Fine vita: il ministro per le Riforme sollecita un dibattito in Parlamento | VIDEO
“Seguirò gli sviluppi del tema che merita attenzione da parte delle istituzioni”, dice il ministro per le Riforme Federico D’Incà. Un tema delicatissimo, dietro il quale ci sono storie di dolore e dignità come quella di Davide Trentini, che Giulio Golia ci ha raccontato nel servizio di martedì scorso seguendo gli ultimi istanti di quest’uomo uomo malato di sclerosi multipla prima di morire in Svizzera
“Il tema del fine vita merita, per la sua delicatezza, la massima attenzione da parte delle istituzioni e mi riservo di seguire attentamente per quanto di mia competenza gli sviluppi della questione”. Così si espresso sulla delicatissima questione il ministro per i Rapporti con il parlamento e le riforme, Federico D’Incà. Un intervento fatto attraverso una comunicazione inviata all’associazione Luca Coscioni che in qualche modo sul tema vuole sollecitare quello dei presidenti delle due Camere.
La stessa Associazione qualche giorno fa aveva inviato una lettera firmata anche dal Comitato Eutanasia Legale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere che in Parlamento riprenda il dibattito, arenatosi nonostante il doppio monito della Corte Costituzionale per la quale l’accompagnare una persona alla morte secondo la sua volontà è un reato “non punibile se la persona è affetta da patologia irreversibile, in una condizione di sofferenza insopportabile e decide lucidamente e consapevolmente di morire ed è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitale”.
Di questo vi abbiamo appena parlato martedì scorso con Giulio Golia nel servizio che potete rivedere qui sopra. Vi abbiamo raccontato la storia di Davide Trentini che ha scelto di porre fine alle sofferenze causate dalla sclerosi multipla andando a morire in Svizzera. Un servizio molto toccante nel quale abbiamo mostrato anche il video delle sue ultime ore di vita.
Giulio Golia ha poi parlato anche con Marco Cappato e Mina Welby, che sono stati al suo fianco lottando per un fine vita davvero per tutti. “Mi chiamo Davide e sono qui in Svizzera per porre fine a tutti i miei dolori”. Questo messaggio è stato registrato la sera del 12 aprile 2017. La mattina dopo Davide Trentini, 53 anni, è morto lontano dalla sua città e dalla sua famiglia. Da 24 anni viveva con la sclerosi multipla. “Spero che anche un domani l’Italia che dice di essere un Paese civile permetta ai malati come me di non fare un viaggio come ho fatto io che non riesco neanche più a muovermi”, dice Davide che ha registrato un messaggio video poche ore prima di morire per documentare i suoi ultimi momenti perché tutti noi potessimo capire la sua sofferenza. “Spero che presto i nostri politici si diano una regolata”.
Una storia di grande dolore e di grande dignità come quella di dj Fabo che abbiamo conosciuto tre anni fa con Giulio Golia (qui il servizio). “Mi ha accompagnato qui Mina, la moglie di Piergiorgio Welby”, dice Davide nel suo messaggio registrato in Svizzera. Lei le è stata accanto a lui fino all’ultimo momento mentre Marco Cappato ha aiutato a raccogliere i soldi per poter partire, poi si è autodenunciato ai carabinieri finendo a processo per aiuto al suicidio.
Davide un anno prima del suo ultimo viaggio contatta Cappato via email. Conosce Mina Welby e insieme cercano una soluzione per lui perché il problema è anche economico. “Io non riesco a fare autonomamente niente. Neanche allacciarmi una scarpa, passo tutto il giorno a fare le stesse cose: in bagno, a fumare Thc oppure sdraiato”, racconta Davide. “Ho solamente dolori e basta, senza nessuna speranza di guarire. Sono sempre più frequenti e forti”. Dice di aver provato tutti i tipi di farmaci per fermare la malattia ma nessuno ha dato l’esito sperato: “Quando mi sdraio ho dolori dalla punta dei piedi fino alla testa e non riesco più a sopportarli”.
Quando finalmente viene fissata la data viene raggiunto da Mina Welby che ha seguito la battaglia per il diritto a morire del marito Piergiorgio. Insieme hanno fatto l’ultimo viaggio di Davide da Massa Carrara con destinazione Basilea. “Io sto sempre peggio, non ho più voglia di cadere ogni giorno”, racconta nel video della sua ultima notte. “Questo è inferno ed è troppo. La cosa principale è dolore, la parola dolore. Di notte mi svegliano in continuazione”. Davide viene ritenuto capace di intendere e di volere. “Ho seguito la storia di Fabo, l’ho invidiato alla fine”, racconta in quella sua ultima notte. “Perché lui era riuscito a venire fino a qua, io non ancora. Invece ora ce l’ho fatta anch’io!”.
La mattina dopo chiedono a Davide se ha avuto dei ripensamenti sulla sua decisione. Non ne ha avuti, i medici gli hanno preparato l’iniezione. “Gli hanno preparato la flebo, lui ha dovuto aprire il bottone perché per legge lo deve fare lui”, spiega Mina Welby. “Subito si è addormentato ed è andato via”. La storia di Davide non è come quella di dj Fabo: “Legalizzare o meno non è una questione ideologica, ma pratica”.
Oggi sia Cappato che Mina Welby sono imputati per il reato di aiuto al suicidio. Grazie a dj Fabo con la sentenza della Corte costituzionale si è raggiunto un traguardo storico (leggi qui l'articolo) ma, nonostante un’indicazione di legge chiara, il processo sulla morte di Davide sta andando avanti. Il prossimo 8 luglio i giudici di Massa si riuniranno per una nuova udienza e potrebbero emettere una sentenza.
“Che cosa cambia se a una persona stacco la macchina o faccio un’iniezione letale? Niente se ha deciso di morire per sua scelta”, commenta Cappato. “L’ambiguità è la conseguenza diretta dell’inerzia del Parlamento e della politica. Sette anni fa, abbiamo presentato una legge di iniziativa popolare. Il Parlamento è libero di dire che non è d’accordo, ma si prendesse la responsabilità di discutere e decidere senza nascondersi dietro i giudici della Corte costituzionale”.