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Coronavirus, il Piemonte introduce la vitamina D per trattare i pazienti a casa | VIDEO

L'aggiornamento del protocollo per la presa in carico dei pazienti Covid a domicilio di Regione Piemonte introduce l'utilizzo della vitamina D. Noi abbiamo da tempo approfondito il possibile legame tra l'utilizzo della vitamina D e il trattamento del coronavirus

“Diamo nuovi strumenti a medici di famiglia e Usca (unità speciali di continuità assistenziali, ndr) per combattere il Covid-19 direttamente a casa dei pazienti”. Così l’assessore regionale alla sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, comunica l’aggiornamento del protocollo per la presa in carico dei pazienti Covid a domicilio.

“Con l’aggiornamento del protocollo delle cure domiciliari, introduciamo l’utilizzo dell’idrossiclorochina nella fase precoce della malattia, insieme a farmaci antinfiammatori non steroidei e vitamina D", ha fatto sapere l'assessore regionale, nonostante l’Oms abbia espresso perplessità sull’utilità dell'idrossiclorochina nella prevenzione e nel trattamento dei pazienti Covid. Sulla scelta di introdurre anche l'utilizzo della vitamina D per i pazienti covid, abbiamo chiesto un commento a Giancarlo Isaia, professore di geriatria e direttore dell’Accademia di Medicina di Torino. “Non posso che esprimere tutto il mio compiacimento per quanto riguarda l’aspetto relativo alla somministrazione di vitamina D nei pazienti Covid a domicilio”, ha commentato.

“L’Accademia di Medicina di Torino si è già espressa più volte in merito”, continua il prof. Isaia. “Pur in assenza di incontrovertibili e certissime evidenze scientifiche, sulla base dei dati della letteratura usciti nell’ultimo anno, riteniamo che sia coretto somministrare vitamina D, come ha fatto la Gran Bretagna. Soprattutto perché a dosi controllate dal medico non è tossica, non dà effetti collaterali e i pazienti Covid potrebbero beneficiarne”.

Già a novembre scorso, con Giulia Innocenzi, ci siamo occupati del tema vitamina D e coronavirus, intervistando il professor Isaia che era appena uscito con uno studio che mette in relazione i raggi ultravioletti e le morti da coronavirus in Italia da gennaio a maggio 2020. “Il numero di morti e infetti in ciascuna regione italiana era inversamente correlato con il grado di radiazioni ultraviolette”, ci aveva spiegato il professore, come potete vedere nel video qui sopra. “In altri termini, laddove abbiamo avuto tante radiazioni, per esempio a Lampedusa, abbiamo molti meno morti rispetto alla Lombardia o al Trentino Alto Adige”. “Man mano che la vitamina D scende noi abbiamo più morti o più affetti da Covid”, aveva concluso il professore.

Per il momento si tratta di ipotesi, infatti il ministero della Salute spiega che “non ci sono attualmente evidenze scientifiche che la vitamina D giochi un ruolo nella protezione dall’infezione da nuovo coronavirus”.

Intanto, come ha appunto fatto sapere l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, la vitamina D viene introdotta nel protocollo delle cure domiciliari dei pazienti Covid. 

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