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Inps, al presidente Tridico lievita lo stipendio e partono le polemiche

Pasquale Tridico, dal maggio 2019 alla guida dell’ente previdenziale, si è visto aumentare lo stipendio dai 100mila all'anno del suo predecessore a circa 150mila euro. Chissà cosa ne penseranno gli italiani che da mesi aspettano la cassa integrazione 

Stipendio passato da 100mila, quanto percepito dal suo predecessore Tito Boeri, a 150mila euro l’anno. È la misura adottata dal ministero del lavoro a favore di Pasquale Tridico, presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Una misura che in queste ore genera numerose polemiche, dopo le polemiche per diverse disfunzioni dell’ente.

L’aumento dello stipendio sarebbe stato deciso dal ministero del Lavoro ed avallato dal consiglio d’amministrazione, contrari i revisori dei conti.

Dopo le inevitabili polemiche Tridico ha negato che percepirà anche arretrati per circa 100mila euro, come in un primo momento era stato riportato dalla stampa, spiegando che "il decreto interministeriale prevede i compensi del cda e del presidente da quando il cda si è insediato, ovvero da aprile 2020“ e dunque non dal maggio 2019. Nonostante questa precisione le opposizioni sono partite alla carica, chiedendone le dimissioni. 

Da quando ha assunto il nuovo incarico Tridico è stato al centro di alcune polemiche, a cominciare dal caos informatico del primo aprile scorso, di cui vi abbiamo raccontato in questo articolo.

Un caos scoppiato nel giorno di inizio della presentazione delle domande on line per il bonus di 600 euro del decreto “Cura Italia”, riservato ai liberi professionisti. Quel giorno, come vi abbiamo raccontato mostrandovi il video di quello che stava accadendo, un bug informatico ha fatto sì che gli utenti che inserivano i propri dati personali per presentare la domanda riuscissero a visualizzare quelli di altri utenti, ovviamente del tutto ignari. L’avvocatessa Cathy La Torre aveva definito il bug dell'INPS "la più grande violazione dei dati personali mai avvenuta in Italia", annunciando “la più grande class action d’Italia contro l’INPS”, il presidente Tridico aveva parlato di “intasamenti inevitabili” dato l’altissimo numero delle domande, dando poi la colpa ad attacchi hacker

Dopo questa prima grana per Tridico, era arrivata la seconda: la cassa integrazione in ritardo, un problema che a oggi riguarderebbe ancora oltre mezzo milione di lavoratori.

“Vivo con i 20 euro al giorno di Naspi che riceve il mio compagno”, ci ha raccontato disperata Agnese, un’operaia che adesso rischia anche lo sfratto. “Non percepisco la cassa integrazione da 5 mesi e faccio davvero fatica ad andare avanti”.

”Quei soldi mi servono per vivere – aveva aggiunto un altro lavoratore, Michele - . Mi sto facendo prestare i soldi per le spese quotidiane, cosa aspetta l’Inps a pagarmi quei 1000 euro del mese di aprile?”. 

E infine, delle ultime settimane, la polemica fortissima su alcuni parlamentari che avrebbero fatto richiesta (e in alcuni casi ottenuto) del cosiddetto "bonus Covid" di 600 euro.  

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