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Cogenitori per scelta: fare un figlio senza essere una coppia | VIDEO

Si chiama cogenitorialità platonica: la decisione di fare e crescere un figlio con una persona con la quale non si è coinvolti sentimentalmente in una relazione. Robin, che a 43 anni vorrebbe un figlio, sta vagliando questa opzione e ci racconta come funziona: da siti e agenzie per trovare il cogenitore ideale fino alle caratteristiche che si ricercano nell’altra persona. Giulia Innocenzi ne parla con chi lavora in questo settore e una professoressa dell’Università di Cambridge

“Penso che sia una grande forma di emancipazione decidere da sola come donna anziché aspettare un uomo che mi scelga, che voglia sposarmi per poi fare figli”. Rachel e Robin sono due donne americane che hanno deciso di avere figli in un modo un po’ particolare. Robin ha 43 anni, non ha figli e ha un matrimonio di otto anni alle spalle. “Ho provato a non sentire l’orologio biologico che va avanti, ma c’è”, racconta a Giulia Innocenzi. Così decide di vagliare diverse opzioni per diventare mamma. “La mia prima scelta era di trovare un compagno di vita e fare un figlio con lui. Ma non è andata. La mia seconda scelta è di trovare un cogenitore, un amico, un partner che mi supporti in questo”. Anche Rachel, 37 anni, ci racconta di aver preso in considerazione la cogenitorialità platonica per avere un figlio. Ma di cosa si tratta esattamente? “Vuol dire trovare un accordo per crescere un figlio insieme, che è diverso dalla donazione di sperma: il punto cruciale è che il figlio deve vedere entrambi i genitori”, ci spiega Fiona Thomas, fondatrice dell’agenzia “The Stork” nel Regno Unito. “Noi facciamo conoscere le persone che hanno una cosa in comune: vogliono avere figli”. Essere cogenitori per scelta, quindi, significa fare e crescere un figlio con una persona senza essere coinvolti in una relazione con questa persona.

“Mi piace l’idea di crescere un bambino con un amico, con qualcuno con cui non hai quel livello di complicazioni che hai quando hai a che fare con le questioni di cuore e di sesso”, spiega Robin, che per trovare il cogenitore ideale, oltre al passaparola tra amici, si è anche iscritta ad alcuni siti dedicati, tra cui Modamily, che offre varie opzioni a chi vuole avere figli, dalla cogenitorialità, alla donazione di sperma, fino alla relazione tradizionale. “Siamo come un Tinder per le persone che vogliono avere figli”, spiega Ivan Fatovic, il fondatore. Così gli utenti, attraverso il loro profilo, iniziano a conoscersi: “dobbiamo capire se condividiamo gli stessi obiettivi da cogenitori”, dice Robin. “Per esempio potremmo non trovarci in ambito religioso o dal punto di vista economico o come filosofia di vita”. 

Nell’agenzia di Fiona, invece, tutto è fatto di persona. “Non siamo un sito web, siamo un’agenzia. Il sito è solo dove le persone mi contattano”. Quindi uno arriva alla sua agenzia e poi? “Cerco di capire che tipo di persona sei e capisco quanti profili possono incastrarsi bene con te”, spiega Fiona. E questi servizi hanno un costo: nel caso dell’agenzia di Fiona “la tariffa base va dai 3500 euro ai 10.500 euro l’anno”. Ma quali sono le persone che si rivolgono a questi siti? “Solitamente sono persone che hanno investito molto tempo nella carriera”, dice Fiona. “Molte donne che superano i 40 anni sentono la pressione dell’orologio biologico”, aggiunge Ivan. “Le donne hanno tra i 28 e i 44 anni”, continua la fondatrice di “The Stork”. “E gli uomini sono solitamente attorno ai 40 anni, alcuni verso la fine dei 30”.

E proprio la carriera è tra le motivazioni che cita Robin: “ho passato gli ultimi 15 anni concentrandomi sulla carriera e questo ha sicuramente ritardato la mia decisione di metter su famiglia”. 

Rachel ci racconta invece di aver deciso di vagliare possibilità alternative a quella tradizionale dopo una serie di storie passate. “I miei ex non erano pronti per fare figli”, spiega. “Uno mi aveva detto che voleva altri figli, anche se ne aveva già due, ma poi ha cambiato idea”. Così vaglia un po’ di opzioni, fra cui la cogenitorialità, ma alla fine capisce che non fa per lei. “Stavo optando per la cogenitorialita’ perché avrei avuto uno stipendio in più. Ma ho anche capito che il tempo è denaro e che avrei passato un sacco di tempo a prendere decisioni con il cogenitore”. Così preferisce diventare una mamma single, ricorrendo a un donatore di sperma.

“Abbiamo notato il fenomeno della cogenitorialità per la prima volta un paio d’anni fa”, spiega la professoressa Golombok, autrice di “We are family”, che all’università di Cambridge studia i diversi modelli di famiglia. “Sicuramente donne lesbiche e uomini gay hanno avuto figli in questo modo per tanto tempo. Ciò che è nuovo è che uomini e donne eterosessuali stiano decidendo di avere figli in questo modo”. E tra le motivazioni che possono portare a costruire una famiglia di cogenitori, la professoressa ne cita una diversa dalla carriera. “La loro infanzia”, dice Golombok. “Magari i genitori hanno divorziato, o avevano una relazione difficile, e non vogliono che anche il figlio viva questa situazione. Così decidono per la cogenitorialità per cercare di creare un ambiente più sicuro per loro figlio”. 

Ma c’è anche chi, dopo anni di cogenitorialità, ora la pensa diversamente, come ci racconta Rachel Hope, che per tanto tempo è stata una pioniera e sostenitrice della cogenitorialità. Ha avuto due figli in questo modo e ora sta aspettando il terzo. Ma durante il lockdown ha avuto un ripensamento radicale. “Essere cogenitori per scelta non è l’ideale. E se possibile dovrebbe essere l’ultima spiaggia”, dice. “I miei figli hanno sofferto sentendosi insicuri e instabili. Vi sconsiglio di pensare che noi esseri umani moderni possiamo reinventare cosa sia la famiglia senza conseguenze catastrofiche”.

“La famiglia tradizionale sta volando fuori dalla finestra per i crescenti divorzi”, dice invece Robin. “Non è più lo standard e le nuove combinazioni sono belle, con due mamme, due papà, oppure con zie e zii”. “Se accettiamo che le persone con figli divorzino, allora perché deve essere diverso con la cogenitorialità?”, nota Fiona.

Dai primi studi della professoressa Golombok sulle famiglie di cogenitori emerge che “i bambini sembrano star bene. Sembrano bambini felici, che vanno d’accordo con entrambi i genitori. Ma sono piccoli ancora e non sappiamo come questa relazione tra i genitori evolverà”. Nel suo libro, che studia le diverse forme di famiglia, la professoressa conclude che “quello che è davvero importante per i bambini non è tanto il modo in cui è composta la famiglia, quanto la qualità dei rapporti tra genitori e figli e anche l’atteggiamento della società in cui vivono. La cosa più importante è che i figli siano amati dai genitori”. “Lei pensa che stiamo vivendo la fine dell’amore romantico?”, chiede Giulia Innocenzi alla professoressa. “Non penso che vedremo mai la fine dell’amore romantico. Le donne che hanno figli con la cogenitorialità dicono che avrebbero preferito avere figli in una relazione amorosa”. “Quando mio figlio sarà abbastanza grande”, conclude Robin, “gli spiegherò: ‘Ho scelto di metterti al mondo con un cogenitore o da sola perché lo volevo nella maniera più assoluta’”.

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