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Il Tar: via la scorta al Capitano Ultimo, l'uomo che arrestò Riina | VIDEO

L’uomo che ha catturato il sanguinario capo di Cosa Nostra Totò Riina non avrà più la scorta, per proteggersi dalla mafia che vuole ancora ucciderlo. Il colonnello De Caprio si era confessato con il nostro Giulio Golia: “Penso tutti i giorni che potrei essere ucciso: sono pronto”

Niente scorta per il capitano Ultimo, l’uomo che ha arrestato l’ex capo di Cosa Nostra Totò Riina.

Lo ha confermato il Tar del Lazio, come ha spiegato lo stesso Ultimo in post sulla sua pagina Facebook: "Respinto il ricorso per mantenere la sicurezza al capitano Ultimo e alla sua famiglia. Ha vinto il generale Giovanni Nistri e tutti quei funzionari che lo hanno sostenuto in questa battaglia. Da oggi colpire il capitano Ultimo sarà più facile per tutti. Stasera a Roma ricorderemo l'arresto di Riina alla casa famiglia, vi aspetto insieme ai carabinieri di allora, ai carabinieri di sempre, quelli che non abbandonano. Ringrazio con le lacrime agli occhi le 157.000 persone che mi hanno sostenuto e mi sostengono, firmando la petizione online. Il vostro affetto è un onore immenso per me. Vi porto nel cuore uno a uno".

La battaglia è quella infinita quella per dare protezione al colonnello dei carabinieri che il 15 gennaio 1993 ha catturato uno dei più violenti e sanguinari capi della mafia siciliana.

Lo scorso ottobre lo stesso Tar del Lazio aveva sospeso in via cautelare il provvedimento con cui a settembre 2018 il ministro dell'Interno Matteo Salvini gli aveva tolto la scorta.

La revoca aveva suscitato grandi polemiche nel mondo politico, facendo anche partire su Change.org una petizione affinché gli venisse riassegnata la protezione.

Giulio Golia lo ha incontrato nel servizio che potete rivedere qui sopra e alla iena il capitano Ultimo ha raccontato tutta la sua carriera, comprese la cattura di Totò Riina e l’amarezza per ritrovarsi senza protezione. “Sceglievamo un nome di battaglia, perché così via radio nessuno ci poteva riconoscere. Mi sono scelto Ultimo perché tutti volevano essere primi, volevano mettersi in mostra”, racconta il colonnello De Caprio a Giulio Golia. Ultimo ricorda ancora come si è arrivati all’arresto di Totò Riina, grazie a un meticoloso lavoro e all’aiuto di alcuni pentiti di mafia. Riina negli occhi “aveva la paura, la paura della vittima”. “Non aveva capito chi eravamo: una cosa spregevole”. Qual è la prima cosa che ha detto il capo di Cosa Nostra? “Chi siete? Chi siete? Non respiro, chi siete?”.  

Il racconto di questa gloriosa carriera si è chiuso con l’amarezza dei giorni nostri. “Allora è stato un gioco?”, si chiede il capitano Ultimo che ancora combatteva per avere la sua scorta. “Facciamo belle cerimonie quando ricordiamo il generale Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e poi dei funzionari dicono che non c’è più pericolo? Questa ondata di negazionismo deve essere combattuta”. 

“Ci penso tutti i giorni che potrei essere ucciso”, concludeva Ultimo. “E ogni giorno sono pronto”. Oggi, dopo la conferma della revoca della scorta, più che mai, la sua frase e il suo coraggio restano scolpiti nella mente.

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