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Degrado Capitale: il campo rom e il business dei rifiuti tossici | VIDEO

Filippo Roma e Marco Occhipinti ci raccontano di un campo rom “tollerato”, nel cuore di Roma e di una riserva naturale, dove sarebbe attivo un business illegale di smaltimento di rifiuti tossici, tra usura e minacce da parte di una famiglia che comanderebbe lì al campo 

+++ AGGIORNAMENTO: DECISO LO SGOMBERO L'11 AGOSTO PER QUESTO CAMPO ROM +++

Filippo Roma e Marco Occhipinti sono a Roma per indagare su una grave situazione di illegalità, che riguarderebbe un campo nomadi, nei pressi del quale si è creata una vera e propria discarica, piena di rifiuti tossici a cielo aperto. E il tutto in una zona che dovrebbe addirittura essere protetta, in quanto si tratta di una riserva naturale.

Un’area che, a quanto pare, invece di protetto non ha proprio nulla e in cui possiamo osservare, servendoci di un drone, calcinacci, mobili smembrati, materiale elettrico e resti di roghi tossici appiccati nel cuore della notte. Siamo a due passi dai Parioli, il quartiere più esclusivo di Roma, sulle rive del fiume Tevere, che attraversa la città, dentro alla riserva naturale della Valle dell’Aniene. A pochi passi c’è anche uno dei club più noti della città, il Circolo Canottieri Aniene. E sempre vicinissimo un centro dell’Ama, l’azienda municipalizzata del Comune che dovrebbe tenere pulita la città. 

A segnalarci la situazione è una cittadina, talmente impaurita che ci chiede l’anonimato:”ci sono gli estremi per parlare di disastro ambientale e di attentato alla salute pubblica. Lo definirei un inferno e ho sopportato per anni degli odori insostenibili che prendono proprio allo stomaco, mi sono messa a girare con la macchina cercando di capire da dove provenisse quell’odore e ho intravisto in lontananza questa discarica immensa. È una discarica totalmente abusiva vicino un campo rom che viene definito tollerato, al di là della salute pubblica, del disastro ambientale. Lì ho visto bambini, donne, uomini, vivere in condizioni disumane. Parlo di inquinamento dell’aria delle acque, questa cosa è risaputa da anni e nessuno interviene. C’è una distesa infinita di elettrodomestici, bagni frigoriferi, eternit, di tutto, è enorme. I roghi partono da lì sotto il ponte della ferrovia che è annerito dai roghi tossici, ci sono le tracce cioè è molto evidente. Spesso vedo comunque portar via con i carrelli e rovistare nei cassonetti no? Quando vedo queste scene continue tutti i giorni dico ‘quello stasera me lo respiro’”.

Non è la sola cittadina a lamentarsi. Ascoltiamo il Comitato di quartiere Conca d’Oro, che sembra confermare: “Non si sa che veleni escono fuori da quell’area, fanno tutte le sere fuochi tutte le notti c’è la nebbia, d’estate, d’inverno, a primavera. Questo è solo fumo, causato da questi fuochi che nascono da quest’area”.

Effettivamente, quando mandiamo in volo il nostro drone, e guardiamo il ponte della ferrovia che passa sopra il Tevere e che segna il confine della riserva naturale, si nota bene la parte inferiore annerita dal fumo dei roghi tossici e sotto alle arcate si vedono chiaramente i resti. Osservando l’area vicino al campo nomadi con le immagini satellitari si rimane impressionati e dalle foto e dai video realizzati dai residenti della zona si vede che tra la vegetazione spuntano mobili e elettrodomestici, sacchi pieni di calcinacci, reti di letti, scarpe e si vedono i resti dei rifiuti che sono stati bruciati. 

In un video realizzato dai residenti vediamo assi di legno e materassi buttati tra gli alberi, addirittura la carcassa di una macchina bruciata con due sedili e poco più in là c’è anche un motorino abbandonato. E la distesa di rifiuti continua a perdita d’occhio. Non ci resta che entrare proprio in quel campo rom, per cercare di capire cosa bruciano, perché lo fanno e com’è possibile che sia nata questa discarica abusiva. Ma l’accoglienza, ovviamente, non è delle  migliori. “Vai stronzo”, ci consiglia un suo abitante.

Le reazioni degli occupanti del campo rom sono le più diverse, tra chi dice “io non so”, “non buttiamo niente” e chi ci chiude le porte in faccia. Finché non incontriamo una donna che con coraggio fa delle rivelazioni che se fossero vere sarebbero molto gravi, su come funzionerebbero le cose dentro a quella comunità: su chi comanderebbe, chi gestirebbe la discarica abusiva e quali costrizioni subirebbero alcuni abitanti dell’accampamento. “Devi fare controllo perché c’è gente che viene però c’è accordo da altri di qua”, esordisce la donna. Le diciamo di aver mandato, a telecamera nascosta, una persona, che voleva buttare via un letto. “Noi abbiamo mandato una persona che voleva buttare una rete di ferro del letto e uno di voi ha detto sì sì portala pure qua...”. La donna rom racconta anche di quelli che a suo avviso sarebbero i “gestori” di questa discarica abusiva. 

