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La statua di Montanelli ancora nel mirino: in braccio un fantoccio della sposa bambina | VIDEO

Tornano ad accendersi i riflettori sulla statua del giornalista Indro Montanelli nei giardini a Milano, che qualche settimana fa è stata imbrattata con la scritta “razzista stupratore” da un collettivo studentesco. Stavolta l’artista Cristina Donati Meyer gli ha messo in braccio il fantoccio di una bambina

È di nuovo al centro delle polemiche la statua di Indro Montanelli a Milano, imbrattata qualche settimana fa da un collettivo studentesco con la scritta “razzista stupratore”. L’attenzione attorno al monumento del giornalista si è accesa dopo che, sulla scia del movimento Black Lives Matter, in vari paesi sono state rimosse statue di personaggi accusati di essere stati razzisti, schiavisti e colonizzatori.

Stavolta è stata l’artista Cristina Donati Meyer a riportare l’attenzione sulla statua, a cui ha messo in braccio il fantoccio della bambina di 12 anni che il giornalista comprò come moglie in Eritrea, come potete vedere nella foto qui sotto.

“Ho completato il monumento”, scrive in una nota l’artista, “integrandolo con la bambina dodicenne, schiava sessuale, che il giornalista comprò in Eritrea, durante l'occupazione italiana”. “Il monumento a Montanelli, così, è completo”, si legge su un foglio affisso alla statua. “Non occorreva colorare la statua, era sufficiente aggiungere sulle ginocchia la bambina eritrea di 12 anni della quale abusò da soldato colonialista". L’artista è stata fermata e identificata.

A chiedere la rimozione della statua, già in passato al centro di polemiche, è stato il movimento dei Sentinelli di Milano. Abbiamo intervistato il loro portavoce, Luca Paladini, a Iene.it: aspettando Le Iene, come potete vedere nel video qui sopra. “Indro Montanelli è un uomo razzista”, ha detto a Giulia Innocenzi. Per questo il movimento si era mosso con un appello al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, con la richiesta di rimuovere la statua dai giardini a lui dedicati. 

Abbiamo ricostruito le ragioni che hanno fatto muovere i Sentinelli, tornando al 1969. “Destà era una bellissima ragazza di 12 anni, scusate ma in Africa è un’altra cosa… L’avevo regolarmente sposata, cioè l’avevo comprata dal padre”, erano state le parole dello stesso Montanelli. In una testimonianza, il giornalista aveva raccontato con parole molto crude la vicenda: “Faticai molto a superare il suo odore dovuto al sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli e ancora di più a stabilire un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata. Oltre a opporre una barriera pressoché insormontabile ai miei desideri, ci volle per demolirla il brutale intervento della madre”.

“Il pentimento non fa parte del vocabolario di Montanelli”, afferma Alberto Malvolti, presidente della Fondazione Montanelli, intervistato da Giulia Innocenzi. “In una sua testimonianza del 1995 parla di quel periodo e di alcuni errori commessi di cui però non se ne vergogna. Quando Destà ha avuto il primo figlio l’ha chiamato proprio Indro, forse le ha lasciato un buon ricordo”.

Alla richiesta dei Sentinelli di rimuovere la statua, Giuseppe Sala ha risposto di no, e in un video ha spiegato le sue motivazioni: “Cosa chiediamo a personaggi che vogliamo ricordare? Una vita senza macchia in cui tutto è stato giusto. Ma quando giudichiamo le nostre vite possiamo dire che sono state senza macchia? Le vite vanno giudicate nella loro complessità per questo penso che la statua debba rimanere lì”.

“Derubricare a errore la violenza perpetrata nei confronti di una bambina lo trovo incredibile”, replica Paladini. “Questa minimizzazione è davvero pericolosa e mi delude molto. Non vogliamo che uno dei simboli di Milano sia rappresentato da una persona razzista”. “Indro va ricordato per i suoi 90 anni in Europa e per i suoi scritti non per quei 3 mesi in Eritrea”, ha replicato Malvolti.  

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