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Tragedia di piazza san Carlo, indagati due medici per la morte di Marisa Amato | VIDEO

Secondo la procura due medici di due ospedali diversi non si sarebbero accorti della frattura cervicale della donna: fu spostata con manovre del personale sanitario che le avrebbero causato prima la tetraplegia e poi, per conseguenza di quella situazione di fragilità, la morte. Sono indagati per omicidio colposo. Noi de Le Iene avevamo conosciuto Marisa Amato dopo la tragedia di piazza san Carlo a Torino

Non si sarebbero accorti della frattura cervicale di Marisa Amato, e le manovre del personale sanitario le avrebbero causato rima la tetraplegia e poi, per conseguenza di quella situazione di fragilità, la morte. E’ questa la tesi della procura di Torino, che ha notificato a due medici l’avviso di chiusura delle indagini: l’ipotesi di reato a carico dei sanitari è di omicidio colposo.

Secondo la ricostruzione effettuata dalla procura, i due medici in due ospedali diversi non si sarebbero accorti che Marisa Amato, rimasta ferita durante la calca nella notte della finale di Champions League in piazza San Carlo a Torino, aveva una frattura di una vertebra del collo. Così, sempre secondo l’accusa, le sarebbe stato tolto il collare e sarebbe stata spostata senza le precauzioni necessarie in quel contesto.

In quella terribile notte del 3 giugno 2017 Marisa rimase paralizzata, e morì dopo un anno e mezzo di battaglia nel gennaio del 2019. Noi de Le Iene l’avevamo conosciuta mentre era ricoverata al Cto di Torino, mentre cercavamo di fare chiarezza su quanto accaduto la sera del 3 giugno 2017. Marisa ha raccontato la sua testimonianza come potete vedere nell’estratto qui sopra.

Quel sabato, Marisa e suo marito erano andati a cena nel centro del capoluogo piemontese. Dopo si sono incamminati verso piazza San Carlo nel momento del panico generale. “In quell’istante la folla si è girata e ci ha travolto tutti e due”, ci aveva raccontato Marisa.

Ho cercato di resistere perché volevo rialzarmi, ma poi non ce l’ho fatta. Mi sono detta ora muoio e mi sono lasciata andare. Da quel momento non mi ricordo più nulla”. La calca della folla si è trasformata in una trappola. “Mi sentivo soffocare”, ha raccontato a Le Iene. “Mi dicevano di muovere le dita, ma io non riuscivo. E poi ho realizzato che non sentivo neanche le gambe”.

È in questo momento che Marisa ha capito di dover passare la sua vita paralizzata dal collo in giù. Nella caduta tra la folla ha riportato un trauma vertebro-midollare. Così si è ritrovata tetraplegica. “Trovo la forza nella mia famiglia, spero che i miei nipoti possano presto sentire la mia voce”, ha confidato al nostro Pablo Trincia. “Non dico accarezzarli, anche se è quello che desidero in questo momento”.

Marisa non può più accarezzare i suoi nipoti: il brusco peggioramento delle sue condizioni cliniche e la volontà di non ricevere cure invasive l’hanno spenta. In totale sono stati 1.526 i feriti, e due le vittime.

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