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News | di Simone Carcano |

Decreto ristori, il paradosso di Gerardo: “Rimasto fuori perché un anno prima il mio ristorante era chiuso”

Gerardo Moccaldi ha un ristorante pizzeria in provincia di Milano. Nel 2020 ha fatturato il 30% del previsto a causa del lockdown. “Ma per l’Agenzia delle entrate non ho avuto cali rispetto al 2019, peccato che all'epoca fossi chiuso". A Iene.it racconta il suo paradosso

“Per l’Agenzia delle entrate il lockdown non mi ha causato cali di fatturato, peccato che 12 mesi prima fossi a zero perché avevo il locale in ristrutturazione”. Gerardo Moccaldi, 33 anni, rappresenta una delle categorie più danneggiate dal Covid. Lui è titolare di un ristorante pizzeria da 200 coperti in provincia di Milano inaugurato neanche 8 mesi prima dell’inizio della pandemia. Ha avviato l’attività con una ristrutturazione totale del locale, ha assunto 18 dipendenti quasi tutti under 30 (la metà a tempo indeterminato) e ora oltre al danno ha anche la beffa.

“C’è un senso di ingiustizia fortissimo. Per un’interpretazione ci hanno negato i ristori che non ci avrebbero cambiato la vita, ma sarebbero stati un piccolo aiuto”, spiega Moccaldi, che ha scritto a Iene.it per raccontare la sua storia. Nel 2018 avvia la partita Iva per aprire il suo nuovo ristorante. Da questo momento per l’Agenzia delle entrate la sua attività esiste a tutti gli effetti. Ma il primo scontrino della “Bottega verace” viene fatto solo nel giugno 2019 con tanto di denuncia di inizio attività al comune di Peschiera Borromeo e alla Camera di commercio. 

I primi mesi vanno a gonfie vele e gli obiettivi vengono raggiunti, poi arriva febbraio e l’inizio del lockdown. “Da quel 23 febbraio abbiamo subìto un calo sempre più importante, fino alla chiusura totale due settimane più tardi”, racconta il ristoratore. Durante il primo lockdown mette i dipendenti in cassa integrazione. Con la fase due il lavoro da maggio riprende a singhiozzo: “Ma abbiamo dovuto dimezzare i coperti: da 200 siamo passati a un centinaio”, spiega. E di conseguenza anche il fatturato ne ha risentito fino all’estate. “Con tutte le precauzioni e il distanziamento a settembre abbiamo fatto l’80% degli incassi previsti”, dice. Ma questa è solo la vigilia del secondo lockdown lombardo. 

Siamo tornati a singhiozzare soprattutto per le nuove limitazioni. Ho dovuto spiegare alle persone che non potevano stare a un tavolo con 6 commensali più un bambino perché superavano il limite consentito”, racconta. Così inizia un autunno con continui cambiamenti in base all’andamento dei contagi, fino al periodo natalizio con le zone e i colori a intermittenza. La Lombardia prima è gialla, poi arancione, infine rossa. “In questa confusione abbiamo preferito la chiusura totale”, dice il gestore. “A dicembre abbiamo fatturato solo 15mila euro su 100mila previsti per coprire stipendi e spese. Per non parlare che a ogni chiusura annunciata il giorno prima ci abbiamo rimesso 5/6mila euro di scorte”. 

In questa situazione, Gerardo pensava di ricevere i ristori del governo Conte. “Secondo i nostri calcoli avremmo avuto diritto a 8mila euro per tutto il 2020. Ma per l’Agenzia delle entrate la data di apertura della partita Iva coincide con l’avvio dell’attività: quindi nella primavera 2019 ho fatturato zero come in quella 2020 e per loro non c’è calo di fatturato. Per questa interpretazione non ho ricevuto nulla, nonostante siamo in regola con i contribuiti tanto da ricevere la menzione dal ministero dell'Economia e delle Finanze”. Oltre al danno ha ricevuto anche la beffa. “Ho dovuto pagare un contributo extra del 20% sulle casse integrazioni dei miei dipendenti”.

Nonostante questa “ingiustizia”, come lui la definisce, non ha aderito all’iniziativa #ioapro di venerdì scorso. “Saremmo andati incontro a controlli e sanzioni senza neppure avere clientela sufficiente da giustificare l’apertura. E poi perché far valere i propri diritti andando contro la legge?”. La ristorazione resta uno dei settori più in sofferenza, e per Gerardo, tagliato fuori dai ristori, la sfida di restare in piedi è resa ancora più difficile.

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