“Quella famiglia lì, ...quelli che sono capi che controllano campo, che prende soldi per le baracche, che minaccia la gente se non gli paga la luce, gli deve pagare l’affitto, per queste cose...”. La donna sostiene di essere stata anche lei minacciata da queste persone. “Sì, è venuto mio fratello qua e gli hanno detto che non deve venire perché è il loro campo, lo hanno menato, l’hanno mandato via di qua e poi il giorno dopo sono venuti a mandarmi pure a me. Sono entrate le donne e hanno detto che devo andare via di qua perché mio marito ha avuto con loro qualche debito mi sa, è andato via per colpa loro”.

Insomma, secondo la donna, ci sarebbe un’intera famiglia di rom che gestirebbe non solo l’affare della discarica abusiva ma anche una sorta di pizzo all’interno del campo. “Questa famiglia gestisce tutto e prendono soldi per i rifiuti, dice che guadagnano pure mille euro al giorno, prendono 200 per una macchina piena di calcinacci...”, sostiene ancora la donna.

Le chiediamo se anche lei paga questa famiglia, per stare nel campo: "Per questo sono stata minacciata, perché io non voglio prendere la luce da loro, perché ho un mio generatore. Loro vogliono che io la prenda da loro e se non la prendo succede un casino. Loro controllano tutto il campo, loro minacciano tanta gente, sono quelli che ti danno 200 euro e dopo un po' ti chiedono 400”. Insomma questa donna sostiene che all’interno del campo quella famiglia gestirebbe anche un presunto giro di prestiti a usura, oltre a imporre il pagamento per stare nelle baracche e prendere la luce da loro.

“Io non voglio pagare, per questo sono venuti qua a minacciarmi. Per una baracca, a fine mese devi dare loro 100 euro, ma siamo tanti, sono 4mila, 5 mila, tutti quanti”. E poi ci spiega anche come funzionerebbe, a suo dire, il business dello smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. “Hanno 3 numeri di telefono, lui, sua cognata e  la moglie. Se c’è qualcosa da buttare devi chiamare, e poi quando loro vengono vedono di cosa si tratta e si mettono d’accordo”. “Tutto quello che entra qua lo devono controllare loro, solo loro devono avere macchine qua, perché la gente deve dipendere da loro”. La donna dice di avere un debito con questa gente e di non avere i soldi per saldarlo. “Ma non ho paura, solo di Dio ce l’ho, qui  siamo in italia e devono comandare gli italiani, non noi rumeni”. La donna racconta che il marito avrebbe avuto in passato un debito di 2mila euro e questi 2000, nel corso del tempo, sono diventati con gli interessi usurari  9 mila 300… “Io gliene ho dati 2mila e loro sono venuti da me dicendo devi lavorare, devi fare...”.

Mentre parliamo con lei arriva un componente di quella famiglia, che non apprezza per niente la nostra presenza lì. “Metti giù la camera. Questo non è un parco naturale, questo è un campo e non è abusivo, metti giù quella cazzo di camera!”. Gli chiediamo di quei fumi neri, di quegli oggetti bruciati nel campo ma l’uomo risponde: Non lo so perché vengono da giù, non bruciamo noi, e poi dovete uscire adesso. Quanto chiediamo per smaltire i rifiuti abusivi? “So' affari nostri e andatevene a casa vostra. Metti giù quella cazzo di telecamera. Non filmate più, ho detto che non filmi più cazzo”. L’uomo nega di chiedere soldi agli altri occupanti del campo. “Qui la luce ce la paghiamo tutti ogni giorno, facciamo a turni per la luce. Non c’è nessun capo, la signora dice un mucchio di cazzate. Non c’è nessuno capo qua, tutti stanno ognuno nella sua baracca. Noi non bruciamo il ferro, noi mettiamo solo fuoco per riscaldare l’acqua per la doccia”.

Mentre parliamo arriva un uomo che grida di andare via e il giovane che fino a quel momento ha parlato con noi lo incita a farci del male: "Ammazzali ammazzali, andate fuori!” L’uomo brandisce addirittura una vanga e ci urla cose incomprensibili. Tra l’uomo che ci insegue brandendo una vanga, e i sassi che ci arrivano addosso è chiaro che non siamo più graditi e siamo costretti ad andare via dal campo. Se confermata, questa situazione al di fuori di ogni legalità andrebbe avanti da anni nonostante i cittadini abbiano provato più volte a denunciarla a varie istituzioni di ogni ordine e grado.

“Sono stata a viale parioli al comando dei vigili urbani – ci spiega una cittadina, che fa affermazioni molto gravi - dove non mi vergogno a dirlo mi sono anche messa a piangere perché ero esasperata e chi avevo davanti a me era semplicemente un muro di gomma. Mi è stato risposto ‘è inutile che faccia anche lei una segnalazione, siamo saturi di segnalazioni ma non possiamo intervenire’. In via Castellini c’è il comando generale dei carabinieri, visto che c’era questo cattivo odore e ho chiesto all’ufficiale di uscire con me per sentire anche lui l’odore, mi è stato detto ‘guardi sono appena uscito a fumarmi una sigaretta non ho sentito nulla’. ogni volta finiva così...”.

