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Negativa ma senza il certificato che lo attesti: “Ostaggio della burocrazia da 24 giorni”

La famiglia di Marta, una giovane toscana che ha scritto a iene.it, ha terminato l’isolamento dopo la positività della madre, ma senza il certificato di revoca (che attendono da due settimane), non può tornare a lavorare

“Oggi sono 16 giorni che mia mamma non è più positiva al Covid, e ben 24 da quando si è rinchiusa in casa, ma siamo ancora tutti bloccati, senza potere uscire”.

A raccontare questa vicenda, che si svolge nella provincia di Arezzo, è Marta, una ventenne che vive con la madre e la sorella più piccola. Tutto inizia il 15 ottobre scorso. “Mia mamma lavora in una Rsa e a seguito di un tampone, il 17 ottobre scopre di essere stata contagiata. Noi viviamo in ottanta metri quadrati e così mia mamma si isola nella sua stanza. Cinque giorni dopo ci arriva la comunicazione ufficiale dell’isolamento obbligatorio, un documento in cui le viene spiegato che dovrà restare a casa fino al momento in cui l’asl non invierà il certificato di revoca, solo a seguito di tampone negativo”.

La madre di Marta, quel tampone negativo, lo ottiene il 25 ottobre, ma la situazione non cambia. “Ci siamo preparati a ricevere il certificato. Oggi sono passati 16 giorni dalla sua negatività e 24 dal giorno in cui è rinchiusa in casa, ma quel certificato ancora non arriva. Abbiamo mandato mail e chiamato, ma nessuno ci risponde. Il risultato? Mia mamma non può lavorare e non sa neanche se dal primo novembre verrà regolarmente pagata, perché non è più in malattia, essendo guarita dal covid. Io e mia sorella, che siamo risultate negative al tampone, dobbiamo attendere anche noi quel certificato. Mia sorella per fortuna studia con la didattica a distanza e può restare in casa senza problemi, ma io nel frattempo ho perso almeno 4 colloqui di lavoro. Non ho più un lavoro dal precedente lockdown e adesso speravo di trovarne uno nuovo”.

E sarebbero tante, in Italia, le persone ancora “ostaggio” di questa procedura. Se il medico di base, in linea teorica, può fare un certificato che attesti la negatività e l’assenza di sintomi per un certo numero di giorni, è pur vero che questo documento non comporta la cancellazione dalla lista delle persone in quarantena, con il rischio di essere fermati e multati ad ogni controllo.

Ricordiamo infine quali sono le nuove procedure da seguire in caso di positività al tampone, introdotte a partire dal 12 ottobre 2020:

Positivi asintomatici: possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Positivi sintomatici: possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando alterazioni di gusto e olfatto che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Positivi a lungo termine: sono le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2. In caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per alterazioni di gusto e olfatto che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi.

Se anche voi avete avuto esperienze simili a quella di Marta e siete bloccati a casa in attesa del certificato di revoca dell’isolamento, raccontateci la vostra storia scrivendo all’indirizzo redazioneiene@mediaset.it.

 

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