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Ricostruzione post terremoto: anche in Emilia i furbetti dei finanziamenti? | VIDEO

Alessandro De Giuseppe è in Emilia per indagare su una presunta truffa sui finanziamenti pubblici per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Emilia del 2012. “Abbiamo visto ruderi che prima del terremoto non erano abitati diventare palazzi, fienili diventare ville”, raccontano dal Comitato verifica ricostruzione

20 maggio 2012: nel terremoto che colpisce l’Emilia Romagna, con le due scosse principali, muoiono 27 persone, e centinaia di edifici vengono danneggiati o completamente distrutti. I cittadini si rimboccano subito le maniche e lo Stato stanzia risarcimenti per ricostruire: 4.8 i miliardi per gli immobili dei privati e 750 milioni di euro per le opere pubbliche. La condizione per ottenere i finanziamenti? Che le strutture siano state danneggiate dal sisma e che fossero abitate prima del sisma stesso.

Ma siamo davvero sicuri che i soldi della ricostruzione siano andati tutti per ristrutturare immobili danneggiati dal sisma?  Se lo chiede il nostro Alessandro De Giuseppe, che fa un lungo viaggio nella campagna emiliana.

Quello che trova lascia letteralmente basiti. Come il caso di un immobile, che stando a google maps, nove anni prima del sisma aveva un buco nel tetto e non era neanche abitato. Un immobile che però avrebbe ricevuto 800mila euro di finanziamenti pubblici per la ricostruzione e che oggi è una bellissima villa di campagna”. Il proprietario spiega alla Iena: “La casa non era abitata, lo sapevano tutti. Io ne ho beneficiato, ma come me tanti altri. È stato costruito tantissimo”.

O come la tettoia di campagna, un semplice fienile, che ha ottenuto oltre 620mila euro di fondi per la ricostruzione. Un tecnico esperto del settore fa davvero fatica a capire in che modo possano avere speso quei soldi, dato il risultato attuale: “Non trovo nessuna motivazione logica, è una struttura base e anche dal punto di vista impiantistico non appare nulla che possa giustificare un costo di questo tipo.”

Un immobile per il quale, nella perizia servita a ottenere i finanziamenti, era stato scritto che “un’ampia porzione del solaio sarebbe crollata a seguito del sisma”. Peccato però che, come vi abbiamo detto, google maps già nel 2011 mostrava nelle sue immagini satellitari tracce di quel crollo. 

Andiamo a chiederlo al proprietario, che spiega di essere stato lui stesso sorpreso quando ha ottenuto quei 622 mila euro. “Il comune quando ha dato l’ok avrà ben visto , cioè io dico loro sono dei tecnici”. E poi racconta di quel buco al centro del tetto: “una tromba d’aria di alcuni anni prima”.

L’uomo dice di avere detto queste stesse cose al suo tecnico ma che questi avrebbe comunque continuato a fare le pratiche per ottenere i risarcimenti. Soldi che adesso, ovviamente, il comune rivuole indietro per intero.

Parliamo proprio con quel tecnico, che spiega ad Alessandro De Giuseppe: “Io sono arrivato che c’era il sisma e con una situazione di crollo quasi totale. Per me la procedura era quella di vedere se c’era il nesso di causalità. Il costo non è stabilito da noi, ma da una tabella dei costi dei lavori pubblici”. E non dice una cosa sbagliata, perché erano le stesse regole della ricostruzione a prevedere quei calcoli.

Ce lo conferma il titolare dell’azienda che ha ricostruito il fienile: “Se tu facevi i lavori con una qualità superiore, ottenevi finanziamenti superiori”.

Stessa storia per un altro fienile nella campagna emiliana, per la cui ricostruzione sono stati spesi 790mila euro! “Ci siamo sorpresi perché ne è uscita una casa”, spiega una vicina. “Ce ne sono state tante qui, io ho delle crepe e non ho neanche fatto la denuncia”.

Uno degli architetti comunali, che dovevano controllare le perizie, racconta del possibile malcostume legato alla ricostruzione post terremoto: “Le persone tiravano tutte a fregare. Per me una perizia giurata è un documento di un tecnico che certifica una cosa, non è il documento di un ladro. Molto spesso queste perizie si sono rivelate documenti di ladri. Io non sono un carabiniere, sono un architetto”.

Alessandro De Giuseppe gira per quelle campagne, in cerca di conferme dai residenti della zona. E a quanto pare, molti sapevano. “In campagna da dei ruderi venuti giù tanti anni fa han fatto dei lavori… è tutta una ladreria”. “Sono stai un po’ i geometri… un po’ tutti ci hanno mangiato”.

“Abbiamo visto ruderi che prima del terremoto non erano abitati diventare palazzi, fienili diventare ville. Stimiamo in circa un miliardo di euro l’erogato non dovuto!”, spiega alla iena Marco Mattarelli, del Comitato verifica ricostruzione.

La Iena affronta anche un altro caso eclatante. Ce ne parla un geometra incaricato delle pratiche per l’ottenimento dei finanziamenti: “Questo cliente ha una grossa azienda agricola con diversi fabbricati. Lui voleva chiaramente ricostruire tutto quello che aveva, a prescindere che fosse danneggiato, abitato o vuoto. Quando noi gli abbiamo detto ‘qua non si può fare niente’, ci ha chiaramente estromesso, ha ricostruito tutto a mio avviso sulla base di dichiarazioni non veritiere. Questo immobile non era neanche suo, l’ha ricostruito dopo il sisma. Il fabbricato era già notevolmente messo male. Quando abbiamo accatastato, la proprietaria che ha venduto a lui ha dichiarato che l’immobile era privo di allacciamenti alla rete dei servizi pubblici, privo di energia elettrica, privo di acqua, privo di gas e fatiscente. E ha comunque preso 218mila euro di contributi pubblici.”

Quando, immagini alla mano, andiamo a trovare il proprietario di questo immobile, il figlio tiene a sottolineare: “È stato tutto fatto per vie giuste, l’abbiamo acquistato dopo il terremoto e non le so dire se era nello stato in cui dice lei”. E alla fine nega anche che quelle foto siano del 2011, nonostante, come vi mostriamo nel servizio, la data sia bene impressa sulle immagini. Ma poi aggiunge un dettaglio, a voler mostrare come il malcostume non sarebbe stato solo dei residenti: “I tecnici hanno battuto a tappeto, porta a porta, ne sono passati anche di qua, dicendo ‘È un magazzino? Te lo faccio ricostruire. Se vuoi ti facciamo avere accesso ai contribuiti’”.

Poi raggiungiamo il padre, il proprietario, che spiega: “Per me sembravano tantissimi i soldi che spendevano ma i tecnici dicevano così. La Regione ci ha detto che era in regola. “

E ci spiega che quando ha contattato a una ditta privata per ricostruirlo, gli avevano chiesto 100 euro al metro quadrato. Sapete invece quanto lo Stato ha pagato quella ricostruzione? 1.000 euro a metro quadro! Abbiamo provato a raggiungere quel tecnico, ma non ha voluto incontrarci.

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