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Jonathan Galindo, video sulla sfida del suicidio su TikTok, la mamma: "Mi fido di lui" | VIDEO

Giulia Innocenzi ha parlato con la mamma del bambino di sette anni che ha pubblicato il video su Jonathan Galindo e la sfida del suicidio su TikTok. "Occorre trovare dei compromessi e degli equilibri, mi fido di mio figlio"

"Ciao raga, stiamo facendo una ricerca su Jonathan Galindo, voi lo conoscete. Rapisce le persone e ti dice 50 sfide da fare prima di suicidarti". Questo video, pubblicato su TikTok da un bambino di sette anni che parla di suicidio, ve lo abbiamo mostrato la settimana scorsa e vi ha fatto discutere tantissimo. A mandarcelo era stato il papà, che subito dopo averlo visto a fine luglio scorso era andato a sporgere denuncia presso il commissariato di Frosinone.

Jonathan Galindo è solo l’ultima delle minacce che circola sul web. Il suo nome è uscito dopo la tragica notizia arrivata da Napoli: un bambino, prima di gettarsi dalla finestra, avrebbe lasciato questo messaggio ai genitori: “Mamma e papà, vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi”. Secondo gli inquirenti l’uomo col cappuccio nero potrebbe essere Jonathan Galindo. Una figura inventata sul web, e che verrebbe usata per adescare i ragazzini e spingerli a sfide estreme, l’ultima delle quali il suicidio.

Dopo il nostro servizio ci avete contattato in tanti. Una mamma ci ha scritto: "a luglio mio figlio mi dice che c'è uno che adesca i bambini e che gli chiede delle prove fino a che non si suicida, mi fa il nome di questo Galindo". E un’altra mamma ci racconta che anche sua figlia è stata contattata su TikTok da un profilo con la faccia di Jonathan Galindo, che ha scritto: "Vuoi fare un gioco, faccio parte della Bluewhale, adesso sto a Taranto". La mamma è molto preoccupata, perché effettivamente vivono a Taranto, ma questa informazione non risulta da nessuna parte. Per questo ha fatto subito la segnalazione alla polizia postale.

Anche su Telegram abbiamo trovato diversi gruppi con il suo nome. In questo potrebbe essere spiegata l’origine della leggenda legata a Jonathan Galindo. “Era un clown che lavorava in un circo. Non era molto conosciuto e questo aumentava il suo odio per le persone”. Una malattia gli avrebbe gonfiato il labbro superiore, spiegando così quel volto con le sembianze di un Pippo della Disney in forma umana. E dal “17 marzo 2013”, quando scomparve “un ragazzino di soli 9 anni”, cominciarono una serie di rapimenti misteriosi di bambini, tutti attribuiti a Jonathan Galindo. Che ricordiamolo: nella realtà non esiste. Ma queste storie potrebbero essere usate da malintenzionati per adescare i bambini sul web.

Dopo il nostro primo servizio, in tanti sui social vi siete scagliati contro la mamma, accusata di aver dato l'accesso a TikTok a un bambino di soli sette anni. Che quindi ha chiesto a Giulia Innocenzi di potersi spiegare. "Eravamo in vacanza, i bambini stavano insieme e hanno fatto questa sorta di ricerca per curiosità. Quando sono stata contattata dal padre ho preso il telefono, ho visionato il video, l’ho rimosso, dopodiché ho parlato con mio figlio e gli ho spiegato i pericoli… I bambini sbagliano e sta a noi genitori correggerli. Se dare l'accesso ai propri figli sui social è un reato", ha spiegato, "la polizia postale dovrebbe arrestare milioni di persone, perché ci sono milioni di bambini su TikTok".

I bambini però non potrebbero stare sui social: per iscriversi con il consenso dei genitori bisogna avere 13 anni. "Io da madre penso che con i bambini bisogna trovare dei compromessi e un equilibrio, cercando di non essere né troppo permissivi né troppo rigidi". Il papà del piccolo è preoccupato, perché, come ci spiega, "La madre gli ha chiuso l’account vecchio e gliene ha aperto uno nuovo, mettendo delle restrizioni a me". Da fine luglio, quando il papà ha sporto denuncia, non è successo nulla. "Ho richiamato la polizia postale il giorno successivo che ho saputo della tragica vicenda del bambino di Napoli", spiega alla Innocenzi. "Mi hanno invitato a contattare la procura del tribunale dei minori". Che però lo rimbalza, così come fa anche l’assistente sociale.

Da dopo il nostro primo servizio il papà ha presentato un'altra denuncia per chiedere la chiusura del nuovo account di TikTok del figlio. I genitori, che sono separati, hanno nuovamente litigato. Le visioni dei due sembrano davvero inconciliabili.

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