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Pfas nelle acque del Veneto, i medici: “Un disastro sanitario” | VIDEO

Con Nadia Toffa vi abbiamo raccontato la bomba ecologica e sanitaria legata all’infiltrazione di Pfas nei terreni agricoli delle province venete. Un’associazione di medici ambientali accusa: “È una delle emergenze italiane più gravi, occorre una legge per limitare i fanghi di depurazioni”

Quella da Pfas è una delle più gravi emergenze ambientali, che necessita di approfonditi studi epidemiologici e di una accurata mappatura dei pozzi. Lo sostiene l'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente, che durante una conferenza stampa alla camera dei Deputati ha fatto il punto sul grave inquinamento di una parte del territorio della regione Veneto.

Un allarme, quello che riguarda le province di Vicenza, Verona e Padova, di cui ci ha parlato più volte nei suoi servizi Nadia Toffa, come potete vedere sopra.

Per l’associazione dei medici ambientali “gli acidi usati nei processi industriali e poi sversati per decenni nel suolo e nelle falde acquifere hanno causato una delle emergenze sanitarie e ambientali più gravi che il nostro Paese abbia mai dovuto affrontare". Le richieste alla politica sono chiare: “Una legge nazionale che obblighi a dosare le Pfas prima che i fanghi di depurazione siano sparsi sui terreni agricoli come fertilizzanti e che il limite di Pfas nell'acqua sia pari a zero".

Il presidente di Isde Veneto, Vincenzo Cordiano, ha spiegato che “i limiti di 100 ng/l per tutte le Pfas previsti in Europa nell'accordo preliminare sulla direttiva acque sono altissimi perché basta un solo nanogrammo per litro nell'acqua di acido perfluoroottanoico, una delle molecole più tossiche, per raggiungere nel sangue, nel giro di un paio di anni, concentrazioni potenzialmente tossiche specie per neonati, gravide e anziani".

Intanto al tribunale di Vicenza si tengono le udienze sulla contaminazione dell'acqua da Pfas in Veneto, che sarebbe stato causato in maniera dolosa dall’azienda Miteni.

Con Nadia Toffa, già nel 2016, vi abbiamo raccontato la situazione dell’acqua nelle aree attorno a quell’azienda, che produce proprio Pfas. Parliamo di pericolose sostanze usate come impermeabilizzanti per pentole, tessuti, scarpe, cartoni per le pizze. Il processo che sta per iniziare vede numeri da record: 13 imputati, decine di richieste di costituzione di parte civile tra enti pubblici e persone fisiche in rappresentanza di più di 200mila residenti. Anche il danno stimato dai primi riscontri dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, purtroppo, sono da record: 136,8 milioni di euro.

Come vi abbiamo raccontato con Nadia Toffa, secondo studi americani, i Pfas possono provocare malattie come diabete, problemi alla tiroide, aumento del colesterolo con rischi di ictus e infarto, gestosi e varie forme di tumore. Nelle zone interessate, abitate da 300mila persone, è stato riscontrato un aumento della mortalità dal 10 al 30%.

Le acque contenenti Pfas non solo sono state bevute dagli abitanti dell’area ma sono state usate anche per irrigare i campi, con pericolo di inquinamento per ortaggi e verdure, con rischi anche per l'acqua e il cibo degli animali. In pratica, potrebbero aver inquinato frutta, verdura e carni che potrebbero essere finite nei supermercati e sulle tavole di tutta Italia. Alcuni degli abitanti di quelle zone, incontrati dalla nostra Nadia, ci hanno raccontato che dalle loro analisi risulta presenza di Pfas nel sangue. Tra queste persone ci sono Michela e sua figlia: “Quando io vado al supermercato come faccio a comprare le cose che vengono da qua?”, ci ha detto Michela, che ha smesso di bere l’acqua del rubinetto per paura della contaminazione. “Al giorno siamo in quattro e consumiamo 12 litri d’acqua. Uso quella comprata non solo per bere e cucinare, ma anche per fare il caffè o fare l’ultimo risciacquo della verdura. Non so come certa gente quando la sera chiude gli occhi possa dormire”.

Le accuse su cui si basa il processo sono due: avvelenamento delle acque destinate all’alimentazione umana sia di falda che di superficie e disastro innominato. Dalla contaminazione, secondo l’accusa, sarebbe infatti derivato “un pericolo per la pubblica incolumità consistito, in particolare, in un elevato bio-accumulo dei contaminanti Pfas-Pfoa nella popolazione esposta”.

 

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