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Duplice omicidio Agostino, chiesto rinvio a giudizio per i due boss | VIDEO

Dopo 31 anni dal duplice omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie, Ida Castelluccio, la svolta nelle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio per Gaetano Scotto e Antonino Madonia. Con Gaetano Pecoraro ci siamo occupati di questo caso, intervistando anche Scotto

La procura generale di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di Madonia Antonino e Scotto Gaetano per il duplice omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie avvenuto il 5 agosto 1989. Per Rizzuto Francesco, che era amico dell’agente Nino, è stato chiesto il rinvio a giudizio per favoreggiamento aggravato. L’agente Agostino venne ucciso da due killer a colpi di pistola mentre entrava nella villa di famiglia a Villagrazia di Carini con la moglie, Ida Castelluccio, incinta di cinque mesi. Un mese e mezzo prima Nino aveva sventato l’attentato all’Addaura, ai danni del giudice Giovanni Falcone.

Con Gaetano Pecoraro, nel servizio del 28 febbraio 2016 che potete vedere qui sopra, abbiamo ripercorso i misteri e gli intrighi che avvolgono l’omicidio di Nino. “È morto perché faceva il suo dovere fino alla fine”, ha detto alla Iena il padre di Nino, Vincenzo, che in segno di protesta non si è più tagliato barba e capelli, “finché non avrò la verità”.

La Iena ha incontrato anche il boss Gaetano Scotto, che aveva negato non solo di essere responsabile dell’omicidio di Vincenzo Agostino ma anche di essere un affiliato delle associazioni mafiose. Era il 2016 e a proposito dell’omicidio dell’agente Agostino, aveva detto:  “Questo è tutto un processo che andrà in fumo, io non so niente”. E quando la Iena gli ha chiesto se ha fatto parte della mafia, ha risposto “No, io me ne sono andato latitante, ma non per queste cose, per la droga”. Riferendosi al padre di Nino, Vincenzo, ha aggiunto: “A me dispiace per il figlio, io non posso pensare quello che può sentire una persona quando gli muore il figlio”. Poco dopo il nostro servizio, la Procura ha acquisito questa nostra intervista.

“La mia più grande paura è di non vedere chiuso questo processo, non vedere condannato chi ha ucciso mio figlio”, ha detto alla Iena Vincenzo. Ora, dopo 31 anni dal duplice omicidio, arriva una svolta nelle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio per i due boss. “È emerso che l’agente Agostino assolveva anche ‘mansioni coperte’, che esulavano dai suoi compiti ordinari istituzionali”, si legge nel comunicato stampa della Direzione Investigativa Antimafia. “Con particolare riferimento ad iniziative assunte unitamente ad esponenti di spicco dei Servizi di sicurezza e apparentemente finalizzate alla ricerca di latitanti di mafia di spicco. Sono state acquisite, in particolare, dichiarazioni da parte di alcuni collaboratori di giustizia sugli esecutori materiali del delitto, indicati nelle persone di Gaetano Scotto e Antonino Madonia, nonché in ordine al movente, che si è rivelato di peculiare complessità, poiché ambientato nel torbido terreno di rapporti opachi tra componenti elitarie di Cosa Nostra e alcuni esponenti infedeli delle Istituzioni”.

Nelle nuove indagini è emersa poi la figura di Francesco Rizzuto, minorenne all’epoca dei fatti e amico di Agostino. Grazie alle investigazioni della Dia di Palermo, è stato possibile raccogliere prove, ora al vaglio del Gup, “sul fatto che Rizzuto, in più occasioni, abbia reso dichiarazioni false, contraddittorie e reticenti in ordine a quanto accaduto nel giorno e nel luogo in cui fu commesso il delitto e, in generale, su quanto a sua conoscenza”, si legge nel Comunicato. L’udienza preliminare è prevista per il 10 settembre. 

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