>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

Tre braccianti morti in Puglia: arriva il divieto di lavoro nei campi nelle ore calde | VIDEO

Tre braccianti morti nel giro di poche in Puglia. Dopo questo drammatico bilancio il presidente della regione ha vietato il lavoro nei campi nelle ore più calde dei giorni ad alto rischio. Con Gaetano Pecoraro abbiamo conosciuto le storie di alcuni braccianti che lavorano anche 12 ore al giorno per pochi euro 

Tre lavoratori sono morti nella grande afa in due giorni in Puglia: per questo da qualche ora la Regione ha deciso che il lavoro nei campi è vietato nelle ore più calde

Uno di questi braccianti aveva appena finito una giornata nei campi: “Mi stendo qui, prima di prendere la strada verso casa”, avrebbe detto ai compagni di lavoro. Ma la vita di Camara si è fermata lungo quei 10 chilometri che lo separavano da Tuturano, in provincia di Brindisi. Da poco era arrivato da Napoli per stare vicino al fratello. Entrambi braccianti, entrambi con il sogno di poter guadagnare quei pochi euro per una vita migliore dopo essere arrivati in Italia con un barcone. Ogni sua speranza si è spenta lungo quella strada sotto il sole cocente. In poche ore lo stesso destino è toccato ad altri due ragazzi, braccianti come lui. 

Dopo queste tre tragedie il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha emanato un'ordinanza che vieta "il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole”. Michele Emiliano ferma il lavoro nei campi dalle 12.30 alle 16 fino al 31 agosto 2021 nei giorni in cui l’Inail (l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) segnala un livello di rischio alto.

Noi de Le Iene durante il primo lockdown via abbiamo raccontato i sogni e la fatica di alcuni braccianti. Nel servizio che potete vedere qui sopra, Gaetano Pecoraro ci ha parlato dei “black tomatoes”, incontrando alcuni braccianti impegnati nella raccolta dei pomodori proprio nelle campagne pugliesi. 

Abbiamo parlato con alcuni braccianti della provincia di Foggia. Abbiamo incontrato Philip che ci ha mostrato il casolare abbandonato in cui viveva: senza luce, con le finestre che cadono a pezzi e senza neppure il bagno. Alaj invece ci ha portato in una vera e propria città di baracche, tende e container. Lui è uno dei duemila braccianti di Borgomezzanone. Vive qui da 11 anni, inizia a lavorare alle 6 di mattina e finisce 12 ore dopo, attorno alle 18, questo per più di 300 giorni all’anno. Viene pagato 3 euro e 50 all’ora: “Nei campi non ci sono italiani, non lo vogliono più fare questo lavoro. E se noi non andiamo più a lavorare, voi non potete più mangiare”, ci racconta. 

Ma c’è anche chi con coraggio ha deciso di dire basta. “Quando ho verificato all’Inps che, su un anno e sei mesi che ho lavorato, risultavano solo 69 giorni”, spiega John, un ragazzo della Sierra Leone. Lui non era irregolare, aveva un contratto agricolo: “Io lo chiamo lavoro nero. Sono andato alla Polizia e ho raccontato tutto. Adesso sto aspettando il processo, voglio essere uno straniero per bene”. 

In questo sistema a essere sfruttati non sarebbero solo i lavoratori stranieri, ma anche quelli italiani. C’è però chi combatte questo modo opaco di lavorare. Francesco è un imprenditore che produce da 20 anni pomodori. Potete vedere il servizio di Gaetano Pecoraro in testa a questo articolo.

Ultime News

Vedi tutte
Loading