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Razzismo, l'ex campione del mondo: “Siate equi e offendete tutti, non solo i neri!” | VIDEO

Pier Davide Romani è stato il primo atleta di colore della nazionale italiana di pattinaggio. Ci racconta la sua storia, fatta di sport, soddisfazioni e anche qualche attacco sul colore della pelle, “ma era bullismo, non razzismo, c’è una bella differenza”. E ci parla della sua strategia, che parte dal deridere l'ignoranza

Pier Davide Romani ha 39 anni ed è stato “il primo atleta di colore della nazionale di pattinaggio”, ci racconta. “Il mio primo mondiale l’ho vinto nel 2002”. Cittadino italiano cresciuto a Bologna, Pier ci racconta la sua storia. “Sono nato in Etiopia, ad Addis Abeba. Sono scappato con la mia famiglia quando è scoppiata la guerra civile. Avevo quattro anni quando mi sono stabilito definitivamente in Italia. Eravamo dei rifugiati politici, per questo non è stato difficile avere la cittadinanza italiana. Oggi sarebbe sicuramente diverso”. 

Pier ci racconta di aver avuto la fortuna di nascere in una famiglia che in Etiopia era benestante. “Siamo potuti venire in aereo, ma una volta qui i miei sono ripartiti da zero. Per mia mamma non è stato facile passare da una condizione in cui era benestante a fare i lavori più umili, come l’operaia o la badante. Non l’ha vissuta molto bene e mi diceva sempre ‘ricordati che sei un nero in un paese di bianchi’”. Ma Pier non ha mai dato particolare peso a queste parole e forse per questo oggi vuole raccontarci una storia diversa, in cui non mancano i momenti difficili e le battute sul colore della pelle, ma una storia che comunque lui definisce “fortunata, di integrazione”. Un’integrazione in cui lo sport fa la sua parte.

Pier ha mai subìto atti di razzismo durante la sua attività? “Negli sport poveri, e per poveri intendo quegli sport che non sono né calcio, né basket dove diventi milionario, c’è una cultura dello sport e del rispetto che è molto alta. Un atleta non può essere razzista”, sostiene Pier.  “Un atleta è meritocratico, sa che se deve vincere una gara deve farsi il culo. Quindi la mia risposta è no: non ho subito atti di razzismo nel pattinaggio. Semmai ho subìto del bullismo”.

Quella tra razzismo e bullismo è una distinzione a cui Pier sembra tenere molto. “Dobbiamo differenziare la stupidità del razzismo inteso come ‘essere una razza superiore all’altra’, dal bullismo, che per me è la voglia di sottomettere una persona indipendentemente da un credo, che sia nano, obeso, gay o qualsiasi altra cosa. Essere esclusi dalla nazionale perché di colore è razzismo, offendere un nero dicendo ‘negro’ è semplicemente la voglia di offendere aggrappandosi alla prima cosa che ci differenzia dagli altri”. 

A lui hanno mai fatto questo genere di offese? “Certo, da scimmia a mangia banane”. Come rispondeva? “Ho detto che le banane sono buone. È ovvio che se le persone pensano di offendere legandosi a questo e tu gli togli questa possibilità cosa gli rimane? La semplice ignoranza”. Per questo Pier non ha dubbi quando gli chiediamo come si combatte secondo lui il razzismo: “Deridendolo”. Cioè? “Se tu togli l‘arma del razzismo come offesa togli buona parte del razzismo. A chi viene offeso per il colore della sua pelle consiglio di rispondere con ironia”. Non si rischia di sminuire il problema in questo modo? “No”, risponde deciso. “È un discorso così culturale che non puoi neanche cambiarlo rispondendo in maniera seria. Se tu reagisci arrabbiandoti alimenti l’offesa. L’ignorante che hai davanti non sarai tu a renderlo intelligente o a sensibilizzarlo”.

Torniamo al calcio: perché si sentono più spesso che negli altri sport episodi di razzismo? “Stiamo parlando dei tifosi, non degli sportivi. Il numero dei tifosi del calcio è talmente alto che comprende una fascia molto vasta tra persone sveglie e persone meno sveglie”. Questione di numeri quindi? “Non voglio generalizzare, però sono cose che accadono quando il livello intellettivo e culturale è molto basso”.

Le cose miglioreranno, che sia nel calcio o nella società? “Secondo me no. Questo tipo di razzismo è legato all’ignoranza e secondo voi vivremo in un mondo dove non ci saranno più ignoranti?”. E Pier ci lascia con una ironica raccomandazione: “Siate equi: offendete tutti quelli che potete offendere e non solamente i neri!”. 

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