Ma l’ente regionale Roma Natura, che dovrebbe controllare le aree naturali protette, com’è che non si è accorto di niente? Dal canto loro dicono che non è vero che non rispondono alle email che segnalano l’esistenza di discariche abusive dentro i parchi naturali di Roma. “Noi sovente, continuiamo a ricevere le segnalazioni che rispondiamo, l’ultima..”. Gliene facciamo vedere una di gennaio 2020, in cui si segnalava l’esistenza di una discarica abusiva proprio dentro la riserva naturale dell’Aniene. È di nostra competenza ma il 10 gennaio 2020 mi dispiace ma non era il sottoscritto competente, perché mi sono insediato il 16 gennaio...”. “Lì siamo stati l’altro ieri.  Mi consenta il dubbio di verificare in prima persona ancora all’attuale esistenza”. E poi ci dicono che quella mail di segnalazione gli sarebbe “sfuggita”: "può succedere, può succedere”.

Invece il proprietario dell’area, cioè il Comune di Roma, che sta facendo? Proprio in questi giorni la sindaca Virginia Raggi ha lanciato una campagna invitando tutti i cittadini a segnalare gli “zozzoni”, i criminali ambientali, che abbandonano rifiuti speciali per le strade della Capitale. Come mai allora non si è accorta della discarica a cielo aperto e dei roghi tossici in una zona protetta nel cuore della città? Glielo andiamo a chiedere. “Sindaca buongiorno", esordisce Filippo Roma, "siamo qua perché l’abbiamo vista in prima linea nella guerra contro coloro che lei ha definito gli zozzoni no? Lei sapeva che nel cuore di Roma, alle pendici dei Parioli, dentro il parco naturale dell’aniene c’è una discarica totalmente abusiva gestita da una famiglia di rom a capo di un campo nomadi, una cosa folle...”. “Andremo a verificare, grazie per la segnalazione", risponde Virginia Raggi. "Io so di tante discariche che andiamo costantemente a bonificare, quindi se mi fa vedere le foto può anche essere una di quelle sulle quali stiamo lavorando. Sicuramente se non siamo già intervenuti interverremo a breve... Se ci mandi le immagini interveniamo a breve”.

Cerchiamo di raccontarle anche le cose che ci ha detto quella donna rom, sul giro di illegalità diffuso che sarebbe gestito da quella famiglia, ma la sindaca si allontana. Virginia Raggi dice che interverrà a breve. Noi lo speriamo, perché ci risulta che da settembre del 2019 il Comune abbia smesso di pagare i 4 mezzi dell’Ama, che erano a disposizione del gruppo della polizia locale dei Pics, il Pronto intervento per la rimozione dei rifiuti speciali o degli insediamenti abusivi. E senza questi 4 camioncini sembra impossibile portare a termine qualsiasi opera di bonifica. Proprio per questo motivo a settembre il consiglio comunale ha approvato una mozione di Fratelli d’italia che impegnava il sindaco e la giunta a ripristinare il servizio ma al momento non ci risulta che abbiano provveduto.

Il giorno dopo, incontriamo nuovamente la sindaca. “Poi ieri non abbiamo fatto in tempo a terminare, un argomento importante no? Perché lei in una recente mozione si era impegnata…”. “Grazie per la segnalazione eh, abbiamo iniziato a esaminare le foto e oggi vanno a fare direttamente un sopralluogo, ok vi daremo informazioni. Grazie a voi di averci mandato le foto”. Le ricordiamo che in una mozione recente si era impegnata a trovare delle risorse per assembrare il servizio del Pics contro il degrado urbano, ma che ancora non risulta fatto. E la sindaca risponde così:”Guardi che il Pics funziona sempre, funziona al 100%”. 

Dopo le nostre segnalazioni sembra finalmente che il Comune di Roma si sia accorto di questa drammatica situazione e Virginia Raggi lo racconta nel corso di una conferenza stampa: “Ringrazio Le Iene che ci hanno segnalato due giorni fa questa discarica abusiva e noi siamo andati a fare dei sopralluoghi. Recandosi nuovamente sul luogo hanno beccato questi svuota cantine abusivi che stavano buttando sostanzialmente i rifiuti andando ad alimentare questa discarica. Stiamo quantificando i rifiuti abbandonati perché è un’area che va bonificata, quindi al conteggio dei rifiuti seguirà la quantificazione economica dell’intervento”. Sarà finalmente la volta buona? Per la riserva naturale e per tutti i romani,  speriamo davvero di sì...

Un anno fa, il 13 agosto, ci lasciava la nostra Nadia. Ad un anno di distanza i suoi compagni di viaggio la raccontano, la ricordano, e la festeggiano. Le Iene per Nadia. Giovedì 13 agosto su Italia Uno in prima serata

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