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Cremazioni multiple di Biella, archiviate le denunce di 500 famiglie: “Sdegnati” | VIDEO

Non sanno se quelle che piangono sono le ceneri dei loro parenti o di altre persone. Ma per la procura è difficilmente dimostrabile. Così si sono visti archiviare le loro denunce. Per oltre 500 familiari dei defunti passati dal forno crematorio di Biella questo incubo non è ancora finito. Vi abbiamo raccontato il caso delle cremazioni multiple con Andrea Agresti per cui 11 persone sono finite a processo 

È stato infangato l’onore dei nostri defunti, siamo sdegnati”. C'è rabbia nelle parole delle 500 famiglie coinvolte nello scandalo di Biella. Andrea Agresti ci ha raccontato il caso delle cremazioni multiple che sono state fatte nel forno crematorio comunale gestito dai fratelli Ravetti. Nel servizio qui sopra abbiamo ascoltato tutti i protagonisti di questa vicenda. 

I due fratelli sono stati condannati in primo grado assieme ad altre 9 persone coinvolte a vario titolo, ma i familiari dei defunti che sono passati in qualche modo da quel forno non hanno ancora ottenuto piena giustizia. Oltre al danno per loro c’è il rischio anche della beffa: il giudice ha disposto l’archiviazione delle 500 denunce presentate dai familiari: “Non è possibile sostenere che mancano le prove dopo che tutto è stato registrato dopo le indagini, le testimonianze e le confessioni ci ritroviamo da capo”. 

Dopo una manifestazione fuori dal tempio crematorio, le famiglie hanno annunciato la nascita del comitato “A casa con me”. “Il giudice dice che manca la prova provata che i nostri cari siano andati incontro allo stesso destino. A noi invece manca la prova che dentro le urne ci siano i nostri parenti”, dicono i parenti. “Vogliamo ottenere più sorveglianza in tutti i forni crematori d’Italia perché quello che è successo a noi non deve più accadere”. Dura anche la posizione dei legali delle famiglie coinvolte. “Le evidenze scientifiche prodotte dai nostri consulenti portano a una conclusione ben diversa: quella nota a tutti ma asseritamente non dimostrabile se non nel cuore delle famiglie coinvolte e raccontate più credibilmente nei servizi de Le Iene”. 

Tra questi racconti ci sono anche quelli di alcuni dipendenti che a un certo punto hanno detto basta. “Ci veniva chiesto, per accontentare il continuo incremento delle cremazioni, di aumentare le bare all’interno del forno. Magari con due o tre bare alla volta. A gestire tutto erano i fratelli Ravetti”, ha raccontato uno di loro ad Andrea Agresti. “Vigeva la regola di andare sempre più veloci per consegnare le ceneri. Se invece di fare 6 o 7 cremazioni diventavano anche 14 è ovvio che le entrate raddoppiavano”. 

I fratelli Ravetti avrebbero imposto anche tempi di cremazione. Sul loro sito parlano di almeno 3 ore: “Noi invece lo facevamo entro 60 minuti”, sostiene il testimone. Ma ci sono materiali come lo zinco che hanno bisogno di tempi molto più lunghi per bruciare: “Si apriva la cassa con un’ascia o un’accetta e si bruciava la persona mettendo il corpo in una cassa di cartone”. 

Dopo lo scandalo il Comune ha interrotto la concessione di 27 anni per la gestione del forno crematorio. Ma il processo prosegue anche per due dirigenti del comune di Biella che dovranno rispondere di omissione di atti d’ufficio. Invece i due fratelli Ravetti sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 5 anni e 5 anni e 4 mesi. 

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