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Beni sequestrati alla mafia: la metà è inutilizzata | VIDEO

Il rapporto della Commissione bicamerale antimafia a 25 anni dall’approvazione della legge che integrava quella del 1982. Noi de Le Iene ci siamo occupati spesso di questo tema: qui sopra con Ismaele La Vardera potete vedere il caso, purtroppo frequente, di quando nelle case e ville confiscate continuano a viverci tranquillamente i condannati e le loro famiglie

La metà dei beni sequestrati alla mafia è inutilizzata. La triste realtà su un fronte fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata viene fotografata da un’indagine della Commissione bicamerale antimafia.

Noi de Le Iene ci siamo occupati spesso di questo tema. Nel servizio di Ismaele La Vardera del marzo scorso che vedete qui sopra in particolare vi raccontiamo del caso, anch’esso purtroppo molto frequente, di quando i condannati e le loro famiglie non lasciano nemmeno le case e le ville confiscate e continuano tranquillamente a viverci.

In concreto, secondo dati gli ultimi dati aggiornati a giugno 2021 e riportati dalla relazione della Commissione antimafia appena approvata all’unanimità, 18.518 immobili e 2.929 aziende in 2.176 comuni devono ancora trovare una destinazione. Non si è ancora deciso cioè se venderli o assegnarli ad associazioni.

Ci sono anche molte amministrazioni comunali che sostengono di non sapere neanche se nel loro territorio esistono beni sotto sequestro. Quando lo sanno, spesso non sanno poi le finalità del loro possibile uso e, nel caso, qual è la strada burocratica, comunque lentissima. Intanto molti immobili si stanno deteriorando e le aziende sequestrate rischiano il fallimento.

Tutto questo 25 anni dopo legge 109 del 1996, che integrava la legge Rognoni-La Torre del 1982 per quanto riguardava la restituzione alla collettività dei beni tolti ai mafiosi. Dall’entrata in vigore della legge Rognoni-La Torre sono stati sequestrati 36.000 beni immobili: il 48% è stato destinato dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati a finalità istituzionali e sociali ma per circa metà rimane ancora da decidere cosa farne.

Secondo il rapporto dell’associazione Libera, pubblicato proprio in occasione di questo 25esimo anniversario,  il maggior numero di beni è stato confiscato in Sicilia (6.906), seguono Calabria (2.908), Campania (2.747), Puglia (1.535) e Lombardia (1.242).

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