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Ex Ilva, nube rossa su Taranto e il Tamburi: la procura apre un'inchiesta | VIDEO

La procura di Taranto avvia un’inchiesta sulla nube rossa che ha invaso il quartiere Tamburi alzandosi da un parco minerario della ex Ilva. Il video virale è stato registrato da un passante facendo il giro d’Italia. Da sempre noi de Le Iene raccontiamo il dramma non solo occupazionale, ma anche per la salute di chi vive attorno allo stabilimento

La procura di Taranto apre un’inchiesta sulla nube rossa che sabato pomeriggio si è alzata dalla ex Ilva coprendo il quartiere Tamburi. Quegli istanti sono stati immortalati da un automobilista di passaggio sulla vicina superstrada, quel video virale ha fatto il giro d’Italia e ve lo riproponiamo qui sopra. 

A distanza di qualche giorno, la procura ha aperto un fascicolo al momento contro ignoti. I magistrati vogliono capire le cause e gli eventuali danni della nube che si è alzata durante una tromba d’aria. La polvere proveniva da un parco minerario all’interno dello stabilimento siderurgico. Nel 2012, la procura ha certificato che ogni anno da lì si alzano 700 tonnellate di polveri che ricoprivano il quartiere Tamburi e la città di Taranto. La copertura dei parchi minerari è stata ordinata dall’autorizzazione integrata ambientale proprio per prevenire la dispersioni delle polveri, ma sabato non è andata così. E ora la procura chiede chiarimenti. 

Noi de Le Iene da sempre vi raccontiamo il dramma non solo occupazionale, ma anche per la salute di chi vive attorno allo stabilimento. “È un mostro di fumo, senza si starebbe meglio”,  ci dice Gabriella. Lei ha appena 6 anni e ha già vinto la sua battaglia contro il cancro. L’abbiamo conosciuta nei servizi della nostra Nadia e siamo tornati a trovarla con Gaetano Pecoraro.

“Qui c’è un aumento del 54% dei tumori infantili a causa dell’inquinamento ambientale”, dice Valerio Cecinati, primario del reparto di Oncologia pediatrica dell’ospedale di Taranto. Della possibile chiusura di quest’industria ne abbiamo sentito parlare a lungo con le trattative tra governo e ArcelorMittal per trovare una soluzione. Intanto, i danni dell’inquinamento dell’Ilva non possono però passare in secondo piano.

Fino a un paio di anni fa, le famiglie con bambini malati dovevano curarsi lontano da casa. Come aveva dovuto fare Paola, una delle mamme incontrate dalla nostra Nadia. “Ogni volta dobbiamo fare un viaggio di 100 chilometri, 20 euro di benzina al giorno”, ci diceva due anni fa. “Ho avuto paura quando mi hanno dovuto tagliare tutti i capelli. Ho iniziato a perderli poco alla volta. Finalmente posso uscire di casa e stare insieme a tutti gli altri”, racconta sua figlia Gabriella.

Abbiamo iniziato a parlare della vicenda Ilva nel 2013 con la nostra Nadia Toffa (clicca qui per il suo servizio). Avevamo documentato le nubi tossiche che si alzavano dall’azienda e le malattie che hanno causato a chi lavora e abita lì attorno. Sei anni dopo siamo tornati a cercare i nostri amici di Taranto (qui il servizio di Gaetano Pecoraro). 

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