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News | di Matteo Gamba |

Covid e crisi: io, rider per forza dopo 10 anni con la mia agenzia di viaggio

Con la pandemia Daniel Pedretti ha visto crollare a zero le entrate della sua agenzia di viaggi dopo 10 anni di fatiche. Si è rimboccato le maniche ed è diventato fattorino per le consegne di cibo a domicilio. Ci ha contattato: la sua storia ci racconta un pezzo dell’Italia ai tempi del coronavirus

“Da 10 anni ho un’agenzia di viaggio a Brescia. Con il coronavirus le mie entrare sono crollate a zero: mi ha salvato mettermi a fare il rider”. La storia di Daniel Pedretti, 33 anni, è un simbolo di quest’era coronavirus. Ci arriva dalla Lombardia, la regione colpita più duramente dal Covid. Qui molti settori sono entrati in grave crisi e il turismo è stato uno dei primi, mentre quello delle consegne a domicilio di pranzi a cene ha visto un vero boom.

Daniel ci ha contattato dopo che vi abbiamo parlato sui social della storia di Francesco Ruffino, il rider che ha fatto più consegne al mondo, percorrendo 80mila chilometri in motorino a Palermo e lavorando anche 10 ore al giorno per 25.255 ordini in 3 anni. Ci avete scritto in tanti e potete continuare a farlo su redazioneiene@mediaset.it. C’è chi racconta come nel Regno Unito o ad Amsterdam ci sono paghe migliori, chi fa il rider perché ha perso il lavoro da cuoco o da cameriere, chi lo fa guidando la sua Ape car, chi a 50 anni dopo aver dovuto lasciare il lavoro da imprenditore. Tra luci e ombre: fare il fattorino di cibo può voler anche dire sfruttamento e condizioni di lavoro quasi disumane.

Daniel Pedretti si sente uno dei salvati: “A 33 anni, dopo dieci passati nella mia agenzia di viaggi, mi sono ritrovato senza entrate e a rischio disperazione. Il fatturato annuo per noi tre soci è crollato del 90%, da un milione e mezzo a 100mila euro. E da marzo 2020 non si è mai ripreso, nemmeno d’estate, perché non si organizzano più viaggi all’estero. Anche se come agenzia abbiamo ricevuto 53mila euro come ristori, i soldi non bastavano certo tra affitto e bollette da pagare: guadagnavo 1.200 euro al mese e mi sono trovato a zero. Allora mi sono rimboccato le maniche e da ottobre sono diventato rider”.

“Me l’ha consigliato un amico, sempre di un’agenzia turistica, che aveva iniziato da poco. Sentivo parlare di sfruttamento, di rischi: è vero, consegnare cibo a domicilio non è un lavoro facile ma non sono più fermo a casa ad angosciarmi e riesco ad andare avanti”, ci racconta al telefono, aggiungendoci un sorriso su con la foto di una consegna domicilio nella sua agenzia che vedete qui sopra. “Lavoro nelle ore pasti portando pranzi e cene per 5 ore al giorno, 7 giorni su 7. Guadagno 700/800 euro, sperando di poter tornare a occuparmi presto solo della mia agenzia. La riapro ogni volta che la Lombardia esce dalla zona rossa. Giacca e cravatta la mattina, nessun cliente. Poi mi metto la tuta e consegno hamburger, pollo e piadine”.

Se anche voi volete raccontarci la vostra storia, scriveteci su redazioneiene@mediaset.it.

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