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Omicidio Mollicone, a processo 3 carabinieri e moglie e figlio del comandante della stazione di Arce

Dopo 19 anni di misteri, il gup di Cassino ha rinviato a giudizio Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco e gli ex colleghi di Mottola, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano (i primi 4 per concorso in omicidio, il quinto per favoreggiamento). Per l'uccisione di Serena Mollicone, la 18enne assassinata ad Arce (Frosinone) nel giugno 2001, di cui vi abbiamo parlato con numerosi servizi di Veronica Ruggeri

Tre carabinieri a processo, assieme al figlio e alla moglie del comandante della stazione dei carabinieri di Arce (Frosinone). Dopo 19 anni di misteri il gup del Tribunale di Cassino ha disposto il rinvio a giudizio per l’ex comandante della stazione dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco e gli ex colleghi di Franco Mottola, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano per l’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne ritrovata uccisa in un boschetto nel giugno 2001. Il sospetto è che la ragazza sia stata uccisa prima proprio nella caserma di Arce.

Di questo caso ci siamo occupati con numerosi servizi. Qui sopra trovate l’ultimo andato in onda di Veronica Ruggeri. La prima udienza del processo è fissata per il prossimo 11 gennaio. Per i tre componenti della famiglia Mottola e per Quatrale l'ipotesi di reato è di concorso in omicidio. Per Quatrale c'è anche l'istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Per Suprano solo il favoreggiamento.

Uno dei priimi pensieri va al padre di Serena, Guglielmo che ha lottato per tutta la vita per la verità sull'omicidio della figlia e che è morto il 31 maggio scorso senza poter assistere a questo giorno.

Serena Mollicone, 18 anni, scompare ad Arce il 1° giugno 2001: il suo corpo viene ritrovato dopo due giorni in un boschetto con le mani e i piedi legati e la testa in un sacchetto di plastica. Nel 2003 viene arrestato il carrozziere Carmine Belli, poi assolto dopo aver passato un anno e mezzo in cella da innocente. Cliccando qui potete vedere la nostra ricostruzione completa con Veronica Ruggeri, che vi riassumiamo nuovamente.

La mattina della scomparsa Serena sarebbe andata alla stazione dei carabinieri per denunciare proprio Marco Mottola, indicato da molti come lo spacciatore del paese. “Picchiano Serena, cade e si fa male. Anziché aiutarla continuano a darle botte”, ci ha detto il papà di Serena (clicca qui per il primo servizio dell’inchiesta di Veronica Ruggeri).

Come Guglielmo Mollicone, anche il brigadiere Santino Tuzi ha accusato i Mottola per l’omicidio della ragazza. Il brigadiere ai tempi lavorava in quella caserma. Tuzi è stato il primo nel 2008 a dichiarare in procura di aver visto Serena all’interno della stazione dei carabinieri il giorno della sua scomparsa e di non averla vista più uscire. Pochi giorni dopo la sua testimonianza è stato trovato morto vicino alla diga di Arce (clicca qui per il secondo servizio della nostra inchiesta). “Mio padre è stato minacciato per non fargli confermare le dichiarazioni fatte in procura“, sostiene la figlia Maria Tuzi.

Oltre a questa testimonianza, ci sarebbe anche una porta che confermerebbe la presenza di Serena in caserma. Sul pannello che la riveste c’è un buco che potrebbe essere stato aperto dalla testa della povera ragazza, come sostengono i consulenti della procura. Solo nel 2016 il Ris entra nel locale dove sarebbe avvenuto l’omicidio di Serena al primo piano della caserma. Al terzo abitano i Mottola. Il Ris riesuma anche la salma di Serena per una nuova autopsia.

“A far perdere conoscenza a Serena è stato un urto su una superficie piana e ampia come una parete, un pavimento oppure una porta”, è il responso di quelle analisi dopo 16 anni. Serena era alta 1.55 metri. Il buco sulla porta è stato misurato a 1.54 metri. “Nei capelli di Serena c’erano frammenti di quella porta”, sostiene il padre. Questo elemento si aggiunge alla testimonianza di Tuzi, il brigadiere che aveva testimoniato di aver visto Serena in caserma. Era stato informato, ha detto ai pm, del suo arrivo da un componente della famiglia Mottola.

Il comandante della stazione inizialmente aveva detto di aver dato un pugno alla porta dopo una lite con il figlio Marco. Gli inquirenti hanno stabilito che quella porta è stata nascosta per anni nella casa dell’appuntato Francesco Suprano, anche lui finito ora a giudizio per favoreggiamento. 

Dall'11 gennaio prossimo il proceso cercherà di stabilire la verità, ormai a vent'anni dalla morte di Serena e senza papà Guglielmo.

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