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Condannato per infanticidio: “Sono innocente” | VIDEO

È la sera del 15 marzo 2010 quando Antonio Rasero incontra Katerina Mathas, con la quale ha un rapporto basato su sesso e cocaina. Insieme vanno nel monolocale di lui a Genova e la donna porta con sé il figlio di pochi mesi, Alessandro. I due iniziano a consumare cocaina e, stando al racconto che entrambi hanno fornito, si accorgeranno solo la mattina dopo che il piccolo Alessandro è morto e ha la testa tumefatta

Antonio Rasero è detenuto nel carcere di Genova con una condanna a 26 anni per il più tremendo dei delitti: l’uccisione di un neonato, il piccolo Alessandro, durante una notte a base di sesso e cocaina. Antonio ci ha contattato perché, a detta sua e dei suoi avvocati, sarebbero venuti fuori nuovi elementi che dimostrerebbero la sua innocenza. “Io il ‘mea culpa’ lo posso fare per l’uso di cocaina”, dice l’uomo al telefono con Nina Palmieri. “Ma la mia colpevolezza si ferma lì”, continua. “Io ho la certezza di essere innocente”.

È la sera del 15 marzo 2010, Antonio Rasero incontra Katerina Mathas, che conosce da poche settimane e con la quale ha un rapporto basato su sesso e cocaina. Insieme vanno nel monolocale di Antonio a Genova e lei porta con sé il suo bambino di pochi mesi, Alessandro. Iniziano a farsi di cocaina, mezzanotte e 07, come si vede dalle telecamere di sorveglianza, la Mathas esce per procurarsi altra cocaina. Rasero a quel punto rimane con il piccolo Alessandro. Un’ora e mezzo dopo, alle 1.34, la Mathas torna nel residence e i due ricominciano a consumare cocaina, mentre il bambino apparentemente continua a dormire. Alle 2.02 Antonio esce per andare a comprare le sigarette e torna cinque minuti dopo.

Stando al racconto che entrambi hanno fornito, si accorgeranno solo la mattina dopo che il piccolo Alessandro è morto e ha la testa tumefatta. Invece di chiamare la polizia i due alle 10.49 escono dal residence e vanno insieme all’ospedale. Lì intervengono le forze dell’ordine e dopo un lungo interrogatorio vengono entrambi arrestati. Ma dopo le prime indagini, solo per Rasero parte un processo con l’accusa di omicidio del piccolo Alessandro. Per la Mathas, tornata dopo due mesi in libertà, inizia un altro processo con la sola accusa di abbandono di minore. Dopo anni di processi la giustizia italiana nel 2017 arriva alla conclusione che la madre del piccolo è innocente, mentre Antonio è colpevole e viene condannato a 26 anni di carcere. Il piccolo sarebbe morto perché afferrato dall’omicida per le cosce e sbattuto violentemente contro una superficie rigida e smussata. Questo ha determinato l’importante trauma cranico che l’ha portato al decesso. Ma da undici anni Antonio Rasero continua a gridare la sua innocenza. Nonostante le sentenze su Antonio siano ormai passati in giudicato, i suoi difensori sono convinti che il caso debba essere revisionato perché “sono emerse delle nuove prove che portano ad una innocenza di Antonio”, sostiene l’avvocato.

Secondo il racconto che Antonio fa alla Iena, la Mathas appena entrata in casa avrebbe messo il bambino a dormire sul divano. “Alessandro stava bene, era tranquillo”, racconta Antonio. Poi i due iniziano a usare cocaina: “Lei continuava  a dire che doveva prendere altra coca. Poi è uscita di casa alla ricerca della cocaina”. “Io mentre lei non c’era mi sono addormentato”, sostiene Antonio. “Alessandro lei l’ha lasciato sul divano, si era addormentato. Non ha pianto e io dormivo”. Un’ora e mezzo più tardi la mamma ritorna nel residence. Per la giustizia italiana a quell’ora il piccolo è già morto: Rasero lo avrebbe ucciso in quel lasso di tempo mentre era da solo in casa. Ma nonostante questo, al ritorno della madre, lui avrebbe fatto finta di niente  e lei non si sarebbe accorta di nulla fino alla mattina dopo, quando lo stesso Rasero l’avrebbe svegliata per avvertirla della tragedia. “Quando lei è tornata mi sono svegliato e lei è entrata in casa”, dice Rasero alla Iena. “Alessandro era sul divano, era vivo”, sostiene.

