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Molestata due volte sul treno: “Ho paura anche a casa mia”

Chiara è una 23enne di Siena. In un anno ha subito due molestie da due uomini che si sono masturbati davanti a lei mentre era in treno, l’ultima volta pochi giorni fa. Quando la ragazza chiama 112, le avrebbero detto che “sarebbe dovuta rimanere lì con il presunto molestatore e denunciarlo”. Vive tra paura, attacchi di panico e “flash di quell’uomo”: ecco la lettera che ha mandato a Le Iene

Chiara è una 23enne che vive in provincia di Siena. Un anno fa, mentre andava a Siena in treno, un uomo si siede vicino a lei, inizia a masturbarsi e “le fa la linguaccia”. Pochi giorni fa l’incubo è tornato: “Un altro uomo, alla stazione di Poggibonsi, si è masturbato guardandomi mentre io ero in treno e andavo verso Empoli”. Questa volta Chiara (il nome di fantasia), sempre più impaurita, decide di chiamare i carabinieri che, secondo quanto sostiene la ragazza, le avrebbero detto che “sarebbe dovuta rimanere lì con il presunto molestatore e denunciarlo”.

Il suo racconto, tra sensi di colpa, domande senza risposta e un’angoscia che fa male solo a leggerla, è lo specchio della vita del 50% della donne in Italia. Tante infatti, secondo i dati dell’Istat, hanno subìto almeno una molestia fisica, una telefonata oscena o un atto di esibizionismo.

Ecco qui sotto tutta la lettera che Chiara ha mandato alla nostra redazione.

“Care Iene,
sono una ragazza di 23 anni e studio all’Università di Siena. Come tanti miei coetanei spesso sono costretta a prendere il treno sulla tratta Siena – Empoli e vi scrivo perché purtroppo sono stata vittima di due eventi che mi hanno lasciata scossa.

Circa un anno fa, mentre tornavo a Siena alle 4 del pomeriggio, ho visto un uomo basso e robusto che avrà avuto tra i 40 e i 50 anni. Durante il viaggio (di circa 1 ora) cambiava spesso vagone in cerca di un posto. Verso la fine del viaggio, quest’uomo si è seduto vicino a me ed ha iniziato a masturbarsi. Dopo essermi spostata, per ovvi motivi, in un altro vagone, ho chiamato con me una ragazza ed una signora le quali erano già al corrente di questo tipo di pericoli sulla tratta in questione. L’uomo è sceso alla stazione di Poggibonsi. Io, scesa a Siena, ovviamente ho denunciato l’accaduto ma l’uomo non è stato trovato.

Cose che capitano, mi ripeto. E non potendo fare altro se non cercare il suo volto tra la folla, cerco di sdrammatizzare. Pochi giorni fa però, alle 11 di mattina, mentre andavo in direzione Empoli, sempre alla stazione di Poggibonsi, vedo un uomo alto, magro, capelli bianchi e con una stampella, con una mano in tasca. Inizia a muovere la mano, e con gli occhi sgranati mi ripeto che la mia è solo suggestione dovuta all’evento precedente. Il treno riparte e lui, sempre con la mano in tasca, continuava con dei movimenti che lasciavano sempre meno spazio a dubbi. Mi fissa. Mi fa la linguaccia. Mi sento più “al sicuro” perché ormai il treno è ripartito ed avviso il controllore di quello che è successo e anche che non è la prima volta che capita una cosa del genere, gli chiedo di mandare qualcuno ma sono quasi certa di esser stata ignorata. Chiamo il 112. Descrivo l’accaduto e descrivo l’uomo in questione, dopo un’oretta richiamo per sapere se fosse stato trovato. Mi dicono no e che “sarei dovuta rimanere lì per poterlo denunciare”, rispondo che se avessi avuto piacere a rimanere lì con lui non avrei di certo denunciato. A quel punto ho capito che il fatto che ci fosse un maniaco intento a masturbarsi in una stazione trafficata anche da ragazzini che vanno e tornano da scuola, con una semplice frase, è stato ridotto a semplici scartoffie da compilare.

I sensi di colpa aumentano sempre di più. Forse è colpa mia perché non ho avuto la prontezza di denunciare mentre tutto ciò stava accadendo, perché se davvero fossi rimasta lì quella persona sarebbe stata punita (?). Perché mi è accaduto per la seconda volta? Ho per caso fatto intendere qualcosa di sbagliato? È per come ero vestita? Forse (come mi sono già sentita dire) ho davvero esagerato a smuovere le forze dell’ordine per una persona che non mi ha “nemmeno” toccata?  Mi faccio mille domande e la risposta è sempre NO. Sono in treno e più mi convinco che ho fatto tutto quello che potevo e più piango. Mi sento sempre più impotente. Le persone che avrebbero dovuto farmi sentire protetta hanno solo contribuito a farmi sentire ancora più sbagliata.

In questi giorni vivo con costanti flash di quell’uomo, ansia, attacchi di panico, paura anche mentre sono in casa mia. Immagino a quando dovrò tornare sul treno e piango. Ho comprato uno spray al peperoncino per potermi sentire più sicura ma non funziona. I sentimenti che provo sono tanti e contrastanti tanto da non riuscire a riconoscerli tutti; l’unico sentimento certo è la rabbia di vivere in un mondo così sbagliato ed ingiusto e quella non credo passerà mai. 

Ho fatto poi delle ricerche per cercare di capire se i miei due molestatori fossero già stati segnalati in precedenza e con stupore ho notato che, a Poggibonsi, gli articoli riguardanti fatti del genere non mancano e riguardano tutti uomini di età diverse e, con ancora più stupore, neanche uno di questi corrispondeva con le persone che stavo cercando. Non riesco a spiegarmi come sia possibile che dopo tutti questi eventi non siano stati intensificati i controlli a tutela soprattutto di ragazzine più piccole. TERRIFICANTE”.

Se voleste denunciare molestie o abusi, potete mandarci un'email a redazioneiene@mediaset.it.

 

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