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Omicidio Ciatti, niente estradizione per il ceceno del calcio mortale: tornerà libero? | VIDEO

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Negata dalla Spagna l’estradizione in Italia di Rassoul Bissoultanov, accusato di aver colpito con un calcio mortale in testa Niccolò Ciatti, morto a 22 anni il 12 agosto 2017 dopo una rissa in una discoteca di Lloret de Mar. Se non arriverà una sentenza entro agosto (e il processo non è ancora cominciato), il ceceno tornerà in libertà. Con Veronica Ruggeri abbiamo ricostruito quello che è successo in quella tragica notte

Non verrà estradato in Italia il ceceno che avrebbe colpito con un calcio alla testa Niccolò Ciatti, il ragazzo di Firenze morto poi in ospedale a 22 anni il 12 agosto 2017 dopo una rissa in una discoteca di Lloret de Mar. Noi vi abbiamo raccontato questo caso nel servizio che potete vedere qui sopra: Veronica Ruggeri ha ricostruito quella maledetta notte partendo dalla testimonianza degli amici di Niccolò e dal racconto dei suoi familiari e ha incontrato anche uno degli aggressori.

La richiesta di estradizione della procura di Roma per Rassoul Bissoultanov è stata respinta dalla Spagna. E ora, se non arriverà una sentenza entro agosto (e il processo non è ancora cominciato), potrebbe tornare libero per scadenza dei termini della custodia cautelare. Dopo quella rissa vennero arrestati altri due giovani ceceni 25enni Movsar Magomadov e Kabiboul Kabatov, lottatori di Mma, l’arte marziale che praticavano da diversi anni in Spagna come il primo. Nel luglio 2019 era stato rinviato a giudizio solo Bissoultanov. Anche la procura di Roma aveva aperto un’inchiesta che ha portato alla richiesta di estradizione appena negata e all’arresto il 4 febbraio scorso in Francia di Magomedov, rintracciato a Strasburgo su mandato di cattura internazionale emesso in Italia.

“Bissoultanov è stato capace di quello che ha fatto a Niccolò, se esce dal carcere dopo quattro anni sapendo di rischiare una condanna di minimo venti anni, il giorno dopo non lo troviamo più”, ha dichiarato a Tgcom24 il padre di Niccolò, Luigi Ciatti. “Noi stiamo aspettando da tre anni e mezzo e a oggi non sappiamo ancora quando comincerà il processo”. 

LA TRAGEDIA IN DISCOTECA
Siamo nell’agosto 2017, un gruppo di sette amici ha prenotato per sette giorni una casa, si divertono in discoteca fino a tardi. “L’11 era l’ultimo giorno in cui potevamo andare a ballare e fino all’ultimo eravamo indecisi”, dice uno di loro. Verso le 23.30 sono in pista pronti a festeggiare la fine della vacanza. Succede qualcosa di inaspettato: “Si avvicinano in tre, sono molto grossi. Se la prendono con Niccolò e uno di loro lo aggredisce prendendolo per il collo”.

Secondo gli amici a iniziare la rissa non è stato Rassoul Bissoultanov, ma Movsar Magomadov: Si era formato un cerchio enorme in tutta la pista, sembrava un ring. Niccolò era a terra e ho dei flash di questo ceceno che tirava dei calci preciso sulla tempia.

Tutta questa follia è testimoniata da un video registrato all’interno della discoteca che trovate nel servizio sopra. Dopo le botte i tre aggressori si allontanano. Niccolò perde conoscenza in 10 secondi, non la recupererà più. “Non aveva un graffio, perdeva solo sangue da un orecchio”, racconta uno degli amici. “Era sdraiato per terra, ansimava e aveva gli occhi che guardavano nel vuoto”. Sul posto arriva la polizia spagnola che tenta di rianimare Niccolò e cerca i tre ceceni che dopo la rissa sarebbero scappati da un’uscita d’emergenza. Niccolò viene portato in ospedale.

“Non aveva un graffio, ma non lo riconoscevo”, dice Ilaria, la sua ragazza, che dopo poche ore dall’Italia arriva in quella stanza di ospedale. “Era piena di macchinari che a ogni momento emettevano rumori”. Il 12 agosto Niccolò viene dichiarato clinicamente morto. “Sarebbe bastato che i buttafuori fossero stati nel posto dove dovevano stare, li avrebbero fermati”, dice il papà di Niccolò. Dopo poche ore, i tre aggressori vengono identificati ma solo Bissoultanov è rimasto in carcere perché sarebbe stato lui a scagliare il calcio finale che non ha lasciato scampo a Niccolò.

In 22 anni non ha mai avuto problemi. Non è mai andato a cercare né risse né altro”, racconta il papà. “Quello è un calcio che viene dato per uccidere e lui l’ha fatto volutamente. Non è stato nulla di imprevisto, Niccolò era già in ginocchio in condizioni disperate”.

Veronica Ruggeri, in questo servizio del 10 ottobre 2017, si mette sulle tracce di Khabiboul Koabatov e Movsar Magomadov che vivevano con le loro famiglie a Strasburgo. Incontriamo il primo. Fa il buttafuori proprio in una discoteca e ci parla di quella maledetta sera. “Non siamo entrati per divertirci ma per parlare con un amico di lavoro”, sostiene il ragazzo che ai tempi era 19enne. “Appena entrati siamo passati vicino al gruppo di Niccolò Ciatti, uno di loro ha spinto il piccolo Vandam”.

Si riferisce a Rassoul Bissultanov. “Quando siamo passati Niccolò ha spinto senza un motivo”, sostiene. “I due hanno iniziato a picchiarsi. Era da solo davanti a loro, si sentiva minacciato. Non so perché Rassoul si sia innervosito, per l’alcol o le droghe”. Sostiene che l’amico avesse preso anfetamine che lo avrebbero portato a perdere il controllo: “Non mi sento in colpa per quello che è successo, ma è una tragedia che una persona sia morta”.

Gli amici di Niccolò, come abbiamo detto e come potete vedere qui sopra, danno però una versione opposta. “Non voglio vendetta, ma giustizia”, ci diceva il papà del ragazzo. “Mi auguro che tanti ragazzi che erano presenti quella sera trovino la forza di parlare. Mio figlio poteva essere un loro fratello”.

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