Durante la notte la Mathas avrebbe parlato per ore al telefono con un uomo, l'allora suo fidanzato. Abbiamo contattato quest’uomo. “Io l’ho conosciuta sei mesi prima che lei avesse Alessandro”, racconta alla Iena. Anche la relazione tra la Mathas e il suo ex sarebbe stata tutta incentrata sulla cocaina. E questa dipendenza, secondo quanto ci racconta l’uomo, avrebbe influito inevitabilmente nel rapporto tra la madre e il figlio. “Per lei Alessandro è sempre stato un peso, un ingombro”, sostiene l’uomo. “Dai modi come lo trattava era accanita, arrabbiata, non accettava Alessandro", racconta alla Iena. 

Quella sera i due si sarebbero sentiti al telefono, “tra l’1 di notte e le 2 di notte la chiamai”, ci racconta. “Sentivo piangere Alessandro tanto e gli chiesi perché stava piangendo e lei rispose che aveva fame”. L’uomo avrebbe chiamato la fidanzata praticamente per tutta la nottata chiedendole di tornare a casa. E avrebbe sentito il pianto del piccolo Alessandro dopo che la donna era rientrata in casa di Antonio. “Era tra l’una e le due, due e un quarto. Ne sono assolutamente certo: Alessandro era vivo intorno a quell’ora”, sostiene l’uomo. E ci sarebbe un sms a confermare quest’ipotesi. La testimonianza dell’ex di la Mathas potrebbe cambiare il destino di Rasero e scrivere un’altra verità: la sua dichiarazione per gli avvocati di Antonio sarebbe una delle prove più importanti per chiedere la revisione del processo.

La Mathas nel 2014 è infatti stata assolta anche perché il medico legale consulente del tribunale colloca la morte del piccolo tra mezzanotte e l'una e trenta, quando la Mathas era in giro per Genova. Ma allora il fidanzato quale bambino avrebbe sentito piangere al telefono nell’orario in cui Alessandro doveva essere già morto, tra l'una e le due di notte? E davvero la Mathas, che in un messaggio delle 2.18 di notte scrive di essere abbracciata ad Alessandro, non si accorge che il bambino è morto? 

Nelle intercettazioni nel carcere di Genova dopo il suo arresto, intercettazioni che non sono mai state prodotte nel processo contro Rasero, si sente la Mathas che dice al fidanzato: “tu mio figlio quella sera lì non l’hai sentito piangere Bruno! Che hai detto nell’intervista che hai sentito il bambino… ti avevo detto di non dire che mio figlio piangeva perché sennò ti imbarchi (ti freghi) da solo”, dice la donna.

La Matahas continua poi aggiungendo un altro elemento singolare. “L’orario di morte di mio figlio uscirà fuori e io non ero in quell’appartamento”, dice nell’intercettazione del 29 marzo 2010. La relazione medico legale sulla morte del piccolo aveva già stabilito l'ora del decesso tra le 23.30 e le 3.20, quindi in un lasso di tempo in cui anche la Mathas era in casa. E quello che dice la Mathas è proprio quello che succederà quattro anni più tardi nel processo che l’assolverà. Il consulente della Procura, professor Venutra, infatti, reinterpretando la sua stessa perizia del 2010, con diverse motivazioni circoscrive maggiormente il momento della morte del piccolo Alessandro e la colloca tra mezzanotte e le 1:30. Quindi l'unica persona che può aver ucciso Alessandro in quel lasos di tempo non può che essere Rasero.

Ma l’intercettazione sembra nascondere un altro elemento oscuro. “Anche perché a me non possono fare niente”, dice la Mathas. “Perché io ho le chiavi”. Perché la donna sembra far intendere al fidanzato che lei è intoccabile? Secondo l’avvocato di Antonio, la risposta a queste domande sarebbe che “lei molto probabilmente era un’informatrice della questura e aveva permesso alla questura di procedere con delle retate antidroga. Quindi temeva per la sua incolumità personale. Dice addirittura quando sarebbe uscita”, racconta l’avvocato. “Te lo dico io quando esco di qua, dopo il 17 maggio”, dice infatti la Mathas in un’intercettazione. “E guarda caso questo combacia con quello che poi è successo. Ai primi di giugno la Mathas è già fuori”, conclude l’avvocato. Questo è ciò che sostiene l’avvocato di Rasero; certo sembrerebbero essere strane coincidenze, non possiamo sapere la Mathas cosa intendesse con queste affermazioni. Nina Palmieri ha cercato di parlare con lei. 

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