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Coronavirus mutato, Erasmus italiani bloccati in Gran Bretagna: "Fateci passare il Natale con le nostre famiglie"

Iene.it raccoglie alcune testimonianze di studenti Erasmus bloccati nel Regno Unito dopo lo stop ai voli da e per l’Italia, imposto dal governo a seguito del diffondersi della nuova variante del coronavirus. “Alcuni di noi sono qui senza un posto dove dormire e senza più soldi: vogliamo solo tornare a casa”. La Farnesina ha dato il via libera

Sarei dovuta rientrare a casa ieri pomeriggio con un volo Ryanair, ma a causa della nuova variante di coronavirus è stato cancellato". Yuliya ha 21 anni, è di origine ucraina ma è cresciuta a Napoli, e in questo momento si trova a Leicester, dove ha appena finito il suo Erasmus. "So di tantissimi ragazzi italiani in difficoltà, perché hanno dovuto consegnare la chiave delle loro residenze universitarie", ci spiega, "e ora, con il blocco dei voli, non sanno che fare. Io per fortuna vivevo in una residenza privata: il mio padrone di casa è stato umano e mi ha fatto restare”.

Yuliya racconta di avere provato a contattare le autorità italiane, per sbloccare la situazione e ritornare dalla sua famiglia: “Ho chiamato tutti i numeri possibili, dall’ambasciata al consolato, fino alla Farnesina, con cui però ieri sono rimasta trenta minuti in linea senza una risposta. Ricevo messaggi preimpostati, ma nulla che possa risolvere la mia situazione. La famiglia è ovviamente preoccupata". 

E ieri nel corso dopo un vertice con i ministeri della Salute e dei Trasporti la Farnesina ha deciso: ritorno in Italia dalla Gran Bretagna solo per i cittadini residenti e per quanti versino in condizioni di criticità e urgenza. Inasprite anche le regole per il rientro: sarà necessario fare il tampone prima di partire e anche una volta arrivati in Italia, dove ci si dovrà rispettare una quarantena di 14 giorni. 

Yuliya in questi giorni non è sola, perché ha dato ospitalità a Sofia, sua amica e coetanea: “E' venuta a vivere nel mio appartamento, perché aveva già consegnato la chiave della residenza universitaria, e aveva anche già spedito in Italia i suoi piumoni”. Abbiamo parlato con la madre di Sofia, che non nasconde la sua preoccupazione. “Mia figlia ha avuto un attacco di panico, piange. Vogliamo far tornare a casa i nostri ragazzi per il Natale?”.

Stiamo ricevendo decine di messaggi simili da studenti bloccati nelle diverse località del Regno Unito e da famiglie in ansia preoccupate per i propri figli. Come quello di Claudia, la cui figlia è ancora bloccata in Scozia. “Ha fatto ben 2 tamponi a pagamento, a distanza di 2 giorni e sarebbe dovuta tornare a casa ieri.  Noi ovviamente capiamo la gravità della situazione, lo stato d’emergenza, ma lì ci sono i nostri figli”. 

Margherita (in alto nella foto con l'amica Claudia), 21 anni, studia a Londra da tre, quando è arrivata in aeroporto ha ricevuto il messaggio di cancellazione del volo. “Era il caos più assoluto, nessuno sapeva darci risposte. Ho visto un ragazzo implorare di partire, perché non aveva più un posto dove dormire. Gli hanno risposto: ‘Ci dispiace, non possiamo fare nulla, fatti aiutare dai tuoi genitori'”. E Claudia, una sua amica, chiosa: “Ci hanno chiuso la porta in faccia all’ultimo minuto e senza avvisare”.

Intanto è stato d'allerta per il nuovo ceppo di coronavirus, che stando alle prime informazioni circolerebbe da almeno un mese. Una mutazione di cui al momento si sa davvero poco: l’infezione si trasmetterebbe in modo molto più rapido, anche se non sembra però che possa essere più letale del vecchio ceppo e resistente a uno dei vaccini in arrivo.

Per l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, intervistato dal Sole 24 Ore, “non dobbiamo temere le mutazioni”, che di fatto sarebbero lo strumento con cui i virus si adattano all’uomo e “questa che arriva dalla Gran Bretagna non è la prima”. Le mutazioni sarebbero quindi i primi segnali di un’evoluzione che potrebbe poi portare il virus a scomparire, come è successo per l’influenza spagnola un secolo fa. Un buon auspicio all'alba del nuovo anno.

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