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Morte del piccolo Luigino, 4 indagati per “falsa perizia” | VIDEO

I genitori ci hanno commosso con Roberta Rei raccontandoci la storia di Luigino, morto a 10 giorni forse per un intervento chirurgico clamorosamente sbagliato. Ora la procura di Catania iscrive quattro nomi tra gli indagati

Martedì scorso ci siamo commossi con la disperata testimonianza di Nora e Giuseppe, i genitori di Luigino, morto a soli 10 giorni di vita forse per un intervento chirurgico clamorosamente sbagliato. Oggi, dopo il servizio di Roberta Rei che rivedete qui sopra, ci sono quattro indagati per “falsa perizia” dalla procura di Catania. Si tratta di Orazio Cascio, Filippo Dones, Enrico Reginato e Angela Motta, ovvero i consulenti tecnici nominati dal pm nella prima fase delle indagini e il primario dell’Utin, l’Unità di terapia intensiva neonatale, dell’ospedale siciliano. Il procedimento era stato inizialmente aperto contro ignoti, le indagini proseguono dopo che a dicembre il gip ha respinto la richiesta di archiviazione sulla morte di Luigino nel 2016.

Il bimbo nasce all’ospedale di Catania assieme alla gemella Ginevra con un parto programmato alla 34esima settimana di gravidanza. “Vengono subito ricoverati con la stessa diagnosi di distress respiratorio e maturità polmonare completa”, spiega a Roberta Rei mamma Nora. Luigino sembra il più grave e i medici decidono di intubarlo. “Aveva più difficoltà a respirare ma gli è durata un giorno”, spiega il papà, “e infatti il giorno dopo l’hanno estubato”.

I dottori si accorgono che ha un altro problema, molto comune nei bambini nati prematuramente: il dotto di Botallo aperto, un tubicino che collega l’arteria polmonare all’aorta. “Nei bambini nati sopra la 32esima settimana il dotto di Botallo aperto o pervio, come si dice, non rappresenta sicuramente un problema”, dice a Roberta Rei il dottor Francesco Campone, neonatologo dell’ospedale Gaslini di Genova. A Catania però i medici ritengono sia necessario un intervento chirurgico urgente e quando i genitori sollevano qualche preoccupazione, li avrebbero rassicurati.

“Mi hanno riso in faccia”, sostiene il papà di Luigino, “mi hanno detto che era un intervento di una banalità… che ne facevano un’infinità al giorno”. “Le linee guida dicono che se il dotto non si chiude occorre dare una terapia farmacologica per tre giorni continuativi”, spiega ancora il dottor Campone. “Si interviene chirurgicamente solo dopo che la terapia, dopo il secondo, terzo ciclo, non ha dato i suoi esiti positivi”. Dopo una sola dose di medicine invece Luigino viene portato in sala operatoria, dove arriva l’équipe di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale di Taormina, guidata dal dottor Sasha Agati. Ma Luigino è sfortunato e durante l’intervento accade una cosa che ha dell’incredibile: viene chiusa l’arteria polmonare, invece del dotto di Botallo.

“Il bimbo era stato privato del polmone sinistro”, sostiene il papà. “Dopo mezz’ora sono usciti dicendo che l’intervento era riuscito perfettamente e ci hanno abbracciati”. Ma poco dopo quell’intervento i genitori cominciano a rendersi conto che qualcosa non va. “Era diventato scuro, non si svegliava più”, mentre la neonatologa che lo ha in cura avrebbe continuato a sostenere che era tutto a posto. Passano addirittura tre giorni prima che i medici si accorgano che qualcosa è andato storto, mentre Luigino ha un polmone fuori uso e il dotto di Botallo ancora aperto. Il dottor Campone non ha dubbi: “Hanno perso tempo, tutto è andato a carico di un solo polmone per un tempo piuttosto lungo, insopportabile”.

