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Strage di Viareggio, anniversario senza manifestazioni per ricordare le 32 vittime | VIDEO

 La notte del 29 giugno 2009 un treno merci che trasporta cisterne di gpl deraglia alla stazione di Viareggio, provocando la morte di 32 persone, tra viaggiatori e abitanti delle case vicine, letteralmente polverizzate dall’esplosione. Giulio Golia aveva intervistato i familiari delle vittime e alcune delle persone coinvolte in uno dei più tragici incidenti ferroviari della storia italiana

Un anniversario, l’undicesimo, in tempo di Covid e dunque senza corteo né commemorazione, per ricordare le 32 vittime del tragico incidente ferroviario di Viareggio.  Una tragedia che vi abbiamo raccontato nel servizio di Giulio Golia, che potete rivedere qui sopra. È la notte del 29 giugno 2009, quando il treno merci 50325, che trasporta 14 cisterne di gpl, deraglia all’altezza della stazione di Viareggio, andando a sbattere contro la banchina e finendo per provocare l’esplosione di una delle cisterne, scontratasi con un picchetto. L’impatto e l’incendio che ne segue sono violentissimi, e polverizzano letteralmente le case a ridosso dei binari: i morti saranno 32.

Quest’anno le commemorazioni sono contenute a causa della pandemia di coronavirus: dopo la messa al cimitero della Misericordia, alle 23.48 (l’orario dell’esplosione), nella zona dell’incidente le campane rintoccheranno 32 volte.

A seguito della strage, una delle più gravi nella storia ferroviaria, sono stati condannati in Appello a vario titolo amministratori e dirigenti di Trenitalia, Rfi e delle società coinvolte nella manutenzione dei carri cisterna che trasportavano gpl. La sentenza della Corte d'appello di Firenze parla, in sostanza, di un incidente che poteva essere evitato: nessuna valutazione dei rischi nel caso di deragliamento, a cui si aggiunge scarsa cura della sicurezza del trasporto merci “come se non potesse essere fonte di pericolo per le persone, anche se non trasportate”.

La Corte d'Appello di Firenze ha condannato a 7 anni Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Reti ferroviarie italiane, a 6 anni Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad di Trenitalia).  Oltre a loro sono stati condannati anche gli amministratori e i dirigenti delle società tedesche e austriache che facevano manutenzione dei carri merci in appalto. Sul processo, che è ancora in attesa della Cassazione, incombe però il rischio della prescrizione.

Nelle 1.200 pagine della sentenza vengono ricostruite le omissioni di quella notte. Moretti ed Elia sono responsabili di aver “deliberatamente violato le norme in tema di tracciabilità dei rotabili per una precisa politica aziendale diretta a limitare gli impegni di spesa relativi al trasporto delle merci, settore minoritario anche per Trenitalia nonché fonte di minori guadagni per investire piuttosto, anche in termini di sicurezza, nel trasporto passeggeri”.

Secondo i giudici, anche l’alta velocità sarebbe tra le cause della strage: “Rfi, gestore dell’infrastruttura, avrebbe dovuto imporre a quel convoglio di non superare i 60 chilometri orari nell’attraversamento delle stazioni ferroviarie”. Inoltre l’attraversamento di quel treno merci avrebbe dovuto essere valutato come particolarmente rischioso “per il fatto che la merce trasportata era Gpl, che le cisterne non erano a doppio scafo, anche se conformi alle norme, che le zone abitate non erano isolate da barriere, che i carri non erano accompagnati da documentazione che dimostrasse la corretta manutenzione e non avevano i rilevatore di svio”.

Nel servizio, Giulio Golia raccoglie le drammatiche testimonianze dei parenti delle 32 vittime. Daniela Rombi quel 29 giugno ha perso nel rogo la figlia Emanuela, di 21 anni. “Mia figlia è morta perché è bruciata. Io non ho ancora potuto piangere serenamente mia figlia. Ce li hanno ammazzati in casa”. L’associazione “il Mondo che vorrei”, che riunisce i familiari delle vittime della strage, si sta battendo in questi mesi affinché nella stazione venga ripristinata la figura del capostazione, assente da dicembre scorso.

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