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3 tamponi negativi ma risulta morta da “paziente COVID-19”. La denuncia della famiglia | VIDEO 

Iene.it raccoglie la testimonianza di una donna di Bologna, che racconta una strana storia che sarebbe accaduta alla madre, poi deceduta, all’Ospedale Maggiore di Bologna: "Ha avuto tre tamponi negativi, ma è stata comunque considerata contagiata. Ci hanno messo in quarantena e non abbiamo neanche potuto darle l’ultimo saluto”.

“Mi hanno impedito di stare vicina a mia madre, di darle l’ultimo saluto e non so con quale diritto”. La denuncia arriva da Morena, una donna di Bologna, che a Iene.it racconta una vicenda che, se confermata, avrebbe dell’incredibile. Una vicenda legata a una morte per presunto COVID-19, anche se in presenza di tre tamponi negativi. Per l’Ospedale, come spiegato informalmente alla donna per telefono da un sanitario, si sarebbe trattato di un caso di un falso negativo. Ma andiamo per ordine.

Morena, questo il nome della figlia dell’anziana deceduta, racconta: “Domenica mattina abbiamo chiamato l’ambulanza, perché mia madre dalla sera di sabato aveva iniziato ad avere un po' di febbre. Mia madre un anno fa aveva avuto tre infarti, era una paziente broncopatica cronica, e l’anno scorso era stata in terapia intensiva, per oltre tre mesi. Era migliorata, ma il suo era un equilibrio sempre molto fragile. Domenica mattina la febbre era salita a 38, 38,5. Chiamiamo l’ambulanza e quando gli operatori sanitari arrivano a casa e la visitano, mi dicono che tutto sommato, data la sua storia clinica, i parametri vitali erano buoni, ma che per precauzione l’avrebbero portata al Maggiore di Bologna. Quella è stata l’ultima volta che l’ho vista...”.

La donna poco tempo dopo chiama l’ospedale, per avere notizie della madre e quello che si sarebbe sentita rispondere le gela il sangue: ”Sua madre è in un reparto Covid-19”.

“Ho spiegato che non aveva tosse, che è una paziente a rischio per il cuore, per i bronchi, e che se non erano sicuri che avesse il coronavirus, poteva essere un reparto estremamente pericoloso per lei. Mi hanno risposto che mia madre era a bassissimo rischio, in stanza con un’altra paziente anche lei a bassissimo rischio e che tutti gli operatori indossavano i dispositivi di protezione, quindi non poteva essere contaminata”.

Passa un altro giorno, e verso l’ora di pranzo ecco arrivare una nuova telefonata: "Mi chiama un medico, che aveva conosciuto mia madre durante un precedente ricovero, e mi dice che compatibilmente con la situazione generale, la mamma aveva dei parametri buoni, con un po' di febbre solo durante la notte. E poi aggiunge – spiega ancora Morena - che se tutto fosse rimasto tranquillo, di lì a poco sarebbe stata trasferita in un reparto ‘pulito’, cioè non COVID-19”.

E alla fine quel medico, sostiene ancora la donna, avrebbe aggiunto un dettaglio molto importante: "A sua mamma è stato fatto il primo tampone ed è negativo, non credo ci sia bisogno di un secondo, penso che la trasferiremo in un reparto pulito”.

L’anziana tuttavia, su parere di un virologo, viene sottoposta a un secondo tampone, mentre dall’ospedale avrebbero confermato alla famiglia che “le condizioni stabili, abbastanza discrete”.

Passa ancora un altro giorno, è il 7 aprile, quando la donna viene chiamata da un’infermiera: "Mi ha confermato che anche il secondo tampone era negativo, che mia madre non aveva la febbre e che, se tutto fosse proseguito positivamente, l’avrebbero trasferita in un altro reparto”.

