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Armi e la guerra in Yemen, retromarcia dell'Italia: via libera alla vendita, ma no a bombe e missili | VIDEO

Il governo italiano ha rimosso la clausola che impediva di vendere armi destinate al conflitto in Yemen. Possono così riprendere le esportazioni verso l’Arabia Saudita e gli Emirati: non è però arrivato il via libera per quanto riguarda bombe e missili. Dietro la scelta dell’Italia ci sarebbe la volontà di migliorare le relazioni diplomatiche coi paesi del Golfo

Una retromarcia in “ragion di Stato”: ci sarebbe questo dietro la scelta del governo italiano di concedere nuovamente l’export per gli armamenti ai paesi coinvolti nella guerra in Yemen. E’ stata infatti cancellata la clausola che impediva di vendere armi da guerra ai paesi che li utilizzeranno poi in conflitti armati.

Una retromarcia parziale, perché il via libera non riguarda la cessione di bombe e missili, che rimane vietata. Ma ciononostante una retromarcia evidente, visto che solo a gennaio il governo (allora guidato da Giuseppe Conte) aveva bloccato l’export di bombe e missili anche se già approvati in data precedente. 

Ma cosa ha portato a questo passo indietro dell’Italia? Secondo varie fonti di stampa, la scelta del governo sarebbe arrivata per cercare di migliorare i rapporti diplomatici con l’Arabia Saudita e soprattutto gli Emirati Arabi Uniti, attori chiave nelle dinamiche geopolitiche del Golfo persico. Rapporti che, soprattutto nel caso degli Emirati, sono da tempo ai minimi termini.

Dunque via libera alla cessione di armi che la coalizione a guida saudita potrebbe usare nel conflitto in Yemen. Un conflitto che - è bene ricordarlo - ha letteralmente raso al suolo il paese e che secondo varie Ong e le Nazioni Unite è stato teatro di ripetute violazioni dei diritti umani

Noi de Le Iene seguiamo da tempo il caso delle responsabilità italiane per le bombe nel conflitto in Yemen (bombe che, è bene ricordarlo, oggi non si possono più vendere). Vi abbiamo raccontato in particolare della vita dell’ospedale a Mocha, una struttura completamente distrutta dallo sgancio di bombe, che era l’unica a servire la popolazione civile dell’intera regione. Vi abbiamo anche fatto visitare un altro ospedale, a due ore dal fronte, gestito da medici e volontari di Medici Senza Frontiere. 

Per raccontarvi del particolare “ruolo italiano” in questa guerra, eravamo partiti proprio dalla tragica vicenda dell’8 ottobre 2016, quando una famiglia di sei persone era stata uccisa in un attacco aereo dalla coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti a Deir Al-Hajari, nello Yemen nord-occidentale. Il fatto che sta alla base della denuncia presentata dal Centro europeo per i diritti umani e costituzionali, dalla ong yemenita Mwatana for Human Rights e dalla Rete italiana Pace e Disarmo.

Tra le persone uccise nel bombardamento c’erano una donna incinta e i suoi quattro figli piccoli. Potete rivedere il servizio nel video in testa a questo articolo.

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