Il mistero della morte di Gaia: “È stato il coronavirus?” | VIDEO
Roberta Rei ci racconta la morte misteriosa di una ragazza di 27 anni che in una clinica del novarese attendeva da settembre un trapianto di polmone. Per la zia Sissy che l’ha cresciuta, Gaia sarebbe stata infettata dal Covid che potrebbe aver preso solo in clinica: “L’hanno abbandonata, nessuno mi diceva nulla”
Roberta Rei incontra Sissy, la zia di Gaia, una ragazza di 27 anni affetta da una grave malattia genetica e morta a un passo dal trapianto di polmone dopo aver atteso anni e fatto grandi sacrifici per entrare lista. La ragazza si trovava in una clinica del novarese, una delle zone piu colpite dal coronavirus: era tutto pronto per il trapianto, doveva solo aspettare e fare fisioterapia, ma Gaia da lì non è uscita viva.
Siamo a fine marzo, in piena emergenza Covid, con il novarese che è diventato “zona rossa” per la diffusione di focolai di Covid-19. Alla Maugeri di Veruno viene aperto un reparto per curare pazienti positivi al coronavirus e Gaia, proprio in quei giorni, inizia ad avvertire strani sintomi, stordimento, tremori. La ragazza, in alcuni audio messaggi inviati alla zia Sissy, lamenta di sentirsi sempre peggio e di essere stata spostata in un altro reparto, dove ad attenderla non c’era la postazione dell’ossigeno, cosa che le avrebbe provocato una grave crisi respiratoria.
Gaia racconta alla zia di stare sempre peggio, con una febbre che non accenna a sparire ma alle chiamate di Sissy che cerca notizie sulla salute della nipote dal personale medico della struttura, nessuno avrebbe mai risposto. Gaia si fa sentire sempre meno, sta male. “Scusa zia se non mi sono fatta viva, sono sfinita, ho vomitato l’anima”, racconta in un vocale inviato dal suo letto. Il 20 marzo è l’ultima volta che Sissy sente la voce di Gaia: “Zia facciamo un gioco?”, chiede la ragazza, nonostante abbia solo un filo di voce.
Da quel momento Gaia non si connette più al cellulare. Il 21 marzo Sissy riceve una chiamata drammatica dai sanitari: “La stiamo intubando, stiamo cercando di salvarle la vita”. Venti minuti dopo un’altra telefonata annuncia la morte di Gaia.
Sissy sporge denuncia ai carabinieri e dopo qualche giorno viene chiamata dai militari, che le avrebbero detto che Gaia era risultata positiva al tampone del Covid-19, sulla base di un accertamento disposto dalla procura. Sissy, tuttavia, nel frattempo era già andata a dare l’ultimo saluto a Gaia, e avendo ricevuto una mail dal direttore della struttura che le spiegava che per le esequie non occorreva seguire procedure particolari, non aveva adottato nessuna precauzione. “L’ho toccata, le ho dato il bacio, l’avremmo fatto tutti”, racconta Sissy che quel giorno, nella camera mortuaria, ha rischiato di contagiarsi.
Dopo che l’autopsia sul corpo della ragazza è stata negata per la positività al Covid, la clinica, secondo quanto racconta Sissy, non avrebbe più dato notizie su dove si trovasse il cadavere di Gaia.“Ho chiesto se potesse essere stata sepolta senza il mio consenso e mi hanno risposto di sì. Ho temuto fosse finita in una fossa comune” racconta Sissy. Solo dopo 40 giorni di straziante attesa avrebbe ricevuto, leggendolo su un quotidiano online, la notizia dai giornali che il corpo di Gaiasi trovava ancora presso la camera mortuaria della clinica Maugeri di Veruno.
Gaia è stata infettata dal Covid nella clinica? E a causa di carenti misure di contenimento e protezione? Roberta Rei incontra un paziente che era ricoverato in clinica durante la permanenza di Gaia, e che racconta che il personale si sarebbe avvicinato ai pazienti senza nessuna protezione. "Un'infermiera mi ha dato un bacio in fronte". Una circostanza, quella dell’assenza di mascherine, che sarebbe stata confermata, a camera nascosta, anche da un’infermiera della clinica.
Raccogliamo poi la testimonianza anonima di una dottoressa, che lavorava in un’altra clinica del gruppo Maugeri, lo stesso a cui appartiene la clinica di Veruno dove è morta Gaia, che dipingerebbe uno scenario inquietante: “Facevamo riabilitazione ma non eravamo strutturati per le emergenze” racconta l’infermiera “ma ai primi di aprile hanno aperto un’unità Covid. Per il Covid non ci hanno minimamente formato. Dopo 20 giorni hanno fatto una riunione per spiegarci come indossare i presidi per non contagiarci, nel frattempo ci siamo informati su Internet. La clinica cercava da 10 anni di aprire un reparto di sub-acuti perché per ogni paziente sub-acuto la Regione paga alla clinica 500 euro al giorno, contro i 300 di un paziente in riabilitazione e il Covid rientra nei sub-acuti. A ogni turno ci davano solo due mascherine per 4 persone, noi ce le scambiavamo e ci spruzzavamo solo un po' di alcol sopra. I medici che lavorano nel reparto Covid sono gli stessi che curano gli altri pazienti, cambi il camice mono uso e via. Noi medici possiamo essere stati veicolo di contagio perché non eravamo protetti e passavamo dai Covid a quelli in riabilitazione”.
Come è possibile che Gaia abbia preso il coronavirus se non usciva da mesi? E la clinica Maugeri di Veruno ha fatto il possibile per proteggerla? Abbiamo provato a parlare con chi era insieme a Gaia negli ultimi attimi della sua vita, un’infermiera, che però non vuole raccontare nulla. Cerchiamo allora il direttore sanitario della Maugeri di Veruno, Gianluca Avanzi, per avere qualche risposta, e questa è la sua replica: “L’autorità giudiziaria ha messo sotto sequestro la salma e noi siamo allineati con tutto quello che deciderà. Se è vero o non è vero che non abbiamo mai risposto alla zia di Gaia, lo stabilirà l’autorità giudiziaria. Quando finirà l’indagine io risponderò umanamente”.
Per conoscere la verità sulla morte di questa ragazza di 27 anni bisognerà ancora attendere.
In relazione al caso della morte della giovane Gaia Contini, ventisettenne della provincia di Varese, di cui abbiamo scritto negli articoli dell’1.06.2020 e del 2.06.2020, l’Istituto Maugeri di Veruno, presso il quale era ricoverata la ragazza, ci ha scritto per segnalare che il Tribunale di Novara ha archiviato definitivamente la querela presentata, per fare luce sulla vicenda, dai familiari di Gaia. Secondo quanto riferito dall’Istituto non sarebbero infatti emerse responsabilità da parte del personale medico.