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Omicidio Mollicone, spunta un'intercettazione: chi ha occultato il cadavere di Serena? | VIDEO

Un’intercettazione potrebbe fornire nuovi elementi attorno alla morte di Serena Mollicone, la ragazza uccisa appena maggiorenne nel 2001 ad Arce in provincia di Frosinone. A distanza di 19 anni ancora non c’è il nome dell’assassino. Con Veronica Ruggeri abbiamo ricostruito i tanti misteri attorno a questo caso

Qualcuno ha aiutato a occultare il cadavere di Serena Mollicone? È il dubbio che sembra lasciare una nuova intercettazione mai sentita prima che potrebbe dare nuovi elementi attorno alla morte della ragazza di Arce, in provincia di Frosinone. Dopo 19 anni dalla sua uccisione ancora non c’è il nome dell’assassino. Con Veronica Ruggeri ci stiamo occupando di questa vicenda in cui secondo gli inquirenti ci sarebbero misteri e depistaggi. Ma nelle ultime settimane ci sono state molte novità. Come la richiesta di rinvio a giudizio fatta dalla procura per concorso in omicidio, che vede indagati l’ex comandante Franco Mottola con la moglie e il figlio Marco assieme agli ex colleghi Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano.

La clamorosa novità è emersa nel corso dell’udienza preliminare del 26 febbraio. Gli avvocati che difendono la famiglia dell’ex brigadiere Santino Tuzi, l’unica persona che assieme a Serena non può più parlare, hanno presentato questa nuova possibile evidenza. Tuzi è stato il primo che ha gettato ombre sui suoi colleghi testimoniando di aver visto Serena in caserma il giorno della sua scomparsa: "Ho visto Serena Mollicone entrare in caserma alle 11 del mattino dell'1 giugno 2001 e fino a quando sono rimasto in servizio, erano le 14.30, non l'ho vista uscire". Pochi giorni dopo questa deposizione è stato trovato senza vita nei pressi della diga del paese. La sua morte è stata derubricata come suicidio, ma per la figlia i fatti sono andati diversamente. Oggi quella deposizione è al vaglio del gup. I suoi legali hanno consegnato al gip una registrazione che potrebbe chiarire i tanti misteri attorno alla morte di Serena.

A parlare nell’audio sarebbe uno dei dipendenti dell'azienda del fratello della signora Anna Maria Mottola, la moglie dell’ex comandante. “...quello lavorava là! Se l'hanno prese sulla macchina... comunque le ho portate le macchine! I cartoni li abbiamo maneggiati! Lo scotch non me lo ricordo, però se io c'ero, io comunque l'abbiamo toccato! Quello stava insieme a noi”. È il 27 ottobre 2017, l’operaio doveva essere sottoposto al prelievo delle impronte papillari. Secondo i difensori di parte civile rivelerebbe il modo in cui è stato occultato il cadavere.

Invece la difesa dei Mottola sta cercando di dimostrare che Tuzi avrebbe mentito quando ha detto di aver visto entrare in caserma Serena, come potete vedere nell’ultimo servizio dell’inchiesta di Veronica Ruggeri che vi riproponiamo qui sopra. Hanno ribadito la loro innocenza in una conferenza stampa da loro convocata a gennaio, a quattro giorni dalla prima udienza preliminare. “Chiederemo le impronte digitali di due persone, di cui una deceduta”, dice il criminologo Carmelo Lavorino anticipando le loro prossime mosse. Poi dedica spazio a quella che lui definisce “la trappola de Le Iene”. Ci accusa di aver tagliato, spostato e manipolato le sue dichiarazioni. “Mi hanno diffamato spingendo altri soggetti ad aggredirmi”, ha detto il criminologo.

Noi non avendo nulla da nascondere nel servizio che potete vedere qui sopra vi mostriamo la parte integrale dell’intervista che lui ci contesta. “Una persona che si suicida che non ha fiducia in sé stesso e nella sua famiglia e se sente delle voci probabilmente ha grossi problemi psichici. Stiamo lavorando in questo ambito”, dice Lavorino nella nostra intervista. Dalle sue parole capiamo che il brigadiere Tuzi potrebbe aver avuto dei problemi psichici. “Io non sottovaluto mai nulla. Sospetto di tutto e di tutti. Su Santino Tuzi mi sto facendo tantissime domande. Non dico che lui non possa averlo fatto”. Quindi non aveva nessuno problema ad ammettere che il brigadiere fosse tra i suoi sospettati. Alla domanda di Veronica Ruggeri se avesse dei nomi in testa sul possibile omicida la sua risposta è inequivocabile: “Ne ho due in mente”.

L’intervista finisce ma resta accesa una telecamera. Lui inizia a parlarci di uno dei due sospettati: “Che io sappia non ci stanno le impronte papillari”. A quel punto gli chiediamo se per lui era Tuzi. Come risposta riceviamo una risata. “Anche perché nell’ultima dichiarazione fatta da Tuzi gli fanno anche questa domanda: ‘Lei è disposto a fornirci le sue impronte digitali?’, lui risponde di sì. E poi basta, si è sparato. Vuol dire che ha qualche responsabilità”, dice Lavorino nella nostra intervista. In conferenza stampa sembra avere un’altra idea: “Non ho detto che Santino Tuzi era una persona malata psicologicamente. Avete fatto dei taglia incolla”. E alla domanda se secondo lui il brigadiere ha ucciso Serena, lui risponde: “Io non sospetto di nessuno”. Ma nella nostra intervista sembrava avere un altro parere: “Io sospetto di tutti”. E poi annuncia il suo asso nella manica: “Quando mi intervistano, io registro tutto”. E così ha fatto anche con noi, ma l’audio pubblicato da lui ha una durata di un’ora e 54 minuti mentre la nostra intervista integrale dura 2 ore e 16 minuti. Cioè manca la parte finale dove lui parla di Tuzi.

Alla conferenza stampa ci sono anche Franco e Marco Mottola. “Respingiamo ogni accusa, siamo totalmente innocenti. Della morte di Serena non sappiamo nulla. Se realmente doveva andare a parlare con mio figlio non era necessario che si facesse vedere dal piantone della caserma. Ci siamo chiusi a riccio quando ci ricoprivano di facili accuse”, ha detto l’ex comandante della caserma di Arce. Poi tocca al figlio parlare: “Io sono innocente. Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone né so nulla della sua morte. Respingo ogni accusa”. Poi torna a quella mattinata dell’1 giugno 2001. “Non l’ho vista né in caserma né in altre parti. Non è mai venuta a cercami in caserma. Il brigadiere Tuzi non ha mai parlato con me. Se dice così è una menzogna o si sbaglia”, aggiunge il figlio Marco. Poi i Mottola si chiudono in silenzio e non è possibile fare altre domande.

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