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Iniezioni d'aria sull'ambulanza della morte, il pm: condannate Davide Garofalo a 30 anni | VIDEO

Le indagini e il processo sono partiti dal servizio di Roberta Rei del 2017 e il caso ha fatto il giro del mondo. Il pm chiede ora 30 anni di carcere per uno dei due “ambulanzieri della morte” di Biancavilla (Catania). L’accusa: avrebbero ucciso malati terminali durante il trasporto con iniezioni d’aria per incassare più soldi. Ecco che cosa abbiamo scoperto e tutta la nostra ricostruzione

“Condannate Davide Garofalo a 30 anni di carcere per l’ambulanza della morte di Biancavilla”. È la richiesta appena fatta dal pm per il caso scoperto da Le Iene con Roberta Rei con numerosi servizi a partire dal 2017 e di cui torneremo presto a parlarvi in onda. Sopra trovate l’ultimo servizio andato in onda il 5 novembre 2020, cliccando qui il primo del 2017 che ha sollevato questo caso agghiacciante, che ha fatto letteralmente il giro del mondo portando alle indagini e a un processo in cui anche noi de Le Iene siamo stati sentiti come testimoni.

Il caso è quello dell’ambulanza privata su cui alcuni malati terminali sarebbero stati fatti morire, durante il trasporto a casa dall’ospedale, attraverso iniezioni d’aria che ne provocavano il decesso per embolia. Tutto questo per intascare più soldi. Il pm ha chiesto 30 anni per uno dei due “barellieri della morte”, Davide Garofalo, che in aula ha negato di nuovo tutto. Il reato: omicidio plurimo aggravato dal metodo mafioso, per tre morti nella cittadina del Catanese.

“Se c’era uno in agonia, a volte non moriva per mano di Dio. Siccome era in agonia moriva così chi lo trasportava guadagnava 300 euro anziché 50, 30 o 20”, ci hanno raccontato Marco e Antonio. I soldi in più sarebbero quelli intascati per il trasporto di un morto, la vestizione e la chiamata per il servizio funebre.

I due fratelli erano titolari di un’agenzia di pompe funebri, oggi sono testimoni di giustizia. “Quando loro trasportavano i malati facevano delle iniezioni d’aria nelle vene, avevano il totale controllo dei funerali e del trasporto dei morti dall’ospedale a casa. Velocizzavano la morte dei pazienti per guadagnare di più”, sostengono parlando dei due presunti “ambulanzieri della morte” Davide Garofalo e Agatino Scalisi, accusato di un quarto omicidio e in attesa di sentenza avendo scelto il rito abbreviato. Roberta Rei lo ha incontrato e, come potete vedere qui sopra, ha negato anche lui tutto: “Trasporto solo persone vive, devo dare da mangiare alla mia famiglia e ne sono orgoglioso. Devo andare a rubare?”.

Marco e Antonio hanno provato a resistere alle aggressioni anche fisiche dei clan che si sarebbero impossessati pure della loro ambulanza. A bordo avrebbero piazzato due persone. “Dietro di loro ci sono due gruppi che hanno fatto la storia criminale di quel comprensorio. C’è stata una guerra di mafia, morti ammazzati nelle strade, bambini uccisi. Mi mancava l’aria in quel sistema, quando ho denunciato sono tornato a respirare”, dice Antonio, che si è convinto a parlare dopo la nostra intervista del 2017 al fratello Marco, quando dopo 7 anni di lotta contro le pressioni mafiose aveva deciso di parlare con Roberta Rei.

Quando non riuscivano con l’iniezione, lo facevano con il cuscino, quando me l’ha detto non ci ho creduto”, racconta Antonio, come potete vedere nel servizio qui sopra. Alcuni parenti dicono a Roberta Rei di aver trovato i loro cari proprio con la bocca spalancata. “Ho fatto 50 morti l’anno dal 2013”, è lo scenario inquietante prospettato da Antonio con un possibile numero più ampio di vittime. “Non vuol dire che tutti siano stati fatti con siringa, come non vuol dire che sono tutte morti naturali”.

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