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Sanremo, il vigile in mutande dopo l'assoluzione: “Rivoglio il mio lavoro” | VIDEO

L’ex vigile diventato virale per aver beggiato in mutande rivuole il suo posto in Comune, dopo esser stato assolto. Con Filippo Roma vi abbiamo parlato della clamorosa inchiesta sui "furbetti dei cartellini" che beggiavano irregolarmente

“Dopo aver vissuto questa tortura, rivoglio il mio posto in Comune”. È questa l’appello che l’ex vigile di Sanremo ha lanciato dal quotidiano La Stampa, dopo essere stato assolto nel procedimento contro i presunti “furbetti del cartellino”. L’uomo era stato pizzicato a beggiare in mutande e le sue immagini avevano fatto il giro del Paese come simbolo dell’assenteismo e del poco rispetto verso la pubblica amministrazione: il tribunale però gli ha dato ragione. La motivazione è che il vigile si era dimenticato di vestire la divisa prima di beggiare ed era uscito appunto in mutande per andare alla timbratrice situata vicino al suo alloggio.

Ora che è stato assolto, l’uomo si spiega: “Al limite potrei avere fatto un mezza scorrettezza amministrativa, roba da un giorno di sospensione disciplinare”. E adesso chiede rispetto: “Sono stati quattro anni di tortura mediatica. Ho scelto di reagire con ironia, lo dovevo alla mia famiglia. Non potevo farmi vedere distrutto”, ha detto l’ex vigile, che si rifiuta di parlare anche in televisione. “Non ci penso nemmeno, voglio che torni la normalità. Intanto stasera vado a cena con Adriana, mia moglie”.

Adesso che le acque si sono calmate, vuole tornare al lavoro perché sicuro di non aver fatto nulla di male: “Il ricorso per riottenere il mio posto l’ho già fatto. Ho portato 40 testimoni, 22 sono stati assolti”. La prossima udienza sarà ad aprile 2020.

L’inchiesta sui presunti furbetti del cartellino aveva scatenato molte polemiche. “Questa è gente da licenziare entro 48 ore” aveva detto Matteo Renzi, ai tempi presidente del Consiglio. “È una foto terribile, è una questione di dignità e rispetto verso chi si alza la mattina e mette la sveglia presto per andare a lavorare". 

Nonostante questo sospiro di sollievo, l’ex dipendente non sembra ancora essere sereno: “Vorrei che sulla mia vita calasse il silenzio”.

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