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Sfregiò l'ex, la compagna di carcere: “Fece prove con l'acido” | VIDEO

Sara Del Mastro è stata condannata in primo grado a 7 anni e 10 mesi per aver sfregiato con l’acido l’ex. Un anno fa abbiamo seguito il dramma di Giuseppe Morgante praticamente in diretta e continuiamo a farlo. Ora una compagna di cella della donna fa a Veronica Ruggeri delle rivelazioni che se confermate sarebbero davvero preoccupanti: “Ha un innamoramento epistolare con un detenuto di cui è gelosa. Lei è diabolica”

Mi aspettavo una pena esemplare per far capire che questi atti non vanno più ripetuti” dice Giuseppe Morgante, sfigurato un anno fa con l’acido gettato dall’ex Sara Del Mastro. La donna di Legnano, in provincia di Milano, è stata condannata in primo grado a 7 anni e 10 mesi di reclusione. “Una cosa del genere non l’avrei fatta neanche a un cane. Significa che volevi sfigurare una persona”, commenta Giuseppe che oggi chiede solo giustizia. Ma per i giudici non c’è stata premeditazione e per questo hanno dato una pena ridotta. “Questo è un omicidio di identità che non ti porta a non avere più una tua vita sociale. Praticamente sei morto”, dice Giuseppe. 

“Nessuno va in giro con un bicchiere d’acido in macchina che lei stessa dice di essersi procurata il giorno prima”, sostiene Domenico Musicco, l’avvocato che difende Giuseppe. Oltre a pedinamenti, chiamate e messaggi, Del Mastro sarebbe arrivata a creare profili social falsi. Con nomi davvero inquietanti come Peppemorto91, Peppemorto79 da cui partivano messaggi con minacce: “Devi morire viscido”, “Non sei ancora morto? Peccato”, “Boom. E lo farai presto”. Di segnali preoccupanti ce ne sono stati tanti ma nessuno si sarebbe mosso per proteggerlo. Neanche quando la sera dell’aggressione ha chiamato i carabinieri senza che nessuno gli rispondesse. 

Lei vuole concludere qualcosa che ha iniziato”, dice Giuseppe che vive nella paura, nonostante Del Mastro si trovi in carcere. E durante il processo settimana scorsa, gli ha mandato un messaggio. “Ho sbagliato anche se non crederai. Non c’è giorno in cui non mi sento uno schifo. Il gesto che ho fatto è imperdonabile, ma è stato a seguito di alcune tue promesse…”, scrive Sara che sembra quasi voglia incolpare Giuseppe. “Capisci che quando esce può succedere ancora qualcosa. Una che ti scrive così, fa paura”, dice lui. 

E lei ne è consapevole. “Puoi dormire sonni tranquilli, quando dici che hai paura e che io possa ritornare a importunarti no. Ti auguro il meglio anche se non mi crederai”. Nella lettera dice di avere dei progetti per quando uscirà dal carcere. “Mi hanno fatto arrabbiare le scuse”, dice Giuseppe. “Sono convinto sia una cosa dettata dal suo avvocato”. 

Nei mesi scorsi lei ha provato a difendersi in tutti modi. Ha chiesto anche una perizia psichiatrica per non stare in carcere. Quel giorno in tribunale c’eravamo anche noi. “Hanno chiesto la consulenza psichiatrica”, ci ha detto Giuseppe. E in più sono emersi nuovi indizi per capire meglio se Sara sia stata in grado di intendere e di volere oppure no. Ma soprattutto è emersa una testimonianza clamorosa. “Ho vissuto con lei in carcere. Mi ha raccontato dello stalking, dei profili falsi su Facebook… Era premeditato perché te lo confermo”, sostiene la testimone. “Lei è andata a comprare l’acido due giorni prima dicendo che aveva otturato un lavandino. Poi è tornata a casa e ha fatto delle prove su dei petti di pollo e su della carne. È stato un gesto calcolato, lei era irritata perché probabilmente Giuseppe aveva un’altra. Lei quando uscirà potrebbe fare qualcosa. È diabolica”. 

Questa donna però ha chiesto di non partecipare al processo. Che lei fosse consapevole di quello che faceva emerge da un’altra registrazione fatta dallo stesso Giuseppe. “Ti ho fatto il mondo, non lo nego. Volevo che passavi un quarto del male che avevo io dentro”, le dice. Un dettaglio che ha confermato anche a noi, quando l’abbiamo incontrata la prima volta qualche tempo prima dell’aggressione (clicca qui per il primo servizio di Veronica Ruggeri).  

“Nel momento in cui mi sono ritrovato solo c’eravate voi. Tutto questo si poteva evitare”, dice Giuseppe. Ora lui non può più fare nulla per cambiare la sentenza. Chi può chiedere di rifare il processo è proprio Sara. Ma c’è un altro dettaglio. “Sono fortemente preoccupata. Sara sta facendo le stesse cose che ha fatto con Giuseppe nei confronti di un ragazzo”, sostiene la compagna di cella di Sara. Si tratterebbe di un detenuto del carcere di Opera, i due si sarebbero innamorati per corrispondenza. “In carcere non si è molto ricchi, quindi si riciclano i francobolli”, racconta la donna. Secondo questo racconto, sembra che Sara per rispondere alle lettere utilizzerebbe più volte lo stesso francobollo. “Lei un paio di volte ha notato che quel francobollo era già stato usato. Così è andata su tutte le furie. Credeva avesse usato quel francobollo per un’altra donna”. Insomma, sembra che in lei sia tornato il chiodo fisso della gelosia. “Un’incazzatura spropositata per una cazzata”, dice la compagna di cella. “Questa persona è fortunata che lei si trova a San Vittore”. 

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