Luigino entra per la seconda volta in sala operatoria. “Il bambino dal primo intervento non ha aperto più gli occhi”, racconta il padre, “e dopo tre giorni dal secondo intervento la neonatologa ci ha detto di salutarlo, perché da lì a breve non l’avremmo rivisto più”. “Mio figlio non meritava di morire, aveva tutta la vita davanti”, piange disperata mamma Nora. Venti minuti dopo la morte di Luigino, il primario della terapia intensiva, raccontano i genitori, chiede di far eseguire l’autopsia da medici interni alla struttura. Il padre spiega: “Da lì mi è scattata la scintilla di andare nella stazione dei carabinieri più vicina per sporgere denuncia. Io volevo solo la verità e così aspetto una relazione dei medici della Procura che stabilisse la verità. Invece hanno scritto che il bambino sarebbe morto presumibilmente per problemi legati al suo essere prematuro”.

Per i periti della Procura, tutti medici catanesi sono scagionati, l’errore non è stato fondamentale nel determinare la morte del piccolo, perché Luigino, hanno scritto, era gravemente prematuro, e sarebbe morto comunque. “34 settimane è una grave prematurità? Ma che stiamo dicendo?”, sostiene il dottor Campone del Gaslini di Genova. Grazie alla relazione della Procura, i periti discolpano chi ha partecipato all’intervento. “Il nostro consulente mi ha detto che quello che hanno fatto a mio figlio avrebbe ucciso un toro”, aggiunge papà Giuseppe. “I suoi organi erano capaci di funzionare come i nostri”, spiega il dottor Carmine Gallo, specialista in anatomia patologica dell’ospedale Bellaria di Bologna. “Luigino è come se fosse morto asfissiato, annegato, con un polmone escluso e l’altro allagato. È morto perché gli hanno chiuso l’arteria polmonare”.

Roberta Rei va a chiedere spiegazioni al medico legale che ha eseguito l’autopsia per la procura e sorprendentemente la pensa esattamente come i genitori del piccolo: “Per me la causa della morte è che nel corso dell’intervento è stato chiuso erroneamente un ramo dell’arteria polmonare e il bimbo è andato in insufficienza. Penso sia grave che abbiano detto che è morto perché prematuro”. Andiamo allora dal medico legale a capo del collegio dei periti della Procura, che ha ritenuto la sua prematurità la causa della morte. Il dottor Cascio, ora indagato, si rifiuta di parlarci e chiama anche i carabinieri.

Cerchiamo il cardiochirurgo che ha scritto la perizia assieme a lui, il dottor Reginato, anche lui ora tra gli indagati. “Io con precisione non so come è morto”, esordisce il dottore. “Le conclusioni della perizia non le ho tirate io ma il medico legale. Io ho detto che sicuramente l’errore c’è stato però c’è da dire che non è incompatibile con la vita un breve periodo di legatura dell’arteria polmonare. Per il medico legale la causa della morte è stata la fragilità di questo bambino prematuro. I bambini di 1 kg a volte muoiono, ecco!”.

Sta di fatto che nella perizia non si dice nulla dei neonatologi che hanno avuto in cura Luigino e nemmeno si fanno i nomi di chi ha fatto parte dell’équipe che avrebbe sbagliato l’intervento. “Nel verbale del primo intervento c’è solo il nome di un cardiochirurgo e basta, come se avesse fatto tutto lui”, spiega il papà di Luigino. Raggiungiamo per telefono quell’unico nome sul verbale, il dottor Gandolfo, che ci dice: “Non vorrei parlare di queste cose”. 

“Stiamo vivendo un incubo e dopo 4 anni continuiamo ancora a lottare”, ci dice mamma Nora. A un certo punto al papà di Luigino arriva una telefonata inaspettata, quella del dottor Reginato, perito della procura della repubblica di Catania, che dice: “Ma che cosa pensavano di ottenere quei due rubagalline?”, riferendosi alla troupe de Le Iene. “La deve finire di rompere i coglioni a me. Non viene licenziato nessuno, stia tranquillo, non è che lei ottiene che questi non facciano più il loro mestiere, se lo può scordare”.

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