tokyo, sostiene che virus simili a quello del Covid-19 si sono diffusi ripetutamente nell’Asia orientale. Convinto anche lui che questo possa aver generato qui una maggiore immunità.

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