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Coronavirus e positivi di lungo termine: danni permanenti a molti organi | VIDEO

Lo starebbe dimostrando una ricerca del Regno Unito, condotta su 500 contagiati di età media 44 anni: a quattro mesi dal coronavirus danni a fegato, polmoni, cuore e pancreas nel 70% dei casi. Con Alessandro Politi avevamo incontrato pazienti la cui salute si è irrimediabilmente compromessa dopo l’insorgere del coronavirus

Ve ne avevamo già parlato nel servizio di Alessandro Politi (che potete rivedere qui sopra), che aveva incontrato pazienti negativizzati dopo il coronavirus e che raccontavano dei pesantissimi effetti rimasti dopo la malattia (uno di questi aveva addirittura raccontato di essere diventato impotente). Effetti su cui stava indagando anche uno studio del professor Landi del Policlinico Gemelli di Roma, con dati davvero impressionanti.

Ora arriva una ricerca svolta in Gran Bretagna, che parrebbe confermare l’allarme: molti positivi di lungo termine di giovane età mostrerebbero danni multi-organo quattro mesi dopo l’inizio dell’infezione da coronavirus.

Lo o studio britannico “Coverscan” ha analizzato circa 500 individui, età media 44 anni, ritenuti “a basso rischio" in quanto giovani e senza particolari problemi di salute prima dell’insorgere del coronavirus. I dati, relativamente ai primi 200 individui, mostrano danni in quasi il 70% dei soggetti, che vanno a colpire organi vitali quali fegato, cuore, polmone e pancreas. Effetti molto più gravi di quelli più comuni, riscontrati nella maggioranza dei positivi al virus, tra cui annebbiamento delle facoltà mentali, mancanza di respiro e senso di stanchezza.

“I danni sarebbero lievi”, spiega tuttavia la ricerca, secondo la quale nel 25% dei casi il Covid-19 porterebbe a conseguenze in almeno due diversi organi insieme.

I primi dati scientifici, relativi a una sessantina di questi pazienti analizzati, riscontrano percentuali di danni variabili ma molto significative: polmone per il 60%, reni e cuore, rispettivamente, per il 29 e il 26% e fegato per il 10%, già due o tre mesi dopo l’inizio della malattia. Altri riscontri poi sembrerebbero suggerire addirittura modificazioni dei tessuti in alcune parti del cervello dei pazienti positivi al Covid-19.

Uno studio questo che potrebbe aiutare ad affrontare meglio le conseguenze del coronavirus nei pazienti positivi di lungo termine, perché, come ha spiegato Amitava Banerjee, cardiologa e professore associato di scienza dei dati clinici presso l'University College di Londra, "inviare le persone dal cardiologo, quindi dal gastroenterologo e poi dal neurologo sarebbe un modo inefficiente per affrontare le cose mentre la pandemia continua".

Di danni permanenti legati al Covid-19 ci aveva parlato anche Matteo Bassetti , direttore della clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana di terapia anti-infettiva: “Il coronavirus ha un impatto molto forte sul fisico e potrebbe lasciare danni permanenti in alcuni guariti”.

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