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Chernobyl: 35 anni dopo la tragedia non è finita | VIDEO

Il 26 aprile 1986 esplodeva alle una di notte il reattore di Chernobyl in Ucrania, allora in Unione Sovietica. Una radioattività di almeno 100 volte superiore a Hiroshima ha ucciso migliaia di persone.  E purtroppo continua a uccidere, soprattutto tra i più piccoli, come vi abbiamo raccontato con Luigi Pelazza nel 2011. Ecco che cosa è successo e che cosa sta succedendo ancora

La tragedia di Chernobyl non è finita. A 35 anni esatti di distanza dal più grande disastro nucleare della storia avvenuto il 26 aprile 1986 nella città ucraina, allora nell’Unione Sovietica, si muore ancora per la radioattività. Qui sopra potete vedere un servizio del nostro Luigi Pelazza con cui vi abbiamo raccontato tutto questo nell'aprile 2011.

Alle una di notte di quel tragico 26 aprile il reattore numero 4 della centrale esplose per un incidente dovuto a una somma di incredibili errori umani e mancata preparazione. Si sprigionò nell’ambiente, con una nube che raggiunse l’Europa occidentale, una radioattività almeno 100 volte superiore a quella della bomba atomica di Hiroshima. Non è mai stato accertato il numero delle vittime, sicuramente migliaia. Sono soprattutto i tumori mortali successivi che hanno continuato a uccidere soprattutto tra Ucraina, Russia e Bielorussia.

La strage infatti continua. Uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Science si concentra sulle forme di cancro alla tiroide. L’onlus Soleterre denuncia il dramma dei tumori che colpiscono i bambini, con 1.442 diagnosi solo nell’ultimo anno.

Con Luigi Pelazza, nel servizio che vedete qui sopra, vi avevamo raccontato nell’anniversario dei 25 anni della strage, le coperture del regime sovietico che impedirono di intervenire tempestivamente, cosa successe davvero quel giorno e i rischi che continuiamo a correre tutti.

La Iena è andato a misurare personalmente con un contatore Geiger la radioattività assorbita dal nostro corpo, con livelli che crescono vertiginosamente a partire da 150 chilometri di distanza avvicinandosi man mano a Chernobyl. Arriviamo fino al reattore, passiamo per i luoghi devastati, per le città fantasma poi evacuate e i reparti di oncologia pediatrica, parliamo con i testimoni: è tutto ancora drammaticamente attuale. Si arriva fino a 2.500 volte i limiti massimi consentiti. Prima di poter tornare in quelle città fantasma, secondo gli esperti, dovranno passare almeno 600 anni.

Con Alice Martinelli vi abbiamo raccontato anche l’emergenza del cibo che uccide i bambini di Chernobyl. Lo abbiamo fatto con Massimo Bonfatti, fondatore della onlus “Mondo in cammino”, scomparso poi nel settembre scorso.

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