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È possibile chiudere i conti con gli “anni di piombo”? | VIDEO

Pochi giorni fa a Parigi sono stati arrestati 9 ex terroristi rossi, dopo una lunghissima latitanza in Francia. Il nostro Gaetano Pecoraro ci parla delle loro storie e degli “anni di piombo”, chiedendosi se e come è possibile chiudere i conti con quel periodo storico

Narciso Manenti è uno dei 9 ex terroristi italiani arrestati a Parigi pochi giorni fa dopo una lunghissima latitanza. “Vivo qui dal 1983”, dice al nostro Gaetano Pecoraro. “Ho vissuto più qui che in Italia io”. La notizia dei fermi ha fatto parlare tutto il paese ed è riemerso l’interrogativo su come chiudere definitivamente i conti con gli “anni di piombo”.

Il nostro Gaetano Pecoraro è andato a Parigi, per cercare di parlare con gli ex terroristi. Marina Petrella, giudicata responsabile di diversi sequestri e omicidi per cui è stata condannata all’ergastolo in Italia, ci ha detto: “Esprimo il mio profondo dolore, ma non sono in grado di sostenere un’intervista”.

A parlare con la Iena è stato anche Narciso Manenti, condannato all’ergastolo per l’omicidio del carabiniere Giuseppe Gurreri. “C’è stata una commissione parlamentare che è durata 14 anni che ha scritto tutto, decine di migliaia di pagine”, dice Manenti a Gaetano Pecoraro. Senza però ascoltare molti dei protagonisti: “Ne hanno avuti abbastanza in Italia di protagonisti, no? Gliene servono dieci, dieci vecchietti malati?”.

Tutti gli arrestati dovranno attraversare l’iter giudiziario in cui sarà stabilito se la Francia davvero concederà l’estradizione richiesta dall’Italia. Al di là della questione giudiziaria però, molti - tra cui il presidente Mattarella - sostengono la necessità di fare piena luce sugli “anni di piombo”.

“Cossiga ha definito quel periodo ‘guerra civile di bassa intensità’”, dice Manenti. L’ex presidente della Repubblica, ministro dell’Interno al tempo dell’uccisione di Aldo Moro, arrivò a sostenere che i giovani che combattevano quella specie di guerra civile lottavano “non con l’animo del terrorista ma con l’animo del partigiano”.

E non disse solo questo, come potete riascoltare nel servizio di Gaetano Pecoraro in alto. C’è un punto fondamentale da risolvere per chiudere definitivamente i conti con gli “anni di piombo”: tutte quelle persone che presero le armi per uccidere o essere uccise erano solo criminali da rinchiudere nelle patrie galere o come diceva Cossiga giovani figli della Resistenza che sentivano essere stata tradita?

Non è solo una differenza teorica: riconoscere in loro una posizione politica implica per esempio la responsabilità di chi gliel’ha insegnata. E, non ultima cosa, “ogni guerra civile è seguita da un’amnistia qualche anno dopo”, sostiene Manenti. 

Del resto questo è esattamente quello che accadde dopo la Seconda guerra mondiale, quando nel 1946 Palmiro Togliatti, leader del Partito comunista e all’epoca ministro della Giustizia, varò un’amnistia che finì per graziare migliaia di ex fascisti per riappacificare il Paese. 

Marina Petrella uscendo dal tribunale aveva parlato di dolore e compassione per tutte le vittime. Un tema che gli ex brigatisti sono sempre stati restii ad affrontare pubblicamente. Come la pensa Manenti? “Ha ragione. Lasciamoli tranquilli, altrimenti le ferite si riaprono. Ogni 10 anni, ogni 5 anni…. basta”. Una risposta simile l’avevamo avuta anche da Alvaro Lojacono, l’ex brigatista che avevamo incontrato due anni fa.

Oltre alla dimensione privata del pentimento e del dolore per le vittime, c’era un’altra cosa che vi aveva detto Lojacono: “Non c’è mai stato niente di personale con nessuna delle vittime. Era simbolico e funzionale: hai quella posizione lì dentro una struttura gerarchica, per esempio che comanda le carceri speciali, c’era la convinzione - terribile quanto ti pare - che eliminandolo mettevi in crisi il sistema. Sarà truce e drammatico, ma quella era la dimensione”.

Una dimensione che i familiari delle vittime di quegli anni ovviamente non potranno mai accettare e nemmeno i tribunali che decidono le pene, ma il cui riconoscimento è al centro del dibattito di cui abbiamo parlato prima. Queste persone sono solo delinquenti come un rapinatore che uccide per rubare dei soldi, o sono qualcosa di diverso? E se sono qualcosa di diverso, come devono essere trattati?

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