La crisi economica, i prestiti e le assicurazioni che paghiamo senza saperlo | VIDEO
Quando chiedete un prestito, o un finanziamento, ci sono da firmare contratti lunghi e con clausole su clausole: ma non tutti li leggono. E a volte capita che in mezzo ai quei fogli ci siano anche cose che non c'entrano con il prestito, come per esempio delle polizze assicurative Il nostro Luigi Pelazza ci porta a conoscere questa realtà, con la testimonianza di una addetta di un call center
Vi è mai capitato di chiedere un prestito o un finanziamento? Ci sono da firmare contratti molto lunghi, con clausole su clausole che non tutti leggono. E a volte capita che in mezzo ai quei fogli ci siano anche cose che non c'entrano con il prestito, come per esempio delle polizze assicurative. Di questo parliamo con Luigi Pelazza: i metodi con cui, a volte, durante i contratti di finanziamento vengono stipulate costose polizze assicurative senza che nessuno si accorga di nulla.
“Da un mese lavoro presso un call center per una compagnia assicurativa che fa polizze sulla vita”, racconta una testimone a Luigi Pelazza. “Da due mesi a questa parte la compagna manda a casa dei clienti delle lettere dove lo avvisa di avere delle polizze infortuni. Il cliente da lì si accorge di avere una polizza che non ha mai richiesto”. Per la quale però esiste un contratto che il cliente ha firmato: “Quando ha chiesto un finanziamento ha firmato anche la polizza, senza essere informati: questo è quello che dicono i clienti quando chiamano”.
Il meccanismo che ci racconta la ragazza, dunque, sarebbe questo: una persona si rivolge a una finanziaria per un prestito. Lì firmi un sacco di carte, e a volte a tra quelle carte ci finiscono dei contratti assicurativi. Assicurazioni non obbligatorie che dovrebbero essere richieste dal cliente ma che invece, secondo quanto racconta la nostra testimone, vengono inserite senza informare nessuno.
L’assicurazione però ha l’obbligo, una volta all’anno, di informare il cliente di quali polizze abbia inviando una lettera. E lì le persone scoprono di pagare qualcosa che non sapevano nemmeno di avere. Ed è lì che interviene il lavoro del call center dove lavora la ragazza, che deve gestire la situazione: “Ci è stato detto che se chiamano i clienti e sono molto arrabbiati, e minacciano di mettere l’avvocato, allora dobbiamo inserire immediatamente il disconoscimento e rimborsare in automatico tutto quello che è stato trattenuto al cliente”.
E se il cliente chiede solo informazioni? “Non menzioniamo il disconoscimento altrimenti veniamo ripresi, possiamo inserire o la disdetta immediata o la disdetta a scadenza”. Nel primo caso la polizza viene chiusa subito ma senza recuperare quello che si è già pagato. Nel secondo si continua a pagare fino a scadenza e poi la polizza non verrà rinnovata. Ma quanto il cliente chiede la disdetta, tu cosa gli dici? “Gli faccio la disdetta a scadenza”, ci dice la ragazza. “Non menziono la disdetta immediata”. Quindi lo freghi? “Sì, praticamente sì”.
Queste, come potete vedere nel servizio qui sopra, sarebbero le indicazioni che i ragazzi del call center riceverebbero dai loro superiori. Tra queste, ci sarebbe anche quella di non dire ai clienti se hanno altre polizze attive di cui però non sanno nulla. “Su cento chiamate, novanta sono di questo genere”, ci dice la ragazza. “Ho chiesto spiegazioni ai miei responsabili e mi hanno sempre risposto che sono c***i del cliente se vanno a chiedere un prestito e non leggono quello che firmano”. Nel servizio potete ascoltare alcuni esempi di queste telefonate.
Un giorno la ragazza però decide di dire sempre la verità ai clienti, pur sapendo che le telefonate sono registrate e possono essere ascoltate dai suoi capi. Viene così convocata nell’ufficio dei suoi superiori dove - racconta lei - viene aggredita verbalmente. Non abbiamo immagini di quel momento, ma poco dopo la sua responsabile le dice: “Allora, io non volevo aggredirti però queste chiamate mi hanno fatto un culo così, capito?”. E’ così che centinaia di clienti continuerebbero a pagare polizze di cui non sanno nulla?
Abbiamo cercato la controprova con Anna, che si è trovata diverse assicurazioni attive dopo aver chiesto un prestito di 7mila euro. Potete vedere com’è andata nel servizio qui sopra. E a questo punto Luigi Pelazza va al call center per parlare con i responsabili. “Noi ci atteniamo alle disposizioni che ci dà l’azienda che fornisce il servizio”, dicono alla Iena. Qualche giorno dopo l’incontro la compagnia assicurativa ci ha mandato una mail in cui, a proposito dei call center, si legge: “Gli operatori si devono attenere a precise istruzioni della compagnia che non prevedono alcun atteggiamento che ostacoli il disconoscimento ma, al contrario, accompagnano il cliente in un processo verificato e consapevole”.