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Ambulanza della morte: “Io, testimone di giustizia abbandonato dallo Stato” | VIDEO

La condanna all’ergastolo per Davide Garofalo, uno dei due barellieri dell’ambulanza della morte di Biancavilla in un processo partito dal primo servizio di Roberta Rei con cui nel 2017 abbiamo scoperto questa storia agghiacciante che ha fatto il giro del mondo. Alcuni malati molto gravi venivano fatti morire durante il trasporto a casa dall’ospedale con iniezioni d’aria per intascare più soldi. E la clamorosa protesta di uno dei due fratelli testimoni di giustizia che ha permesso l'inchiesta e che, ora senza più protezione, si sente abbandonato dallo Stato

Con Roberta Rei vi raccontiamo dell’ergastolo a cui è stato appena condannato a Catania Davide Garofalo nel primo processo per la storia terribile dell’“ambulanza della morte” di Biancavilla e Adrano, scoperta grazie ai servizi de Le Iene con una notizia che ha fatto il giro del mondo. E vi raccontiamo anche della clamorosa protesta di un testimone di giustizia, che ha reso possibile tutta questa inchiesta.

LA SENTENZA STORICA
Il caso è quello terribile dell’ambulanza privata su cui nelle due cittadine del Catanese alcuni malati molto gravi sono stati fatti morire durante il trasporto a casa dall’ospedale con iniezioni d’aria che ne provocavano il decesso per embolia. Il tutto per intascare più soldi per il trasporto di un morto, la vestizione e la chiamata per il servizio funebre. I soldi sarebbero stati poi divisi con i clan mafiosi di Biancavilla e Adrano.

Garofalo è stato appena condannato in primo grado a Catania al carcere a vita per omicidio aggravato ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gli omicidi sono quelli di tre persone tra il 2014 e il 2016. La procura aveva chiesto la condanna a 30 anni. L'inchiesta è partita dal nostro primo servizio del 2017 e siamo anche stati sentiti come testimoni. Nell'ambito dello stesso procedimento è imputato, per un altro decesso, il barelliere Agatino Scalisi ma il processo, che si celebra con il rito abbreviato, non è stato ancora definito. Le vittime di questo sistema agghiacciante, come vi abbiamo raccontato, potrebbero essere molte di più.

LA PROTESTA
Roberta Rei torna a parlare con uno dei due fratelli che con la sua testimonianza antimafia hanno permesso di svelare tutto questo sistema. Gli è stata appena tolta la protezione, dopo sei anni di vita in una località segreta, e lui per protesta, sentendosi abbandonato dallo Stato, si toglie davanti a noi il passamontagna con cui celava il suo volto per sicurezza.

Luca Arena, 29 anni, ci racconta anche perché secondo lui il programma di programma di protezione non funzionerebbe comunque bene, nella solitudine dal punto di vista psicologico e senza sapere prima a cosa si andrà in conto. Senza mai rinnegare la scelta che ha fatto di denunciare da giovanissimo.

Luca ci dice anche di essersi rivolto, anche per un suo progetto, a Vito Crimi (M5S), ai tempi viceministro dell’Interno e che si occupava anche di testimoni di giustizia. La Iena va a parlarci. Forse magari è servito a qualcosa: Luca è stato appena convocato di nuovo dal Viminale.

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