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Dieci anni dall'omicidio Vassallo, Conte scrive al fratello: “Grave che non ci siano risposte” | VIDEO

Angelo Vassallo è stato assassinato il 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola. Dopo 10 di indagini ancora non è stato scoperto chi sia stato a ucciderlo. Il premier Giuseppe Conte scrive al fratello del sindaco di Pollica, dove sabato si terrà la manifestazione di commemorazione. Con Giulio Golia abbiamo ricostruito questa lunga vicenda in cui sembrano esserci molte ombre di possibili depistaggi, bugie e silenzi

“Sento il dovere di esprimere i miei profondi sentimenti di partecipazione per la grave mancanza di risposte dinanzi a un fatto di sangue così grave”. A scriverlo è Giuseppe Conte che ha inviato una lettera al fratello di Angelo Vassallo. Il presidente del consiglio lo fa a 10 anni dall’omicidio del sindaco di Pollica, in provincia di Salerno. È il 5 settembre 2010, quando Vassallo viene ucciso con nove colpi esplosi da una pistola baby Tanfoglio calibro 9. In 10 anni non è mai stata ritrovata e neppure sono stati individuati gli assassini. Con Giulio Golia siamo andati nel paese del Cilento per indagare su questo mistero italiano. Qui sopra vi riproponiamo il primo servizio della sua inchiesta con Francesca Di Stefano.

Conte scrive a Dario Vassallo che l’ha invitato a partecipare alla manifestazione che si terrà sabato in occasione del decimo anniversario della morte del fratello. Nella sua lettera il premier, che non sarà presente all’evento, ricorda che Vassallo era stato sindaco di Pollica per ben 15 anni e che si era “impegnato fino al sacrificio della vita per la legalità, per il rispetto delle regole e delle istituzioni, per garantire gli interessi e le libertà dei cittadini, per combattere senza cedimenti la criminalità organizzata”. 

A 10 anni dal suo omicidio, non c’è ancora nessuna verità sulla sua morte. Le indagini si sono indirizzate sulla strada della droga (qui il terzo servizio), perché la movida della frazione di Acciaroli sembra ne avesse portata molta nel comune di Pollica. E Angelo Vassallo aveva cercato di contrastare in tutti i modi gli spacciatori. Le indagini si concentrano su uno spacciatore di origini brasiliane, arrivato da poco tempo a Pollica all’epoca dell’omicidio e con cui Vassallo aveva avuto uno scontro verbale. Fu visto ad Acciaroli la sera dell’omicidio, per poi andare in Sudamerica solo due giorni dopo la morte del sindaco. Ma non fu mai trovato nessun riscontro oggettivo: oggi questo spacciatore è in carcere per reati legati alla droga, ma la sua posizione per l’omicidio di Vassallo è stata archiviata ben due volte.

In questo intricato puzzle c’è l’ombra di tanti carabinieri che potrebbero essere coinvolti, facendo sorgere ulteriori dubbi (qui il secondo servizio). Tra questi c’è il maresciallo Maffia, comandante della stazione di Pollica, con cui il sindaco avrebbe avuto un cattivo rapporto per divergenze sul contrasto allo spaccio di droga nella frazione della movida di Acciaroli. E c’è anche la strana visita dei carabinieri alla casa della famiglia Vassallo due giorni dopo l’omicidio, di cui i pm sarebbero stati all’oscuro: non si è nemmeno sicuri che fossero davvero militari quelli a bussare alla porta.

Appare poi il colonnello Fabio Cagnazzo, all’epoca comandante della stazione di Castello di Cisterna, che su questa vicenda è stato indagato e poi archiviato. In questo curioso elenco di carabinieri, c’è un altro nome: Gino Molaro. Da sempre molto vicino a Cagnazzo, la sera dell’omicidio i due erano a cena insieme. Gino si era fatto notare molto, facendo un gran baccano pur essendo noto come una persona molto tranquilla.

C’è poi il “carabiniere sordo”, una persona che alloggiava a venti metri dal luogo dell’omicidio e sostiene di non aver sentito i nove spari che hanno ucciso Angelo Vassallo. Avrebbe dichiarato, secondo quanto riportato dai familiari del sindaco, di non aver udito i colpi perché si trovava in casa con le finestre chiuse. Il primo ad andare a chiedere informazioni a questo militare fu proprio Cagnazzo. Infine c’è Lazzaro Cioffi, un carabiniere che sarebbe infedele. Attualmente è in carcere accusato di essere connivente con il clan Fucito di Napoli. 

Una fonte anonima apre un nuovo fronte nell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo: c’è un possibile ruolo del generale Domenico Pisani e della sua famiglia nella vicenda? Il militare, originario di Pollica, tornava spesso nella città. E sembra che i rapporti tra lui e il sindaco non fossero esattamente idilliaci. Dietro a queste tensioni ci sarebbe stata la richiesta del militare di concedere ai fratelli Esposito una concessione balneare, rifiutata però da Angelo (qui il quarto servizio). 

Il sindaco Vassallo è stato un amministratore che “ha svolto il suo compito di primo cittadino con orgoglio, coraggio e straordinaria integrità morale, costituendo un esempio non solo per i cittadini del territorio cilentano ma per tutto il Paese”, ha scritto il premier Conte nella sua lettera. Ciò nonostante, questo omicidio è ancora irrisolto e ci sembrano tante le ombre di bugie, depistaggi e silenzi da ormai 10 anni.

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