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Il no al lockdown in Svezia: celebrato da diversi giornali italiani, in realtà un disastro | I DATI

Il principale epidemiologo della Svezia ha cantato vittoria, sostenendo che i risultati ottenuti dall’unico Paese a non aver attuato un lockdwon l’hanno reso “il più sicuro in Europa”. Ma i numeri dicono il contrario: non solo i vicini hanno avuto meno casi e meno decessi, ma ancora oggi hanno numeri migliori. E se l’Italia avesse adottato lo stesso schema, probabilmente saremmo stati travolti da un disastro

Siamo passati dall’essere i peggiori in Europa a essere i più sicuri”. L’annuncio trionfalistico di Anders Tegnell, epidemiologo e consulente del governo svedese nella lotta al coronavirus, è stato riportato a caratteri cubitali da tutte le testate italiane. Secondo l’esperto oggi la Svezia sarebbe il paradiso europeo della lotta alla pandemia e tutti i giornalisti nostrani si sono affrettati a riproporre la domanda: non è che forse il lockdown italiano era la scelta sbagliata e a Stoccolma hanno avuto ragione?

Per fortuna per una volta la risposta è semplice: no, non hanno avuto ragione. I numeri in questo senso parlano chiaro. La Svezia da inizio pandemia ha registrato 84.985 casi e 5.835 morti, che ne fanno il nono Paese per numero assoluto di contagi nell’Unione europea e il sesto per numero assoluto di vittime. In rapporto alla popolazione, va ancora peggio: solo il Regno Unito e Belgio hanno registrato più morti.

Insomma, nei mesi scorsi gli svedesi hanno pagato un conto salato per la decisione di non imporre un lockdown. Ma almeno oggi le cose vanno così bene da giustificare una simile esultanza da parte degli esperti? No, nemmeno quello. Anche se è vero che nell’ultima settimana la Svezia ha registrato meno contagi dei vicini, Finlandia e Norvegia, negli ultimi 14 giorni i casi cumulativi di coronavirus ogni 100mila abitanti sono ancora più alti. 21,2 per la Svezia, contro i 17,3 della Norvegia e i 6,4 della Finlandia.

E anche dal punto di vista diagnostico la situazione non è migliore. La Svezia infatti sta eseguendo 1,2 tamponi ogni mille persone, meno di quanto stiano invece facendo in Norvegia, cioè 2,2. Meno test, tra l’altro, significa anche meno capacità di tracciare i casi, e questo potrebbe spiegare in parte perché nell’ultima settimana la Svezia ha registrato numeri più bassi dei suoi vicini. Infine, l’epigone del fallimento del piano di Stoccolma è il tentativo fallito di raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”: l’obiettivo, a questo punto dell’anno, era di aver raggiunto il 40% della popolazione contagiata. Oggi, secondo le ultimi indagini molecolari svolte dalle autorità, non sono arrivati nemmeno al 15%.

Insomma il non aver imposto il lockdown si è rivelato un errore, e le grida di giubilo dell’epidemiologo svedese sembrano del tutto infondate. Per carità, può anche essere che nei prossimi mesi il Paese registrati performance straordinarie, ma considerando che entro sei mesi dovrebbe essere possibile la vaccinazione di massa, non si capisce quale siano i grandi obiettivi che la Svezia avrebbe raggiunto.

E infine, un’ultima considerazione: spesso si è parlato dell’ipotesi di non imporre il lockdown in Italia, facendo riferimento al modello svedese. Una possibilità questa che si sarebbe con ogni probabilità rivelata catastrofica per il nostro Paese: noi siamo stati i primi a essere colpiti in Europa, e abbiamo scoperto l’arrivo del coronavirus quando ormai questo era ampiamente circolante nel territorio. Quando è scattato il lockdown, la pressione sugli ospedali stava già iniziando a essere insostenibile e nelle settimane seguenti si è rischiato seriamente il collasso del sistema sanitario.

La pronta reazione, e la chiusura del Paese, ha permesso di appiattire la curva e non mandare in tilt il sistema. La Svezia, che è stata colpita dal coronavirus ben dopo l’Italia e che ha avuto molto più tempo per reagire, oggi ha in rapporto alla popolazione quasi lo stesso numero di morti e di contagiati del nostro Paese. Mentre i vicini scandinavi, che hanno optato per il lockdown, sono molto distanti. E dunque la risposta non può che essere una: no, non hanno avuto ragione.

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