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Strage di Erba: chi c'è dietro la società che ha fornito alla difesa le intercettazioni piene di buchi? | VIDEO

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti tornano sul delitto di Erba. Abbiamo scoperto una cosa che ha dell’incredibile, e che sarebbe vietata dalla legge: dietro la società a cui la Procura di Como ha affidato parte delle indagini c’è un socio straniero occulto

Olindo Romano e Rosa Bazzi sono gli unici due accusati e condannati all’ergastolo per il quadruplice omicidio di Erba, dove l’11 dicembre 2006 sono state massacrate quattro persone, tra cui un bimbo di poco più di 2 anni.

Un delitto che chi li ha fatti condannare ha definito “la più atroce impresa criminale della storia della Repubblica”, e di cui Antonino Monteleone e Marco Occhipinti si sono a lungo occupati, anche con lo Speciale che potete rivedere qui.

Ora però, siamo in grado di rivelare una circostanza che farebbe sorgere seri sospetti su tutta una serie di anomalie nelle indagini, che ancora oggi non trovano risposta.

Abbiamo infatti scoperto che per le sue indagini sul delitto, la Procura di Como si è servita di una società che ancora oggi non si sa, del tutto, a chi appartenga. Una società detenuta al 40% da un anonimo socio straniero, cosa che si aggiunge al fatto che i cd consegnati da questa società alla difesa di Rosa e Olindo mancano intere settimane di intercettazioni. Una circostanza, quella dell’assetto proprietario anonimo a chi riceve appalti pubblici, assolutamente vietata dalla legge. Perché la procura di Como se ne avvalsa? Seguite questa sera a Le Iene su Italia1 la nuova inchiesta esclusiva di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, dedicata alla strage di Erba.

esclusiva web

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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