Le cose sembrano procedere bene ma meno di un giorno dopo, ecco arrivare un’altra terribile telefonata: "Mi chiama un'assistente sociale, quella che dirige gli OSS che vanno a curare i pazienti anziani a domicilio, e mi racconta che l’OSS che era entrato in contatto con mia madre, quasi dieci giorni prima, era positivo al COVID-19 e che lei avrebbe dovuto avvertire chi di dovere in ospedale. Ho riferito questa conversazione, poco dopo, a un altro medico del reparto e lui mi ha detto che non era una circostanza che li preoccupava più di tanto, perché mia madre aveva giù avuto due tamponi negativi, e addirittura si stava aspettando l’esito di un terzo. Lui non era preoccupato, avendo visto l’esito dei due precedenti e per il fatto che mia madre non aveva neanche la febbre”.

Sono le 19.30 di mercoledì 8 aprile sera quando a casa di Morena arriva la chiamata a cui nessuna figlia vorrebbe mai rispondere: ”Sua mamma è morta”.

Meno di trenta minuti dopo, la donna riceve l'email di un’infermiera dell'ospedale, dal suo account personale, che le manda una sorta di protocollo di comportamento.

“Al telefono mi aveva detto che essendo mia madre deceduta in un reparto COVID, noi familiari avremmo dovuto seguire una procedura particolare. Io ho provato a spiegarle con forza che la mamma aveva avuto tamponi tutti negativi, ma lei insisteva, anche se non sapeva dirmi se avremmo dovuto iniziare anche noi una vera e propria rigorosa quarantena”.

L'email ricevuta dalla donna è una “informativa per famiglie di pazienti COVID-19 deceduti presso gli ospedali dell’AUSL di Bologna” e spiega nel dettaglio, tra l’altro, le pratiche relative al trattamento della salma da parte delle pompe funebri.

Una vicenda strana e drammatica, per le conseguenze concrete sulla famiglia dell’anziana deceduta: "Ci siamo dovuti mettere tutti in quarantena per 14 giorni, perché l’Ufficio di Igiene, il giorno del decesso, era stato avvertito dall’ospedale”.

La donna racconta di avere registrato una chiamata con l’ospedale. "Anche il terzo tampone è negativo ma ci sono pazienti che nonostante abbiano tamponi negativi hanno un quadro cardiologico, di laboratorio e clinico, suggestivi di malattia", spiegano. "È un insieme di considerazioni che si fanno. Per noi è considerato Covid, il tampone non è infallibile, ci sono i falsi negativi. La segnalazione non potevamo non farla”.    

E in base a quella segnalazione all’Ufficio di Igiene, Morena è costretta in casa, con tutta la sua famiglia: "Non potevamo neanche uscire per andare a fare la spesa o comprare le medicine. E ovviamente la cosa più straziante per noi è che non abbiamo più potuto vederla, neanche da morta. In questo momento la stanno portando al cimitero e noi siamo tutti chiusi in casa, a fare una quarantena per una donna che ha avuto 3 tamponi tutti negativi, perché nel frattempo era arrivato anche l’esito del terzo...”.

I fratelli della donna, che nel frattempo sono riusciti ad andare in camera mortuaria perché non erano in quarantena, le raccontano un dettaglio terribile, forse legato proprio alla procedura COVID: ”Mi hanno detto che la mamma non era stata neanche vestita, ma l’avevano infilata nella bara nuda, in un sacco con un po' di formalina. Mi si strazia il cuore...”.

E conclude, tra disperazione e rabbia: “Le hanno tolto la dignità della morte, ci hanno impedito di salutarla per l’ultima volta e tutto questo senza che fosse davvero una paziente COVID. Ma questa storia non finisce qui”.

Va precisato che la letteratura medica mondiale riporta almeno un 10% di casi di falsi negativi, persone che risultano non infette anche dopo essere state contagiate. Iene.it ha contattato l’Ospedale Maggiore di Bologna, attraverso l’ufficio stampa e attende che la struttura sanitaria dia la sua versione ufficiale sulla vicenda che ci è stata raccontata.

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