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Rosa: “Mi ha urlato ‘negra, putt…' per strada. Parliamone tutti: non è normale”

Rosa, 30 anni, è italiana, adottata da una famiglia pugliese quando aveva 2 anni. Ora vive a Milano, dove una settimana fa ha subito un episodio di razzismo e sessismo che ha deciso di raccontare perché “se non se ne parla, non esiste”. Anche perché non è il primo

“Di episodi di discriminazione in Italia ne ho subiti tanti, ma una cosa così non mi era mai successa”. Rosa ha 30 anni e vive a Milano con suo marito. “Ho scelto Milano perché è una città grande e internazionale, mi era sempre sembrata più aperta rispetto a dove sono cresciuta, in Puglia, invece... Io sono nata in Camerun e all’età di due anni sono stata adottata da una famiglia italiana”. Insomma Rosa è cittadina italiana a tutti gli effetti ma per il colore della sua pelle si è vista a volte trattare diversamente e anche insultare: “È quello che mi è successo sabato scorso in centro a Milano, in via dello Statuto. Stavo camminando tranquilla alle 15, ero sola. Vedo avvicinarsi un ragazzo con un cane che quando mi incrocia inizia a urlare ‘brutta negra, puttana, fammi un pompino’. Sono rimasta pietrificata, quando mi sono girata ho visto che ha sputato come in segno di disprezzo”. 

Rosa, ci racconta, in quel momento non riesce a dire niente: “Due signori che hanno assistito alla scena si sono avvicinati, avranno avuto 50 anni. Uno dei due mi ha detto con la voce quasi rotta dalla commozione che queste cose non sono accettabili, mi ha chiesto scusa a nome di tutti gli italiani. Il che mi ha fatto piacere, ma mi ha anche lasciata interdetta visto che anche io sono italiana e solo perché non ho la pelle bianca si dà per scontato che non lo sia”. Di discriminazioni Rosa ci racconta di averne subite tante negli anni, ma queste offese gratuite per il colore della pelle e come donna in un pomeriggio in cui stava passeggiando per la sua città, l’hanno ferita molto. “Forse è stata la combinazione di razzismo e sessismo, forse è stata l’idea che se c’era mio marito non sarebbe successo, fatto sta che sono stata malissimo per questo episodio. Non è la prima volta che vengo discriminata ma è la prima volta che ricevo offese così dirette, per strada”. 

Già, perché a volte la discriminazione è più “sottile”, ci racconta Rosa ricordando i tempi dell’università in cui cercava casa a Torino: “Quando ho chiamato per rispondere all’annuncio la proprietaria della stanza era molto disponibile. Del resto la mia voce è italianissima. Quando però ci siamo incontrate, vedendomi, ha iniziato a dire che la stanza in realtà era prenotata anche da altre ragazze. Poi ci siamo messe a parlare e magicamente, quando le ho raccontato che sono italiana e i miei genitori sono italiani, la stanza era di nuovo disponibile”. 

“Ho deciso di raccontare l’episodio degli insulti per strada perché non è giusto. Non è giusto che passino inosservati come se fosse normale. Bisogna raccontarli. Non posso pensare che potrebbe succedere a una ragazza più piccola o più fragile di me. O che quando avrò dei figli possa succedere a loro. Nessuno mi deve rompere le scatole per il colore della mia pelle, o per cosa indosso. L’Italia è piena zeppa di stranieri, che piaccia o no è così. E riempiono svariate classi sociali”. Rosa così non è rimasta con le mani in mano, oltre ad averci contattato: “Sono andata in caserma a denunciare l’accaduto ma mi hanno detto che non essendoci state minacce il fatto non ha valenza penale e che per rivalermi civilmente avrei dovuto identificare la persona, cosa che lì per lì non ho fatto perché ero scioccata. Ho voluto comunque raccontare l’episodio perché se non si parla di queste cose è come se non esistessero”. 

I medici legali di Tor Vergata avrebbero trovato una ferita di 7 centimetri sul cuore del 21enne ucciso a Colleferro e gli organi interni tutti lesionati. A parlarci della brutalità del branco che avrebbe infierito su Willy Monteiro Duarte era già stato un testimone indiretto della rissa: “Gabriele gli ha dato un calcio al torace e un pugno alla tempia, poi una volta a terra lo hanno colpito tutti”

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