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Valeria morta per una dose killer di chemio: condannati in appello i medici

I tre dottori coinvolti nel caso sono stati condannati in Appello, a vario titolo, per omicidio colposo e altri reati. La sentenza è arrivata a pochi giorni dall’intervento della prescrizione. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato l’assurda morte di Valeria con Ismaele La Vardera

È arrivata la sentenza d’appello per i medici a processo per la morte di Valeria Lembo, la donna e madre di 34 anni morta dopo aver ricevuto una dose killer di chemioterapia. L’ex primario Sergio Palmeri ha subito una condanna a 3 anni per omicidio colposo e 3 anni di interdizione. Laura Di Noto è stata condannata a 2 anni per omicidio colposo e 3 mesi per falso ideologico. Alberto Bongiovanni a 3 anni omicidio colposo e 5 mesi per la falsificazione della cartella clinica. Una sola imputata è stata assolta, l'infermiera Clotilde Guarnaccia.

La sentenza è arrivata a meno di un mese dall’arrivo della prescrizione, che sarebbe scattata il 23 marzo. L’anno scorso la Cassazione aveva annullato con rinvio la prima sentenza d’appello. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato questa assurda storia con Ismaele La Vardera.

Otto anni fa a Valeria fu diagnosticato un tumore alla spalla, che aveva però buona possibilità di guarigione. “Doveva fare solo poche sedute di chemio”, ricorda la madre parlando con la Iena. E sembra che quelle poche sedute avessero sortito ottimi risultati. All’ultima somministrazione, però, qualcosa va storto: una dose di farmaco da 9 milligrammi è stata riportata come 90 milligrammi. “Quella dose avrebbe ucciso un pachiderma di 300 kg: mia figlia pesava 54 kg”, ci dice la madre.  Secondo il racconto dei parenti, una infermiera si sarebbe resa conto dell’errore perché non disponeva di tutta quella quantità del farmaco e si sarebbe messa in contatto con una dottoressa – adesso a processo – che avrebbe però confermato la dose da somministrare.

Sempre stando al racconto dei familiari, appena inizia la somministrazione del farmaco Valeria si sarebbe accorta che qualcosa non andava: un bruciore intenso al braccio, tanto che avrebbe chiesto aiuto all’infermiera. I medici però nemmeno qui avrebbero compreso che c’era qualcosa che non stava funzionando a dovere. Valeria riceve così tutta la dose e lascia l’ospedale, per sentirsi male poco dopo. I familiari subito pensano ai normali effetti collaterali della chemio, ma la situazione precipita in fretta.

Valeria viene ricoverata in ospedale ma, secondo il racconto dei familiari, venne trattata per una semplice gastroenterite. La giovane peggiora e, dopo la scoperta dell’errore, viene trasferita in un altro ospedale: lì muore il 29 dicembre. “Sono stati 22 giorni di agonia”, ci dice il marito. “Nostro figlio sa che sua madre è diventata un angelo, le cose che si possono dire ai bimbi”. “Si davano la colpa l’un l’altro”, racconta ancora il marito parlando dei medici che avevano in cura la moglie e che per quanto accaduto in quei giorni sono finiti a processo. "Noi vogliamo giustizia", dice la zia.

A oltre otto anni da questi tragici eventi, il processo a carico dei medici che avevano in cura Valeria è arrivato alla sentenza d’appello poco prima dell’intervento della prescrizione: è proprio per scongiurare questo rischio che la famiglia aveva deciso di esporsi pubblicamente raccontando questa storia. E speriamo che adesso quelle persone distrutte dal dolore possano trovare un pochino di conforto.

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